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Moneta a debito e non a debito

di Davide Gionco

Ogni giorno usiamo il denaro, ci passa per le mani. E’ prezioso, perché ci consente di comperare ciò che ci serve per vivere, perché abbiamo lavorato duro per ottenerlo, perché non basta mai…
Eppure se mostriamo il nostro denaro ad un bambino, quei pezzi di carta o quella carta di credito non avranno un gran significato di valore, mentre molto più valore verrà conferito ad una caramella o ad un giocattolo.
In fin dei conti anche noi adulti conferiamo valore al denaro solo perché siamo sicuri di poterlo convertire in beni o servizi di valore reale, che ci servono per vivere.
Se qualcuno volesse pagarci offrendoci un tugrik della Mongolia
Tugrik mongolo - Wikipedia
probabilmente avremmo molte perplessità ad accettarlo come forma di pagamento del nostro lavoro,  ma se offriamo ad un abitante di Ulan Bator delle banconote in tugrik per un milione (corrispondenti a 294 euro), questi le accetterà, dato che corrispondono a 3 volte il salario medio mensile con il quale i mongoli ci vivono.

La moneta metallica

Da cosa prende origine il valore del denaro?
Inizialmente il denaro era costituito da monete metalliche. Un minatore lavorava 2 mesi per estrarre dalla miniera il quantitativo di oro necessario a coniare una moneta. Il re acquistava quell’oro offrendo al minatore un salario “in natura” corrispondente a 2 mesi di paga (sotto forma di grano, formaggio, pecore, ecc.), usava l’oro per coniare la moneta, dopo di che usava la moneta per pagare i soldati del suo esercito. E i soldati usavano poi quel denaro per comperarsi da vivere (grano, formaggio, ecc.).
Ogni scambio metallo/beni avveniva alla pari:
minerale d’oro -> acquisto di grano (lavoro dei contadini precedentemente acquistato dal re)
moneta d’oro -> acquisto di prestazioni militari (lavoro dei soldati)
moneta d’oro -> acquisto di lenticchie (lavoro dei contadini)
e poi:
moneta d’oro -> acquisto di un vestito (lavoro del sarto)
moneta d’oro -> pagamento di tasse (servizi pubblici forniti dal re)
moneta d’oro -> pagamento della costruzione del palazzo (lavoro dei muratori per il re)

Il ciclo prosegue praticamente all’infinito.

Ogni cambio avveniva alla pari, finito lo scambio, nessuno era indebitato con nessuno. Ciascuno lavorava, produceva qualcosa di utile per gli altri e lo cedeva in cambio della “merce intermediaria di scambio” che era la moneta metallica.

I tally sticks inglesi

L’uso di denaro in questa forma è andato avanti per secoli e non solo usando il metallo.
Nell’anno 1100 in Inghilterra furono inventati i tally sticks, dei bastoncini di legno che svolgevano la stessa funzione.

La grande innovazione rispetto alla moneta metallica (in realtà già Plinio il Vecchio parlava dell’esistenza dei “bastoni da conteggio”) fu che non era necessario lavorare 2 mesi per estrarre dalla miniera l’oro per coniare una nuova moneta metallica. Era sufficiente suddividere in 2 parti (stock = scorta e foil = lamina) un bastoncino di legno per “tenere segnato” il credito corrispondente alla vendita effettuata.
Quando si usavano le monete d’oro, la moneta non veniva utilizzata per essere consumata, cosa che invece avveniva con i beni acquistati, ma come mezzo tecnico per “tenere segnato” il valore di una vendita di beni e servizi, un credito aperto da spendere per l’acquisto successivo di beni e servizi utili per il detentore della moneta.
Il vero valore non era costituito dal metallo, ma dal certificato del credito che la moneta metallica consentiva di registrare.
Quando in Inghilterra nel 1100 si ritrovarono con pochissimo metallo a disposizione, non sufficiente a coniare le monete che servivano all’economia, si inventarono i tally sticks per adempiere la stessa funzione.
Dal punto di vista tecnico era necessario evitare che chiunque potesse crearsi da sé il certificato di credito. Se, infatti, si fossero usate come forma di moneta delle comuni pietre, chiunque le avrebbe trovate per terra e si sarebbe creato da sé il certificato di credito. Ma se tutti esibiscono un credito e nessuno lavora per produrre beni e servizi, alla fine non resta nulla da acquistare. Per questo era necessario evitare che chiunque potesse crearsi un certificato di credito senza esserselo guadagnato con il proprio lavoro.
La moneta metallica svolgeva bene questo compito, perché bisognava lavorare 2 mesi per estrarre il metallo dalla miniera, per cui la moneta creata con quel metallo valeva il lavoro di 2 mesi.
La stessa funzione, però, poteva essere svolta anche dai tally sticks, dato che lo stock ed il foil erano ricavati tagliando per lungo lo stesso ramo dell’albero di salice, per cui le venature del legno coincidevano in modo univoco e non falsificabile. Il creditore della vendita, essendo certo della solvibilità dell’acquirente che conosceva personalmente, si teneva lo stock, su cui era segnato il nome del destinatario della vendita. L’acquirente deteneva il foil e poteva in qualsiasi momento essere contattato per verificare che lo stock circolante corrispondesse ad un credito effettivo legato ad una vendita o, eventualmente, per estinguere il debito “in natura”. A quel punto il creditore poteva usare lo stock, come certificato di credito ed usarlo per acquistare beni e servizi, cedendo lo stock (il credito) in cambio di essi.
La tecnologia di non falsificabilità consentì agli inglesi di creare nuovo denaro per supportare gli scambi economici, anche senza disporre di oro o di altri metalli nobili nelle proprie miniere.

