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L’INVOLUZIONE DEL M5S (di D. B.)

 

Vi proponiamo un post FB dell’ormai ex grillina Debora, che pure fu collaboratrice di Gianroberto Casaleggio e fuoriuscita  alla nascita del Contebis. Un modo per vedere l’evoluzione attuale dal punto di vista di chi era nel Movimento degli inizi. 

Molto bello il post di Alessandro Di Battista. Sono d’accordo dalla prima all’ultima parola. Ma in particolare, mi hanno colpito due grandi verità che ha avuto il coraggio di mettere nero su bianco, un po’ alla “il re è nudo”.
Anzitutto, ha definito il PD un partito “globalista”. Sembra niente? Eppure è la parola più censurata del linguaggio politico odierno. Anche i più convinti (o sedicenti) sovranisti si ostinano nell’accusarsi a vicenda di essere “comunisti” o “fascisti”, riproponendo -forse per convenienza e comodità- una dicotomia ormai superata dalla Storia. Dalla Storia globale. Certo è più facile rinchiudere i cittadini in fazioni ormai inesistenti, pur di nascondere la realtà: cioè che la vera battaglia è oggi tra globalisti e sovranisti (o più esattamente tra globalisti e statalisti). Forse perché tanti che si riconoscono oggi in una delle fazioni tradizionali potrebbero avere delle sorprese, sulla propria reale collocazione.
La seconda verità è persino più scandalosa: “Non vi fidate dei “nuovi ambientalisti”.” Dirlo agli elettori del partito di Grillo, che pare aver abbracciato la causa dei “nuovi ambientalisti” con tutto se stesso, beh ci vuole coraggio. Ma tanti grillini della prima ora ancora ricordano, e sanno ben distinguere, cosa sia l’ambientalismo che combatte lo sfruttamento delle risorse, le guerre per l’energia, gli attentati alla salute pubblica dalle produzioni inquinanti, l’obsolescenza programmata, e cosa sia invece il neoambientalismo giocattolo col suo messaggino bambinesco “salviamo il pianeta”. E lo vuol salvare tassando, costringendo al “rinnovo” (ovvero: a gettare nei rifiuti) elettrodomestici e automobili, o proponendo l’acquisto di plastica cinese per sostituire l’usa e getta. E soprattutto, in nome di una inquietante modernità, a santificare la pervasività di certe tecnologie -in mano, anche quelle, a opache entità globali- che servono in primis al controllo e all’asservimento.
Il blog di Beppe Grillo, quando a scriverci su era anche e soprattutto Gianroberto Casaleggio, era un think tank che serviva anche a questo genere di riflessioni. Il M5S nacque così. Sembra incredibile a vederlo oggi, nevvero?


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