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L’India si arrende: 8 miliardi alla Germania per i sottomarini. Il fallimento dell’autarchia militare di Nuova Delhi
L’India firma un assegno da 8 miliardi alla Germania per 6 sottomarini, ammettendo il fallimento dei piani di autarchia militare. Ritardi, burocrazia e requisiti impossibili hanno costretto Nuova Delhi a un acquisto d’emergenza.

Il mantra del premier indiano Modi, “Atmanirbhar Bharat” (India autosufficiente), sembra essersi incagliato nelle secche della burocrazia e della realtà tecnologica. Mentre Nuova Delhi si prepara ad accogliere il Cancelliere tedesco Friedrich Merz la prossima settimana, sul tavolo c’è un assegno pesante: oltre 8 miliardi di dollari per l’acquisto di sei sottomarini d’attacco diesel-elettrici (SSK).
L’accordo vede protagonisti il colosso tedesco Thyssenkrupp Marine Systems (TKMS) e il cantiere statale indiano Mazagon Dock Shipbuilders Ltd (MDL). Una mossa che, se da un lato rafforza la flotta indiana, dall’altro certifica il fallimento della strategia di acquisizione rapida e autarchica perseguita nell’ultimo decennio.
Un passo indietro: cosa sta comprando l’India?
Il Ministero della Difesa indiano, nell’agosto 2024, aveva dato il via libera alla costruzione di questi battelli nell’ambito del Progetto 75I. Non stiamo parlando di vecchi ferri vecchi, ma di sottomarini dotati di propulsione indipendente dall’aria (AIP), una tecnologia che permette al battello di rimanere immerso molto più a lungo rispetto ai diesel-elettrici convenzionali, riducendo la necessità di tornare a quota periscopio per ricaricare le batterie e, quindi, diminuendo la vulnerabilità ai radar nemici.
TKMS, che inizialmente aveva rifiutato di partecipare alla gara a causa di “termini e condizioni” ritenuti inaccettabili, è rientrata in gioco solo dopo un forte sostegno politico da parte di Berlino.
Il paradosso indiano: nucleare sì, diesel no?
Qui sorge spontanea una domanda che stuzzica l’osservatore attento alle dinamiche industriali. L’India ha già costruito quattro sottomarini lanciamissili balistici a propulsione nucleare (SSBN) e ne sta costruendo altri due d’attacco (SSN). Com’è possibile che una nazione in grado di gestire la tecnologia nucleare navale debba importare sottomarini convenzionali dalla Germania, dopo averne già presi sette (classe Scorpene) dalla Francia?
Le ipotesi sul tavolo sono essenzialmente due:
- Il bluff del trasferimento tecnologico: Forse i sottomarini nucleari e gli Scorpene sono “Made in India” solo di facciata, assemblati con kit esteri (magari russi o francesi) senza che vi sia stata una reale acquisizione di know-how industriale.
- La geopolitica degli acquisti: Il governo indiano continua a usare le commesse militari come strumento di “captatio benevolentiae” verso le potenze occidentali, sacrificando l’efficienza economica sull’altare delle relazioni diplomatiche.
L’errore fatale: volere tutto e subito (senza saperlo fare)
Mettendo da parte le speculazioni, la realtà nuda e cruda è che il Progetto 75I , il sottomarino d’attacco indigeno, è in ritardo di dieci anni a causa di requisiti qualitativi (QR) che definire ambiziosi è un eufemismo. La Marina Indiana voleva il “sottomarino dei sogni”:
- Costruito interamente in cantieri indiani.
- Dotato di sistema AIP sviluppato localmente dal DRDO (l’ente di ricerca indiano).
- Armato con missili e siluri indiani.
- Realizzato con acciaio indiano.
- Proprietà intellettuale completa in mano all’India per poter esportare il design.
Risultato? Nessun produttore mondiale (OEM) poteva soddisfare queste richieste. Anche perché nessuno vuol cedere un design compleso e avanzato come un sottomarino d’attacco per poi farselo copiare e rivendere low cost dai cantieri indiani. I requisiti sono stati annacquati anno dopo anno, trasformando una corsa per l’autosufficienza in una marcia della disperazione per sostituire una flotta ormai vetusta. Alla fine, solo Germania e Spagna sono rimaste in gara, ma la spagnola Navantia non aveva un sistema AIP testato in immersione operativa. Quindi è rimasta solo Berlino.
La Germania ringrazia e incassa
Per la Germania e la TKMS, questo è un colpo grosso. Il conglomerato tedesco, su cui un anno fa aleggiavano dubbi finanziari, ora gode di ottima salute grazie a commesse dalla Norvegia, da Singapore e alla modernizzazione della flotta tedesca.
L’ironia finale? L’India acquisterà una versione modificata del Type 214, non un progetto completamente nuovo o “su misura” come sognava inizialmente, anzi un progetto già venduto alla marina greca, , portoghese e turca. Quest’ultima una forza in stretto contatto con quella pakistana, la tradizionale avversaria di Nuova Delhi.
Non solo il modello U214 è realizzato in acciaio ad alta resistenza, ma non amagnetico come i modelli U212A in dotazione alla Marina Italiana. Inoltre non utilizza le batterie al litio moderne del U212 NFS, ora in costruzione.
Se la Marina indiana avesse fissato requisiti realistici dieci anni fa, colossi locali come L&T (che ha esperienza con gli scafi nucleari) avrebbero potuto sviluppare una piattaforma nazionale, magari integrando i formidabili missili Brahmos a lancio verticale, cosa che ora non avverrà. Oppure si sarebbe potuto firmare un accordo con, ad esempio Fincantieri, per lo sviluppo di un modello nuovo, ma con l’apporto di tecnologia straniera.
Invece di un’industria autonoma ed esportatrice, Nuova Delhi si ritrova con un conto salato e la consapevolezza che l’autarchia, senza pragmatismo, resta solo uno slogan elettorale.
Domande e risposte
Perché l’India ha scelto proprio i sottomarini tedeschi?
La scelta è caduta sulla Germania principalmente per motivi tecnici e di affidabilità. La TKMS dispone di un sistema di propulsione indipendente dall’aria (AIP) collaudato e operativo, a differenza della concorrente spagnola Navantia. Inoltre, il cantiere indiano MDL ha una relazione storica con i tedeschi, risalente agli anni ’80 con i sottomarini classe Shishumar. L’urgenza di rinnovare la flotta ha costretto l’India a puntare su una soluzione sicura piuttosto che attendere sviluppi incerti.
Che cos’è il sistema AIP e perché è così importante?
L’AIP (Air Independent Propulsion) è una tecnologia che permette ai sottomarini non nucleari di operare sott’acqua per periodi prolungati, fino a due settimane, senza dover emergere o usare lo snorkel per incamerare aria necessaria ai motori diesel. Questo riduce drasticamente la “firma” acustica e radar del sottomarino, rendendolo molto più furtivo e difficile da rilevare rispetto ai sottomarini convenzionali, che devono esporre parti dello scafo frequentemente per ricaricare le batterie.
L’India ha fallito nel suo progetto di “Made in India” militare?
In questo caso specifico, sì. L’eccessiva ambizione burocratica ha paradossalmente danneggiato l’industria locale. Ponendo requisiti irrealistici (come l’uso esclusivo di tecnologie e materiali locali non ancora maturi) e pretendendo la totale proprietà intellettuale, il governo ha allontanato i partner stranieri e perso un decennio. Se avessero accettato un approccio più graduale, aziende indiane come L&T avrebbero potuto acquisire competenze reali, invece di dover ricorrere a un acquisto d’emergenza dall’estero.









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