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L’ORDINE DEI GIORNALISTI: QUANTO SONO TRASPARENTI I GUARDIANI DELLA VERITA’? (di Zaira Bartucca)

 

Riceviamo e pubblichiamo da una nostra lettrice che ci invia anche ampissima documentazione, in parte allegata. Pensiamo che meriti una lettura attenta. 

 

In Gran Bretagna e in Olanda, non esiste un organismo pubblico che rappresenti i giornalisti. In Germania, l’esercizio della professione è libero. In Austria un solo sindacato, diviso in categorie, regola la professione del giornalista. In Finlandia, l’iscrizione all’Unione dei giornalisti finlandesi non è obbligatoria. E in Italia? Esiste una vera e propria costellazione di sigle, Casse, sindacati, fondi e fondazioni (Inpgi, Casagit, Fnsi, fondazioni Murialdi, fondazione Cutuli, ecc.) su cui governa un “ente di diritto” nato nel 1925 (ai tempi del fascismo), che non trova omologhi nei Paesi europei: l’Ordine dei Giornalisti. Il suo ruolo – proprio come accadeva ai tempi del Duce – è quello di regolare l’attività degli iscritti, richiamando, sanzionando o radiando i giornalisti non graditi. L’Odg, da marzo presieduto dal napoletano Carlo Verna dopo le dimissioni rumorose di Enzo Iacopino, è diviso in consigli territoriali, uno per ogni regione. Gli incarichi sono intercambiabili o cumulabili: è facile essere consigliere dell’Odg e contemporaneamente sedere su un’altra poltrona di un sindacato di categoria. Consiglieri, presidenti, docenti, aziende: attorno all’Ordine gravita un giro di persone e di affari difficile da penetrare, visto l’ovvio silenzio dei giornalisti che fanno parte della categoria e che non sono liberi di documentare quanto avviene.

SEMPRE LE SOLITE AZIENDE…Prendiamo i bandi di gara per l’affidamento dei servizi informatici per la prova di idoneità professionale: dal 2014 è sempre la fortunata Smartbrand s.r.l., con la benedizione della responsabile di sempre Nadia Spader (secondo lo stesso sito dell’Odg, dal 2009 a oggi) a vincere. Che si tratti dell’unica azienda sul territorio nazionale ad avere i requisiti per assistere i candidati nel corso dell’esame di Stato, appare un po’ difficile da credere: Smartbrand, azienda di consulenza e software di Napoli, non ha neppure un sito web. Strano, per un’azienda che si occupa di informatica. Eppure l’Ordine continua a preferirla di anno in anno. Il nome che salta all’occhio nella documentazione sull’ultimo bando di gara, è invece quello dell’azienda Skill Lab, con sede legale in via dell’Epomeo 219, a Napoli: lo stesso indirizzo di Smartbrand s.r.l. (in realtà le sedi sono diverse dal punto di vista legale, ma l’attività di marketing di Skill Lab viene svolta, come da immagine nella stessa sede di Smartbland. Skill Lab quindi potrebbe essere semplicemente registrato presso uno studio professionale, Nd SE). 
I bandi di gara, all’Odg, non durano il tempo utile (per ogni sessione di esami – in genere ce ne sono due all’anno – c’è un nuovo bando), ma circa un lustro: dal 2007 a oggi, sempre facendo riferimento alla documentazione pubblicata sul sito dell’Odg, sono state solo 3 le aziende vincitrici: D&D s.r.l, Lapis s.r.l e Smartbrand/Skill Lab: aziende che l’Odg reputa idonee e competenti ma di cui, nei fatti, non è possibile trovare alcun riferimento. Riferimenti mancano anche nei documenti solo sporadicamente vidimati da Nadia Spader: elenco dei partecipanti, riferimenti delle aziende vincitrici: all’Odg, che si fregia del nome di “ente di diritto”, è permesso omettere tutto.

E SEMPRE LE SOLITE FACCE. Quello di Nadia Spader non è l’unico caso di nomina “vita natural durante”: Saverio Cicala è segretario della Commissione esami quasi “onorario”: dal 2014 a oggi, non si è staccato dalla segreteria neppure una volta. Il suo curriculum non sembra tra i più convincenti in assoluto: ex giornalista del Giorno, nel lontano 1989 ha vinto il premio Walter Tobagi. Oggi è un placido nonnino in età pensionabile, ma tenace nel mantenere l’incarico che, di sessione in sessione, l’Odg gli rinnova. Non si tratta certo dell’unico giornalista in Italia a poter occupare il posto di segretario della Commissione esami: più di 10 anni di iscrizione all’Albo dei professionisti e un documento in cui si manifesta la propria disponibilità a diventare commissario, sono criteri sufficienti – almeno apparentemente – per far parte dei “magnifici quindici”. La scelta definitiva, però, è sempre dei vari consigli e, contro ogni logica di trasparenza e meritocrazia, avviene su segnalazione. Sempre a proposito di curricula, il dirigente Mario Gallucci si compiace nel curriculum redatto per l’Ordine il 10 febbraio del 2017, di conoscere “il sistema operativo Windows” e di utilizzare i “principali programmi del pacchetto Office ed equivalenti”: un po’ poco per un ente che, per il 2015, ha speso più di un milione e duecento per il suo personale in attività.

LA COMMISSIONE “ORRORI”. Sempre tornando alla commissione esami, le sue scelte, in generale, non sembrano delle più azzeccate: di anno in anno, le varie commissioni hanno bocciato giornalisti come la madre di Report Milena Gabanelli e Giulia Innocenzi, nata giornalisticamente nella fucina di Michele Santoro. E non sono nuove a gaffe o a veri e propri strafalcioni: nel 2013 la clamorosa confusione tra gip e pm di cui ha dato conto il sito dell’Espresso, nell’ultima sessione, la 126esima, l’utilizzo fantasioso della grammatica italiana, con apostrofi al posto degli accenti, mancanza di punti fermi, utilizzo indiscriminato di “ed” e “ad” dove la “d” non serve, o di frasi come “presentato per vedere approvato il loro rifiuto di accogliere”.

LE COMMISSIONI DEI SONNAMBULI. La Commissione esami, aiutata da una sotto-commissione quando il numero di candidati supera le 400 unità, nell’ultima sessione (che ha visto la partecipazione di 191 unità), ha corretto una media di 12 elaborati per componente. Per farlo, ha impiegato quasi un mese e mezzo, al ritmo di meno di un elaborato al giorno (il 24 ottobre il solito Ergife Palace Hotel di Roma ha ospitato gli esami scritti e solo il 30 novembre la commissione ha pubblicato l’esito). Non è l’unica ad aver bisogno di dosi massicce di caffè quando è “al lavoro”: Alessandra Torchia è la responsabile della Prevenzione della corruzione e della trasparenza amministrativa. Sua prerogativa è, senz’altro, quella di redigere piani triennali, in cui oltre a criteri base e modus operandi, non viene rilevato nulla. Anche le segnalazioni sugli episodi di corruzione presso il suo ufficio rimangono lettera morta. “È tutto normale – chiosa al telefono sollecitata sui bandi di gara dove a vincere è sempre le stesse azienda, forte della laurea conseguita all’Università Magna Graecia di Catanzaro – e non ci sono problemi. L’Ordine dei giornalisti è un ente di diritto”, e come tale, fa quello che gli pare.

Zaira Bartucca

Speriamo che qualcuno si faccia sentire in materia. L’Ordine dei Giornalisti è un ente di diritto che dovrebbe essere gestito in modo trasparente. Se così non è diviene inutile.

 


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