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L’INVASIONE : UN ROMANZO PROVOCATORIO DI CLAUDIO BERNIERI

invasione immagine

“Oporter ut scandale eveniant” dice il Vangelo di San Matteo, ed ogni tanto un po’ di scandalo, anche in tono divertente, non è male che vi sia .

“L’Invasione” è un romanzo che immagina un futuro, non impossibile, in cui l’Italia è divenuta un paese alla mercè del potere economico e politico dei paesi del golfo. Il “Corriere della Sera ” , acquistato da banche arabe, è divenuto “Il Corriere della Sura”, in che è una divertente variante per un giornale ormai sempre più spesso definito “Il corriere della Serva”…

 

Una divertente lettura di cui vi proponiamo uno stralcio iniziale.

 

INCIPIT

Passarono la frontiera i resti del battaglione Marinetti, del II corpo d’armata Palmiro Togliatti, della brigate corazzata Maria Goretti, del gruppo d’assalto Garibaldi , Berlinguer, Giovanni dalla Bande Nere , il quarto battaglione alpini Bedeschi , scortati dal neonato corpo scelto dei Giovani Padani e dei gruppi d’ assalto “Volontari Patrioti Partigiani ” .

“I volontari dell’Esercito Repubblicano Irlandese – annunciò Radio Bellinzona in un comunicato – sono pronti e determinati ad addestrare le truppe italiane e a portare la guerra contro il nemico islamico invasore fino a quando l’Italia sarà libera dall’oppressore iraniano”.

La promessa dell’Ira arrivò il giorno stesso in cui il cardinale Mustafà Scolo venne ucciso nell’esplosione di un ordigno posizionato sotto la sua auto all’areoporto Forlanini, mentre era in partenza per il pellegrinaggio alla Mecca. L’attentato era stato subito rivendicato dal gruppo armato repubblicano.

Ma questa fu un’altra storia.

Una gelida mattina del gennaio del 2030 un emigrante italiano venne portato in stato di delirio comatoso nell’ospedale sant’Andrea di Kiev , sulla collina Vladimirskajia. Le infermiere di turno con cortesia e competenza lo guidarono su una lettiga al pronto soccorso.

Dopo essere stato visitato e rifocillato, l’emigrante riconobbe di non avere documenti né fissa dimora e di essere stato ricoverato più volte in stato di delirium negli ospedali ucraini,con il sedicente nome di Fontanelli.

Era chiaramente assurdo per il reponsabile del pronto soccorso ammettere in degenza un malato etilico cronico privo di identità certa.

Ubbidiente, il sedicente Fontanelli accennò a uscire, quando l’assistente sociale sostenne che era indispensabile ricoverarlo non in un ospedale, ma una comunità di recupero. Il primario dell’ospedale, il prof. Bulgakov ,telefonò all’ambasciata della repubblica islamica d’Italia.

Quando sentì quel nome, professor “Bulgakov”, il paziente ebbe come un riacuirsi della sua crisi etilica e biascicò :“Lo scrittore? “

Nel modo più cordiale possibile il professor gli dette una leggera pacca sulla spalla, ma lo assicurò di non aver mai pubblicato un rigo. Inoltre disse che un funzionario dell’ambasciata si era interessato al suo del caso e veniva fornita al paziente una prenotazione per l’indomani .

In quegli uffici il sedicente Indro avrebbe dovuto presentarsi, dalle 8 alle 9.

Il sedicente Fontanelli sembrava contento di poter aspettare al calduccio nell’Ospedale fino al giorno dopo.

Ma verso sera riprese a inveire, meccanicamente, contro la parete.

Prese a rovesciarsi in gola d’un sol colpo, il contenuto d’una lattina di aperitivo analicolico che gli avevano offerto da un distributore automatico : “Voglio vedere il Mohammed Costanzo Show.. “

“ Lo faremo, gli lo prometto, mandaremo qualcuno a prendere un televisore..”

rispose il primario, sinceramente convinto.

“Stia attento….”lo avvertì il paziente.

Pieno di profondo rispetto, il professor Bulgakov assentì.

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