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Mentre la NASA riporta gli astronauti sulla Terra, c’è chi ha già venduto la Luna (e incassato milioni)

Mentre la missione Artemis della NASA si prepara allo splashdown odierno, riemerge la paradossale storia di Dennis Hope: l’ex venditore che, sfruttando un vuoto nel Trattato ONU del 1967, ha incassato 12 milioni di dollari vendendo lotti sulla Luna.

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Mentre la complessa macchina logistica e governativa statunitense si prepara allo splashdown della missione Artemis, fissato per oggi, venerdì 10 aprile 2026, nelle acque dell’Oceano Pacifico, c’è un dettaglio curiosamente economico che sfugge ai radar istituzionali. La Luna, teoricamente patrimonio intangibile dell’umanità, ha già un mercato immobiliare privato florido e un “proprietario” che ne ha lottizzato e venduto ampie fette, incassando milioni di dollari dal nulla.

La missione della NASA, partita il 1° aprile dal Kennedy Space Center, si appresta a concludere il suo storico viaggio. L’equipaggio, composto da Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, ha persino assistito all’impatto di meteoriti sulla superficie lunare. Tuttavia, i vertici dell’agenzia mantengono un profilo tecnico e cauto. Amit Kshatriya, amministratore associato della NASA, ha saggiamente frenato i trionfalismi: si parlerà di successo solo quando gli astronauti saranno al sicuro nell’infermeria della nave di recupero. Un approccio istituzionale corretto, ma che contrasta nettamente con l’audacia speculativa che caratterizza l’iniziativa privata terrestre.

A milioni di chilometri dall’orbita lunare, infatti, l’ex venditore di auto usate californiano Dennis Hope ha dimostrato come la creazione di valore dal nulla non sia un’esclusiva delle banche centrali. Nel 1980, affrontando difficoltà finanziarie, Hope ebbe un’intuizione al limite del surreale: rivendicare la proprietà del satellite naturale della Terra.

La scappatoia legale e il “vuoto” istituzionale

L’operazione di Hope non è nata da una semplice fantasticheria, ma da un’attenta, seppur distorta, lettura del diritto internazionale.

Ecco i passaggi chiave della sua operazione giuridico-commerciale:

  • Il Trattato ONU del 1967: Il Trattato sullo Spazio Extra-Atmosferico stabilisce che lo spazio è “provincia di tutta l’umanità”. L’Articolo 2 vieta esplicitamente alle nazioni di rivendicare la sovranità sulla Luna o su altri corpi celesti.
  • L’interpretazione privatistica: Hope notò che il trattato inibiva gli Stati, ma non menzionava esplicitamente i singoli individui. Ispirandosi all’Homestead Act statunitense del 1862, decise di colmare questo vuoto.
  • La dichiarazione formale: Depositò una dichiarazione di proprietà presso un ufficio di registro di San Francisco e inviò notifiche formali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, agli Stati Uniti e all’allora Unione Sovietica.
  • Il silenzio-assenso: Poiché le istituzioni, prevedibilmente, ignorarono una richiesta così stravagante, Hope interpretò la mancata risposta come una tacita accettazione legale.

Fondando la Lunar Embassy, ha iniziato a vendere “atti di proprietà” lunari a circa 20-25 dollari per acro, circa 4000 mq. Un prezzo tutto sommato conveniente. Un modello di business basato puramente sulla fiducia e sull’effetto novità e sulla notorietà delle missioni Apollo.

Un confronto tra modelli

Oggi, gli esperti di diritto spaziale respingono all’unanimità le pretese di Hope. Il trattato del 1967, infatti, impone agli Stati di supervisionare le attività dei propri cittadini nello spazio, rendendo di fatto nulle le rivendicazioni territoriali private senza un appoggio da parte dello stato. Anche il Commercial Space Launch Competitiveness Act statunitense del 2015 permette ai cittadini di sfruttare le risorse estratte (come i minerali), ma vieta categoricamente la proprietà del suolo lunare. Questa norma, che vale anche per gli asteroidi extra lunari, afferma che chiunque può usare le risorse lunali, ma non le possiede. Ancora oggi il nostro satellite è Res Nullius.

Nonostante l’evidente assenza di valore giuridico reale, trasformando i suoi atti in semplici gag gift (regali scherzosi), il sito lunarembassy.com rimane attivo. Hope continua a vendere diritti minerari fittizi e lotti su Marte e Venere.

Mentre l’umanità spende capitali immensi per toccare fisicamente la roccia lunare, il mercato ci ricorda che, a volte, per vendere un sogno basta un pezzo di carta ben stampato e un vuoto normativo temporaneo.

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