Il sistema funzionava in questo modo:
vendita di un maiale -> stock al venditore e foil all’acquirente
stock -> acquisto di grano (lavoro dei contadini)
stock -> acquisto di un vestito (lavoro del sarto)
stock -> pagamento di tasse (servizi pubblici forniti dal re)
stock -> pagamento della costruzione del palazzo (lavoro dei muratori per il re)

Il ciclo prosegue praticamente all’infinito.

In realtà l’acquirente del maiale, il detentore del foil resta costantemente debitore verso il detentore dello stock corrispondente. Tuttavia nessuno ha interesse ad estinguere tale debito, perché il possesso dello stock consente di acquistare altri beni e servizi da tutti, mentre il ricongiungimento dello stock con il corrispettivo foil consentirebbe solo di ricevere dei beni o servizi dal detentore del foil.
A differenza della moneta metallica, questo meccanismo utilizza una “moneta a debito”, la quale presenta il vantaggio di poter essere creata senza i limiti fisici costituiti dalla disponibilità di metallo.
Il che è del tutto ragionevole, perché lo scopo della moneta metallica non è di costituire un valore in sé, ma di certificare il credito originato dagli scambi economici: se gli scambi aumentano (perché aumenta la popolazione, perché l’economia cresce), dovrà necessariamente anche aumentare la quantità dei “certificati di credito” circolanti.
Il rischio di questo meccanismo è che qualcuno decida di “pagare il debito iniziale” ovvero di ricongiungere lo stock con il corrispettivo foil. A quel punto il debito formale verrà estinto, ma lo stock cesserà di circolare e non potrà più essere utilizzato per supportare ulteriori transazioni economiche, con grave danno per l’economia, dato che un solo stock consente di supportare decine, centinaia di scambi economici, mentre il ricongiungimento dello stock iniziale con il corrispettivo foil consente di supportare solo un’ultima transazione economica.
Di fatto gli stock circolarono per secoli come forma di moneta, senza che nessuno si preoccupasse di “estinguere il debito”, andando a cercare il proprietario del foil corrispondente, che magari era morto da decenni o da secoli.
Questa forma di denaro “a debito” è quindi tecnicamente molto più efficiente del denaro metallico “non a debito”, a patto che il debito iniziale continui a rimanere aperto e mai saldato.

