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MATTEO RENZI STA CREANDOSI UNA POLITICA ESTERA ? FORSE, E SE FOSSE COSI’ SAREBBE UN GRANDE CAMBIAMENTO.

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Matteo Renzi, quando più di due anni fa giocava la parte del “Rottamatore”, non lesinava in critiche verso l’Europa e l’euro. Questo faceva parte del suo ruolo di contestatore, di giovane Giamburransca che faceva simpatici scherzetti all’establishment e rivelava le vergognose nudità dell’imperatore di turno. Purtroppo, giunto nelle stanze del potere dopo il vellutato Letta, ne ha acquisto il tono ed i contenuti, ridimensionando o annullando completamente le critiche ed accodandosi alla normale noia della politica estera romana, fatta di conformismo assoluto o quasi alle direttive incrociate provenienti da Washington e da Bruxelles.

Eppure negli ultimi trenta giorni si è assistito ad una evoluzione interessante. Cerchiamo di riassumerne i passi:

  • L’Italia si è differenziata dalle posizioni europee sulla Siria, non inviando mezzi aggiuntivi (ricordiamo che comunque siamo pesantemente impegnati nell’addestramento delle forze curde ed in voli di ricognizione)
  • L’Italia invece ha ricominciato ad interessarsi maggiormente della Libia, proprio ambito naturale di interessi storici ed economici.
  • L’Italia ha pesantemente criticato Bruxelles sulla gestione delle crisi bancarie, venendone pesantemente rimbeccata.
  • L’Italia ha bloccato l’automatico rinnovamento delle sanzioni alla Russia, a seguito della crisi Ucraina.

 

Sui primi due punti ammetto di essere stato inizialmente critico, perchè apparivano, così come comunicati, l’ennesima riproposizione dell’armiamoci e partite di italica tradizione.  Se questa scelta è invece accompagnata con un’attenzione per il quadro libico, molto più delicato per i rischi terroristici ed ancora più confuso dal punto di vista politico, allora la mossa acquista un senso ben diverso in una situazione pericolosa e complicata. Ricordiamo che la Turchia, membro Nato, è direttamente impegnata sul campo sul fronte Iracheno-Siriano (Bombardamenti ai curdi ed invasione di terra dell’Iraq), ma è anche un supporter diretto del governo “Islamista” di Tripoli. L’Italia ha un proprio interesse economico fortissimo in Libia, legato agli investimenti energetici e non solo, una responsabilità storica ed è anche geograficamente troppo vicina per potersi permettere uno stato islamico alle porte.

Purtroppo l’Europa  appare assente su questo tema, mentre i singoli paesi cercano, egoisticamente, di estrometterci perfino da questo quadro senza essere in grado di costruire comunque un equilibrio sicuro, proseguendo nel disastroso percorso intrapreso da Sarkozy. La NATO è bloccata dalla presenza al proprio interno di interessi concorrenti e dal progressivo disinteresse degli USA per lo scacchiere occidentale e, pare, per la politica internazionale in generale: la seconda amministrazione Obama passerà alla storia come una delle meno efficaci.  In questo quadro è interessante il riavvicinamento russo italiano: la Russia ha messo in luce il pericolo del terrorismo  islamico in Libia ed ha mostrato la sua disponibilità ad intervenire al fianco di una nostra eventuale azione . Una mossa di grande apertura, che presumibilmente  è dietro il veto italiano al rinnovo automatico delle sanzioni, veto anche motivato dalle sofferenze del nostro settore agroalimentare.  Renzi ha fatto molto bene a chiedere una discussione politica generale con riguardo ai rapporti con la Russia: non si può essere alleati contro l’Isis e poi imporre sanzioni economiche,  soprattutto per l’Italia che non ha nessun interesse nel rovinare i propri rapporti con Mosca, e non possiamo sempre subire le decisioni tedesche.

Per quanto riguarda i problemi del Bail In Bail-Out bancari, in questo caso Renzi li ha ereditati da Letta, che ha firmato pedissequamente un accordo sui salvataggi bancari che, giustamente, Borghi ha sempre definito “Demenziale”.  La nostra impressione è che sul tema, oggettivamente ostico, Renzi si sia fidato troppo di personaggi del proprio entourage che si vantano di avere grandi conoscenze della finanza, ma che invece gli ha fornito una polpetta avvelenata . Le sue parole iniziale, dove stigmatizzava i cattivi obbligazionisti che avevano sottoscritto titoli ad alto rendimento, avevano più il sapore di un the londinese che di una ribollita toscana.  Purtroppo , come disse un diplomatico ai tempi di Mussolini parlando di armi chimiche, il gas più mortale è l’incenso, e come succede sempre in Italia, troppi lacchè impreparati stanno circondando il premier.  La polemica può forse insegnargli che sui temi della moneta e della finanza tutto ciò che proviene da Bruxelles o da Francoforte è un veleno per l’economia italiana, comunque la si giri. In questo un avversario come Borghi può essere cento volte più utile di tutti i suoi amici, ministri e consiglieri. Se non se ne accorgerà per tempo la pagherà molto , ma molto duramente alle prossime elezioni.

PS: poi eviterei la prima alla scala in una piazza vuota di pubblico e piena di carabinieri. S tratta di un pessimo spettacolo.

 

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