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L’UCRAINA, LA CRIMEA, LA RUSSIA

Quando comandano i dati obiettivi

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L’Ucraina, per molti giovani, è un nome pressoché nuovo. Già mezzo secolo fa ci si stupiva che, all’Onu, quel Paese avesse un seggio e solo i più colti facevano caso al fatto che l’U.r.s.s. non era la Russia, ma una Unione di Repubbliche. Oggi invece dobbiamo tenere a mente che il più esteso Paese d’Europa dopo la Russia non è più la Francia ma l’Ucraina. E mentre al tempo dell’Unione Sovietica da quel Paese venivano alcuni fra i massimi dirigenti dell’U.r.s.s., oggi il governo di Kiev afferma che “la Russia ci ha dichiarato guerra”. Dunque tutto il discorso deve essere ripreso da capo.

La Russia è un Paese immenso che soffre di mali eterni. Non ha quei grandi fiumi in senso est-ovest che sarebbero stati utilissimi per i trasporti a basso costo, ne ha di inutili, in senso sud-nord. Ha un clima nefasto ed insufficienti accessi al mare. Vladivostok è lontanissima ed è un miracolo che Murmansk sia libera dai ghiacci. Con San Pietroburgo e il Mar Nero ha accesso a mari importanti, ma ambedue chiusi da stretti, lo Skagerrak e il Kattegat a Nord, e il Bosforo a sud. Ai “mari caldi” si arriva col permesso della Turchia.

E tuttavia la vera, grande disgrazia della Russia, è un’altra: quella di non avere frontiere naturali. E infatti, pur essendo immensa, essa vive da sempre con il complesso dell’accerchiamento e la paura delle invasioni. Paura che l’ha spinta, nel corso dei secoli, ad inglobare quanti più territori è possibile, proprio per tenere sempre più lontani gli invasori. Per questo ha occupato gli Stati fino al Caucaso o – con l’Ucraina – fino ai Carpazi: finalmente delle frontiere naturali. E con questo arriviamo al presente.

Dopo l’implosione dell’Unione Sovietica, molti degli Stati periferici hanno voluto ritrovare la loro indipendenza. E se i Paesi dell’Asia centrale dopo tutto sono strategicamente poco importanti, le frontiere occidentali sono rimaste molto sensibili: come si è visto quando la Russia, per non perdere la Georgia, è stata disposta ad intervenire militarmente. Ha segnalato al mondo che l’indipendenza della sua periferia è condizionata alla sicurezza della Santa Madre Russia e che, se questa è in ballo, Mosca non guarda in faccia a nessuno.

Oggi lo schema si ripropone ancor più complicato. L’Ucraina è uno Stato, ma non una nazione. La metà occidentale parla ucraino e guarda ad occidente, la metà orientale parla russo e guarda ad est. Inoltre, il Paese non è importante per l’Europa ma è importante per Mosca: perché, se si alleasse con l’ovest, l’eventuale invasore non incontrerebbe l’ostacolo dei Carpazi. Infine c’è il problema della Crimea, sede naturale ed ideale della flotta russa: prova ne sia che quando Khrushchev, benché essa fosse di nazionalità russa, ne fece una Repubblica autonoma, e la consegnò a Kiev, riguardo ai porti furono stabiliti patti speciali.

L’Ucraina si fa delle illusioni sull’Europa. L’immagina civile, prospera, unita e disposta a sostenerla contro lo scomodo vicino orientale. In realtà l’UE rischia di esplodere, vive da un decennio una grande crisi economica e non ha né l’interesse né la possibilità di sostenere un grande Paese bisognoso. Per non dire che non ha la forza per difenderlo militarmente, se la Russia l’attaccasse.

Come se non bastasse, esso non è unito all’interno. Almeno un terzo del Paese non vedrebbe male un ritorno nel seno della grande Russia, mentre la parte occidentale vede quella orientale come popolata da tendenziali traditori. E che non sia un’esagerazione si vede in questi giorni in Crimea, dove i soldati russi (senza insegne e mostrine, siamo a Carnevale, tempo di travestimenti) sono applauditi da gente che sventola la bandiera rossa, blu e bianca.

Mosca in questo contesto bada soltanto ai propri interessi. Da un lato non tiene ad invadere la metà orientale dell’Ucraina – priva di valore strategico – dall’altro, in nome del vecchio principio dell’autodeterminazione dei popoli, sente di poter approfittare dell’occasione in Crimea. Se gli abitanti di quella penisola desiderano far parte della Russia, perché mai bisognerebbe costringerli a dipendere da stranieri? Il famoso ideale europeo del XIX secolo può ancora servire, e dunque si fa finta di correre in soccorso dei fratelli separati. Essendo abbastanza forti per non temere la reazione di nessuno.

Ancora una volta la storia è determinata dalle paure, dagli interessi, dalle illusioni e soprattutto dalla semplice forza militare: quella che dà a Mosca la serenità di fare ciò che le conviene, malgrado gli strilli della stampa internazionale, dell’Onu e dei moralisti di ogni pelame.

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it

3 marzo 2014

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