La moneta ai giorni nostri

Ma veniamo ai giorni nostri.
Oggi come viene creato il denaro che utilizziamo? Non avviene nel modo in cui abbiamo descritto precedentemente.
Oggi il denaro è creato dalle banche, in parte minore dalle banche centrali e in parte preponderante dalle banche commerciali.
In entrambi i casi il denaro viene creato “dal nulla”, come già avveniva per i tally sticks.
I pezzi di legni sono sostituiti da banconote cartacee o da bit elettronici sui computer.
Le venature del legno, meccanismo anti-falsificazione,  sono sostituite da sofisticate tecniche di stampa delle banconote o da un sofisticato sistema di controlli incrociati sulla moneta elettronica emessa tramite dei computer.
Fino a qui nessuna differenza rispetto al passato, dal punto di vista monetario.
La vera differenza è che oggi il denaro creato non viene ceduto in cambio di beni e servizi reali, come ad esempio avveniva quando il maiale veniva pagato emettendo un nuovo tally stick (stock + foil). Oggi il nuovo denaro viene prestato ad interesse e deve essere restituito entro un determinato tempo, compresi gli interessi.
La banca centrale (ad esempio la BCE), stampa banconote e le cede in cambio di titoli di stato. Alla scadenza dei titoli di stato quel denaro dovrà essere restituito, con gli interessi.
La banca commerciale emette credito e lo cede al mutuatario in cambio di tutta una serie di garanzie richieste e con l’impegno contrattuale di restituire il prestito, con gli interessi.

La differenza rispetto ai tally sticks è enorme.
Quei pezzi di legno, una volta emessi, continuavano a circolare per anni, decenni, per secoli (furono messi “fuori corso” solo nel 1826 da re Giorgio VI, dietro richiesta della Bank of England, che lucrava sul prestito di banconote). Nessuno aveva interesse a “pagare” il debito iniziale legato all’emissione di quel denaro e, quindi, di causare una riduzione della quantità di denaro circolante.
La moneta emessa dalle banche, invece, è certamente destinata ad essere cancellata, quando il debito, alla scadenza temporale pattuita, viene ripagato.
Se oggi la BCE emette 100 miliardi di euro e li usa per acquistare 100 miliardi di titoli di stato, quando fra 2 anni quei titoli saranno scaduti, lo Stato, beneficiario del prestito, dovrà restituire 100 miliardi (più interessi) alla BCE e quel denaro sarà tolto dalla circolazione.
Questo sia che la banca centrale presti denaro direttamente allo stato, come avviene in alcune nazioni del mondo, sia che lo scambio avvenga tramite intermediari, che acquistano titoli dallo stato e li rivendono alla banca centrale.
Allo stesso modo se oggi la banca Unicredit presta ad una impresa 100 milioni di euro, quando fra 10 anni quel prestito arriverà a scadenza, tutti i 100 milioni di euro verranno sottratti dalla circolazione.
Nel frattempo, nel periodo di tempo in cui quel denaro non deve essere restituito, quel denaro circola e genera benefici per l’economia, supportando la produzione e lo scambio di beni e servizi. Lo stato riceve denaro in prestito dalla banca centrale, lo usa per pagare stipendi e investimenti pubblici, dopo di che i soggetti privati che ricevono quel denaro lo spendono a loro volta per vivere. Ma dovranno anche pagare le tasse, affinché lo stato, ad un certo punto, disponga del denaro necessario per restituire il prestito.
E lo stesso avviene con la moneta creditizia. L’impresa che riceve il prestito lo usa per pagare i propri fornitori ed i propri dipendenti, i quali, a loro volta, lo useranno per pagare altri fornitori, fino a che tale denaro non ritornerà all’impresa iniziale (l’economia è circolare, il denaro circola) per essere restituito alla banca.

Il sistema funziona in questo modo:
moneta emessa -> debito a carico dello stato e dei cittadini
moneta -> acquisto di grano (lavoro dei contadini)
moneta -> acquisto di un vestito (lavoro del sarto)
moneta-> pagamento di tasse (servizi pubblici forniti dallo stato)
moneta -> rimborso del debito alle banche da parte dello stato e dei cittadini

Il ciclo si chiude qui.

