Seguici su

Analisi e studiEconomiaFranciaGermaniaSpagna

L’Italia accelera a fine 2025: il PIL batte le attese, mentre l’Europa arranca. Francia a debito e Germania col freno a mano, Spagna sprint

L’economia italiana accelera nel quarto trimestre 2025: il PIL cresce dello 0,3% e batte le stime degli analisti. Mentre la Germania ristagna e la Francia cresce solo grazie al deficit, l’industria italiana e i consumi interni spingono il Paese oltre le previsioni di Bankitalia. Ecco l’analisi dei dati preliminari.

Pubblicato

il

I dati preliminari sulla crescita economica alla fine del 2025 regalano una piccola, ma significativa, sorpresa per il nostro Paese. Secondo le ultime stime, il Prodotto Interno Lordo italiano, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, ha registrato un incremento dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. Su base annua, la crescita si attesta allo 0,8%.

Si tratta di numeri che, in un contesto continentale non certo brillante, acquistano un valore particolare. Il mercato scommetteva su un più timido +0,2%, ma l’economia reale ha mostrato una vitalità superiore alle attese, accelerando rispetto allo 0,1% del terzo trimestre. Come sempre, quando si parla di dati preliminari, è d’obbligo la prudenza: le cifre definitive arriveranno a marzo e qualche correzione di rotta è sempre possibile, ma il segnale politico ed economico è chiaro.

Questo è il grafico della crescita trimestrale:

Da Tradingeconomics

Ecco invece la crescita annua con lo 0,8%.

Crescita Pil italiano annuo da Tradingeconomics

La crescita annua rilevata è la maggiore dal 2023. Nonostante tutto il nostro apese cresce.

La struttura della crescita italiana

Analizzando i comparti, la crescita appare sorprendentemente diffusa. Non siamo di fronte a un exploit isolato, ma a un progresso che coinvolge tutti i principali settori produttivi.

  • Agricoltura e Industria: Sono stati i motori principali di questo trimestre, mostrando i tassi di crescita più marcati. L’industria, in particolare, sembra aver retto l’urto delle incertezze globali, e questo è un segnale molto positivo e , francamente, inaspettato.
  • Domanda Interna: Il vero “paracadute” è stato il consumo nazionale. La componente interna ha dato un contributo positivo robusto, segnale che famiglie e imprese italiane, nonostante tutto, continuano a investire e spendere.
  • Settore Estero: Qui arrivano le note dolenti. La componente estera netta ha fornito un apporto negativo. A pesare sono state le “turbolenze tariffarie” con gli Stati Uniti, che hanno frenato le nostre esportazioni in uno dei mercati più redditizi.

Nel complesso, il 2025 si chiude per l’Italia con un aumento del PIL dello 0,7%. Un dato che supera lo 0,6% previsto inizialmente dalla Banca d’Italia e che, pur non essendo un “boom”, conferma una resilienza che molti osservatori esteri tendono spesso a sottovalutare.

Il confronto europeo: chi corre e chi trascina i piedi

Per capire davvero come stiamo andando, è necessario guardare oltre le Alpi. Il quadro che emerge è quello di un’Europa a velocità multiple, dove l’Italia non è più l’ultima della classe, ma anzi mostra una solidità invidiabile rispetto ai partner storici.

PaeseCrescita PIL (Q4 2025 su base annua)Note sullo stato dell’economia
Spagna+2,6%La “locomotiva” del Sud, pur in lieve rallentamento rispetto ai trimestri precedenti.
Francia+1,1%Crescita superiore all’Italia, ma alimentata da un deficit pubblico quasi doppio.
Italia+0,8%Batte le stime di Bankitalia e del mercato; forte spinta dall’industria.
Germania+0,4%Torna in positivo, ma resta il grande malato d’Europa con una crescita anemica.

La Germania riesce finalmente a segnare un segno più (+0,4%), ma appare ancora come un pugile suonato che fatica a riprendersi. Con una media storica di crescita dell’1,79% dal 1971, lo zero virgola attuale conferma un Paese che viaggia con il “freno a mano tirato”, zavorrato da una crisi strutturale del suo modello industriale che sembra non trovare fine.

La Francia fa meglio in termini assoluti (+1,1%), ma qui entra in gioco l’approccio keynesiano (o forse solo elettoralistico) di Parigi: questa crescita è drogata da un deficit pubblico monumentale, quasi il doppio di quello italiano, che però non sembra avere questo effetto dirompente sulla crescita. È facile correre quando si spende a debito senza troppi freni, ma la sostenibilità nel lungo periodo resta un enorme punto interrogativo.

Infine la Spagna, che con un +2,6% continua a correre più di tutti, anche se ha mancato le aspettative degli analisti (che puntavano al 2,7%) e mostra i primi segni di stanchezza dopo due anni di corse sfrenate.

Considerazioni finali

L’Italia del 2025 si dimostra un’economia “formica”: accumula piccoli progressi, resiste ai dazi americani grazie alla forza della domanda interna e alla diversificazion ndell’export e mantiene una disciplina di bilancio che la Francia sembra aver dimenticato. Certo, non stiamo vivendo un nuovo miracolo economico, ma i dati suggeriscono che il tessuto produttivo italiano è più sano di quanto la narrativa mainstream voglia ammettere.

Se questo dato fosse confermato fornirebbe anche qualche briciola di risorsa in più per lo stato da un lato e per i consumi dall’altro. Ci sarebbe moltissimo di più da fare, ma bisognerebbe prendere una posizione molto più antagonista, sul settore energetico e sulle normative ESG, rispetto a Bruxelles, e il coraggio non sembra essere una qualità diffusa.

Resta l’incognita delle revisioni di marzo: i conti nazionali potrebbero limare questi entusiasmi, ma per ora il Bel Paese si gode una piccola rivincita statistica contro i giganti del Nord.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento