Seguici su

Analisi e studiEconomiaUSA

L’Inflazione USA si stabilizza al 2,4%, ma l’ombra del Golfo Persico e il carrello della spesa minacciano i mercati

L’inflazione USA resta ferma al 2,4%, ma i dati ignorano la crisi del Golfo Persico. Intanto, il carrello della spesa torna a correre: manzo e caffè segnano rincari record. Ecco l’analisi dei dati BLS e i rischi per i mercati.

Pubblicato

il

Il quadro macroeconomico americano ci restituisce un’immagine di apparente, e forse illusoria, stabilità. A febbraio 2026, il tasso di inflazione annuale negli Stati Uniti si è mantenuto fermo al 2,4%, invariato rispetto a gennaio e perfettamente in linea con le aspettative del mercato, restando al livello più basso dal maggio 2025. Anche l’inflazione core (che esclude le componenti volatili di cibo ed energia) è rimasta ancorata al 2,5%, il minimo dal 2021.

Ecco il grafico su base annia, da Tradingeconomics:

Su base mensile, il CPI è salito dello 0,3% (in lieve accelerazione rispetto allo 0,2% di gennaio), mentre il dato core si è fermato a un +0,2%. Ecco il relativo grafico, sempre da Tradingeconomics:

A una prima lettura, i banchieri centrali potrebbero tirare un sospiro di sollievo, ma analizzando le componenti interne, emergono segnali di tensione strutturale.

L’energia rimbalza, in attesa dello shock dal Golfo Persico

I prezzi dell’energia hanno registrato un rimbalzo (0,5% contro il -0,1% precedente), guidati da un calo più contenuto della benzina (-5,6% su base annua rispetto al -7,5% precedente) e da un aumento dell’olio combustibile (+6,2%) e del gas naturale (+10,9%). A fare da contrappeso, i prezzi di auto e camion usati sono scesi in modo più marcato (-3,2%).

Tuttavia, c’è un enorme elefante nella stanza: in questi dati non ci sono ancora, ovviamente, i segni degli effetti della crisi del Golfo Persico sui prezzi del petrolio. I mercati stanno leggendo una fotografia del passato recente, mentre all’orizzonte si profila uno shock d’offerta energetica che rischia di spazzare via in un colpo solo i faticosi progressi della Fed. I dati qui in aumento erano legati, soprattutto, a vicende metereologiche.

Il vero nodo: un’inflazione alimentare “appiccicosa”

Se l’energia è una bomba a orologeria, l’inflazione persistente di oggi è saldamente ancorata ai servizi abitativi (+3% annuo, con un +0,2% mensile che rappresenta il contributo maggiore all’indice) e, soprattutto, al comparto alimentare, fermo a un ostico +3,1% annuo (+0,4% su base mensile).

È proprio qui, nel cibo consumato a casa, che la narrativa della “normalizzazione” si scontra con la dura realtà. Nonostante la calma apparente tra il 2023 e gran parte del 2024, i prezzi alimentari hanno ripreso slancio. Il grafico dell’indice CPI per “Cibo in casa” mostra una curva che torna a farsi ripida, indicando rincari accelerati su basi già elevate. A febbraio 2026, l’indice ha segnato un drammatico +31% rispetto a gennaio 2020.

Gli ultimi 5 anni d’inflaazione alimentare USA che resta persistente, da Tradingeconomics

Manzo e Caffè: i protagonisti del rincaro

Mentre alcune categorie come le uova concedono una tregua, altri comparti spingono sull’acceleratore, svuotando le tasche dei consumatori:

  • Il Manzo e il Vitello: La mandria statunitense è ai minimi pluridecennali a causa di siccità e costi di gestione elevati. Questo classico shock d’offerta ha fatto balzare i prezzi dell’1,5% nel solo mese di febbraio (+14,4% annuo). La bistecca cruda costa oggi il 66% in più rispetto al 2020, a 12,74 dollari alla libbra, ma la domanda resta resiliente e gli americani continuano a comprare, ignorando le alternative.
  • Il Caffè: Una vera nota amara. Con un prezzo medio di 9,46 dollari alla libbra, il caffè macinato segna un +30,5% annuo. Rispetto al 2020, l’aumento sfiora il 127%. Nonostante i futures sull’Arabica stiano dando segnali di cedimento (crollati a 2,86 dollari da oltre 4 dollari di dicembre), il passaggio dal prezzo della materia verde allo scaffale è lento, trattenuto da costi logistici e margini della distribuzione.Ecco il grafico relativo da Tradingeconomics.

    Inflazione sul caffé arabica negli USA Tradingeconomics

  • Gli “Altri Alimenti”: Zucchero, dolci, grassi, snack e pasti pronti hanno segnato un +0,8% a febbraio, portandosi a un +34% rispetto a inizio 2020.
  • Le Uova: Dopo i picchi folli causati dalle due ondate di influenza aviaria (con la dozzina arrivata a 6,23 dollari a marzo 2025), i prezzi sono crollati del 42,1% annuo, attestandosi a 2,50 dollari. Un sollievo, ma pur sempre un +71% rispetto a metà 2020.

Uno sguardo ai numeri: Confronto categorie (Dati BLS Febbraio 2026)

CategoriaVar. Mensile (MoM)Var. Annua (YoY)Var. da Gen 2020Prezzo Medio Attuale
Bistecca Cruda+3,6%+17%+66%$12,74/lb
Manzo Macinato+0,2%+20%+73%$6,74/lb
Caffè Macinato+1,0%+30,5%+127%$9,46/lb
Frutta/Verdura+1,4%+2,7%N/AN/A
Latticini-0,6%+0,1%+21%N/A
Petto di Pollo-0,6%+1,2%+35%$4,14/lb
Uova (Grado A)-3,0%-42,1%+71%$2,50/dozzina

Lezioni macroeconomiche

Questi dati ci ricordano una lezione squisitamente keynesiana: i prezzi sono vischiosi verso il basso. L’inflazione alimentare accelera su livelli già insostenibili per molte famiglie, spinta da carenze strutturali e da una domanda che fatica ad adeguarsi. Per l’Italia e l’Europa, forti importatrici di materie prime, il quadro è allarmante. Se a questa rigidità dei prezzi alimentari dovessimo presto sommare la fiammata energetica in arrivo dal Golfo Persico, i costi di trasporto e produzione fungerebbero da brutale moltiplicatore. Sperare in una discesa indolore dei tassi d’interesse, in questo contesto, rischia di essere un pio desiderio.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento