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L’INSOSTENIBILITÀ ECONOMICA E SOCIALE DEL NUOVO TRATTATO FRANCO-TEDESCO

È noto a tutti che Macron e Merkel, il primo in difficolta sull’interno, la seconda quasi pensionata, abbiano inteso rilanciare un trattato franco-tedesco che sancisca l’egemonia sugli altri paesi che compongono la UE.

Ciò che non è noto a tutti è invece la ragione alla base della sua insostenibilità.

Tal trattato all’art. 1 parla di integrazione fra le due economie:

Le due economie sono troppo differenti fra loro (30%/70% multinazionali/Pmi la Francia, 60%/40% la Germania) e con una produttività difficile da colmare se non aggiustandola a base di randellate ai lavoratori (deflazione salariale) e ai cittadini (folle aumento tassazione diretta ed indiretta).

Come vedete,  la problematica non è nemmeno una questione di immigrazione incontrollata, ma è proprio economica. E ce lo conferma Jacques Sapir che in un apposito pezzo afferma:

“Nel caso di un’uscita da tutti i paesi del Sud, i tassi di cambio di Spagna, Francia e Italia sarebbero ammortizzati allo stesso modo. Ciò implica che la quota delle importazioni il cui prezzo aumenterebbe in seguito al deprezzamento del franco potrebbe essere ridotta. Pertanto, la quota di consumo influenzata dall’inflazione a seguito del deprezzamento del tasso di cambio potrebbe essere solo del 36-38% in media, con una distribuzione ancora più favorevole per le famiglie a basso reddito. L’effetto redistributivo del deprezzamento potrebbe quindi essere più potente di quanto indicato.

In generale, un’uscita dall’euro consentirebbe ai paesi dell’Europa meridionale di guadagnare sull’eccedenza commerciale tedesca attuale, che è circa l’8% del PIL della Germania. La distribuzione di tre quarti di questa eccedenza nei paesi dell’Europa meridionale (ovvero 150 miliardi di euro oggi) potrebbe comportare un aumento del PIL del 2% per la Francia al di sopra dell’attuale aumento (cioè 1,2% + 2,0% = 3,2%). Calo della disoccupazione da un aumento dell’1,4% a -1,5% del PIL, i guadagni di lavoro sarebbero importanti. I calcoli sono stati effettuati altrove e mostrano un totale di 4,5 milioni di disoccupati “reali”, una diminuzione della disoccupazione da 1,5 milioni a 2,5 milioni in un periodo da 3 a 5 anni.”

L’aggiustamento del cambio Francia-Germania, necessario per compensare la differente produttività, oscilla tra il 26 e il 43%!

A meno di non manganellare sistematicamente ogni singolo lavoratore francese, è di fatto impossibile integrare le due economie.

È vero che per il Ministro Castaner le manganellate passano inosservate ai più:

al punto che prefetti e commissari autorizzano quelle e tanto di più:

ma non potrà durare troppo a lungo questa situazione.

Tale progetto, a mio avviso, è e rimarrà poco più di un sogno ad occhi aperti.

Ad maiora.


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