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Mariana Mazzuccato ed il superamento della dicotomia fra intervento pubblico ed economia privata.

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Fra  i sette consiglieri economici scelti da Corbyn per il suo nuovo corso del partito laburista inglese la figura più interessante, che non sfigura di fianco a Stiglitz e Piketty, vi è Mariana Mazzuccato.

Mariana Mazzuccato ha elaborato una visione molto interessante dello sviluppo economico e del motore della crescita economica, come ben espresso in un suo articolo su Project Syndicate. Normalmente gli imprenditori, gli uomini d’affari, sono visti come generatori di ricchezza nel mondo occidentale odierno. Quindi un governo “Amico” della ricchezza è un governo che aiuta gli imprenditori con normative ad hoc e sgravi fiscali. La visione della Mazzuccato è più complessa: secondo lei la creazione della ricchezza è un processo collettivo a cui tutti partecipano e non solo gli imprenditori, ma anche lo stato ed i lavoratori, ed il risultato di questo processo non è che la sintesi delle loro interazioni.

Questa concettualizzazione prevede quindi una funzione più attiva del governo, che non deve solo subire l’evoluzione del mercato, ma deve iniziare a chiedersi quale mercato desideri. Un governo dovrebbe essere attivo nella creazione dei mercati, non  limitandosi ad intervenire quando questi non funzionano.

Quindi in una situazione del genere una tassazione minima delle attività economiche potrebbe non essere la situazione ottimale per l’economia, perchè tarperebbe le possibilità di crescita dell’economia nel lungo periodo: infatti le grandi società hanno una visione di breve periodo, dedicata essenzialmente alla massimizzazione del profitto immediato (ed aggiungeremmo noi dei compensi del loro dirigenti più elevati), ed investono le loro risorse soprattutto con operazioni di Share buyback, riacquisto azioni proprie, destinate non a migliorare la competitività aziendale, ma solo ad incrementare il potere degli azionisti e del management. Solo negli stati uniti 4 mila miliardi di dollari sono stati destinati a questo tipo di operazioni invece che essere utilizzate per investimenti tecnologici o nella ricerca. Nell’evoluzione e nella crescita economica spesso agenzie pubbliche e banche d’investimento , sempre a capitale pubblico, sono i motori dello sviluppo, soprattutto tramite gli investimenti nella ricerca scientifica.

Lo stato  quindi dovrebbe essere un agente attivo della crescita, concentrarsi nel generarla tramite gli strumenti della ricerca, dell’educazione e dello sviluppo adeguato del reddito rispetto alla produttività. Una politica di questo genere dovrebbe portare però ad un nuovo modo nel valutare gli investimenti pubblici, valutandone il ritorno dal punto di vista del PIL e della crescita economica e quindi selezionando solo le forme più efficienti nella generazione di ricchezza diffusa di lungo periodo.

Si tratta di un programma complesso e che, nell’ottica dell’Italia attuale, quasi utopistico, però bisogna considerare che le politiche di austerità applicate in Europa non stanno funzionando. Forse è il momento di fermarsi e pensare a qualcosa di diverso.

 

 

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