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MEZZA TESLA A CASA: Musk quasi chiude la casa automobilistica

Dopo ripetuti scontri con le autorità locali anche Elon Musk è stato costretto a gettare la spugna: dal 24 marzo ridotto al minimo le attività produttive negli impianti di New York e Fremont (dove ha rischiato anche grane penali con lo sceriffo locale), e da venerdì il 50% di tutto il personale della società, compresi gli addetti alla logistica e commerciali, sono stati messi in aspettativa non pagata. Percepiranno gli aiuti dello stato per il COVID,  conserveranno il lavoro, ma sono oggettivamente a casa.

Tutto questo avviene per due diversi motivi:

a) comunque ci sono ordini di isolamento statali che rendono l’attività difficile, anche se, al contrario dell’Italia, sono rari gli obblighi  di chiusura totale;

b) comunque non si vendono auto, per cui il personale non aveva niente da fare.

Inoltre tutti i neoassunti o con ruoli non essenziali sono stati messi a riposo, ma con non grandi prospettive di ricominciare a lavorare. Le difficoltose situazioni del mercato e della Tesla in particolare fanno temere una stratta revisione dei costi, come nel 2019, con maggiori licenziamenti.

Elon Musk ha affermato che tutto tornerà alla perfetta normalità per il quattro maggio (avrà parlato con Conte?), ma qualche dubbio permane, anche perchè non è detto che ci sia poi quel gran bisogno di auto elettriche. Elon Musk aveva , sino a qualche settimana fa, attaccato molto duramente le politiche di isolamento, definendole assurde, ma poi era stato costretto ad accettarle in ogni modo.


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