Chi regola la quantità di moneta

Al tempo dei tally sticks non vi era un’autorità centrale che regolava la quantità di moneta. La moneta veniva creata secondo necessità.
Se il mio debitore poteva pagarmi con uno stock di legno, lo scambio economico avveniva senza problemi. Se il mio debitore non disponeva di liquidità in stock, ma era certamente (a mio giudizio) in grado di ripagarmi in natura, io ero autorizzato a creare la nuova moneta, emettendo un nuovo tally stick.
La quantità di moneta circolante si adeguava automaticamente alle necessità degli scambi dell’economia reale.
Oggi, invece, non funziona allo stesso modo.
La nuova moneta viene effettivamente creata su richiesta, da parte dello stato che emette titolo o da parte di una impresa che chiede un prestito alla banca.
Ma:
1) Questa moneta viene emessa discrezionalmente dalla banca, solo se ritiene di potere essere rimborsata in moneta, cosa che non avveniva con i tally sticks.
Ovvero: se la banca centrale, indipendente dal potere politico (come avviene per la BCE), decide di non rinnovare l’acquisto di titoli, viene ridotta la quantità di denaro circolante; se le banche commerciali decidono di fare meno credito rispetto al passato, perché la situazione economica è difficile, viene ridotta la quantità di denaro circolante.
E’ come se ai tempo della moneta metallica il re avesse deciso di ritirare dalla circolazione tutta la moneta senza rimetterla in circolazione, impedendo ai cittadini di usarla per i propri scambi economici.
2) Mentre i tally-sticks veniva emessi “democraticamente” dai cittadini, i quali hanno l’interesse che la moneta circoli, per supportare gli scambi nell’economia reale, la moneta odierna viene emessa da pochi soggetti i quali possono lucrare anche sulla carenza di denaro in circolazione. Se circola meno denaro, infatti, molti soggetti privati per onorare i propri debiti sono costretti a svendere sottoprezzo i propri beni di valore reale ai creditori del settore bancario. Una volta che la crisi economica sarà passata, grazie ad un nuovo aumento della quantità di denaro in circolazione, il settore bancario si troverà proprietario di beni reali che riacquisteranno il loro valore.
Ovvero: il settore bancario, avendo il potere di imporre a tutti gli operatori economici dei cicli successivi di scarsità e di abbondanza di denaro, si impadroniscono gradualmente delle ricchezze reali (i beni di un paese), senza in realtà avere prodotto nulla per meritarselo.

Una moneta moderna non a debito
Se continueremo ad utilizzare le attuali forme di moneta, emessa a debito dalle banche, continuerà il processo di concentrazione della ricchezza in favore dei proprietari delle banche ovvero dei loro azionisti, il famoso 1% del mondo di cui parla l’economista francese Thomas Piketty.

Eppure esistono delle soluzioni alternative.
Una banca pubblica potrebbe emettere per conto dello stato moneta nelle varie forme che oggi utilizziamo: monete metalliche, banconote, moneta elettronica scritturale. Tale moneta sarebbe ceduta gratuitamente, fatti salvi i costi di emissione (30 centesimi per banconota, ad esempio), allo stato stesso che ne diventerebbe proprietario, senza avere alcun debito con nessuna banca.
A quel punto lo stato la metterebbe in circolazione in cambio di beni e servizi ovvero pagando gli stipendi dei lavoratori pubblici e dei fornitori. Da lì la moneta entrerebbe in circolazione nell’economia di scambio e ritornerebbe allo stato al momento del pagamento delle tasse.
Regolando l’emissione di moneta ed il carico fiscale lo stato potrebbe agevolmente regolare la quantità di moneta circolante, in modo che sia funzionale all’economia del paese.
Sarebbe “moneta non a debito”, dato che non vi sarebbero altre debiti se non quelli legati ai pagamenti dei beni e servizi che abbiamo acquistato o quelli legati.
Le banche potrebbero continuare a prestare denaro, ma non denaro creato ex novo, solo denaro di loro effettiva disponibilità, come le società finanziarie.
Se la quantità di denaro viene mantenuta sufficientemente abbondante, ce ne sarà abbastanza sia per supportare gli scambi economici, sia per fare prestiti a chi ne avesse necessità

Si potrebbe inoltre reintrodurre l’uso delle cambiali, liberandole dai meccanismi che le hanno fatte cadere in disuso (marche da bollo, coinvolgimento delle banche, tempi ristretti di scadenza, ecc.) e consentendo l’emissione di cambiali elettroniche. Il meccanismo si avvicinerebbe molto a quello dei tally sticks inglesi, dato che sarebbero i cittadini stessi a creare il denaro, sia pure tramite una piattaforma pubblica di scambio, e dato che questo denaro resterebbe in circolazione per molto tempo, senza essere gravato dal pagamento di interessi.
La reintroduzione di queste forme di denaro consentirebbe di ricentrare l’economia sull’economia reale, fatta di produzione e scambi di beni e servizi, riducendo il ruolo dell’economia finanziaria, che riceve la sua forza proprio dalla creazione di moneta a debito da parte delle banche.


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