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L’importanza della pace fiscale (Di Dario Polini)

 

 

 

La pace fiscale è uno degli interventi più pubblicizzati nella scorsa campagna elettorale dalla coalizione di Centro Destra ed è collegato direttamente all’introduzione della Flat Tax, infatti servirebbe in parte per finanziarne l’introduzione. A seguito è stata inserita poi anche nel contratto di governo Lega-M5S. Impropriamente definita a più riprese come un condono, molto più realisticamente va considerata un aiuto concreto alla fascia medio/piccola di contribuenti sottolineandone l’aspetto sociale positivo.

Finora i giornali ne hanno riportato diverse versioni, probabilmente conosceremo meglio i dettagli e l’applicazione tecnica nel prossimo autunno quando dovrebbe essere redatto un decreto “ad hoc”.

La Pace fiscale significa la possibilità di chiudere le proprie posizioni debitorie verso il fisco per debiti con un tetto massimo fino a 100.000 euro (in alcuni casi si era ipotizzato anche fino a 200.000 euro) pagando percentuali tra il 6% e il 25% che saranno stabilite sulla base della capacità contributiva del contribuente e sulla base di altri criteri stabiliti nel decreto (probabilmente anche in base all’anzianità del debito). Come anticipato dal MEF saranno esclusi i contribuenti che hanno già aderito alla rottamazione e alla rottamazione bis delle cartelle (introdotte dal governo Renzi e proseguite con il governo Gentiloni).

Alcuni altri aspetti importanti su cui dovranno essere prese delle decisioni in fase di redazione del decreto sono:

  • La tipologia di debito sanabile: oltre alle cartelle erariali verranno ricompresi anche i debiti previdenziali Inps, le liti fiscali e gli accertamenti in corso? La questione non è di poco conto in quanto molti artigiani e commercianti con microimprese hanno un’esposizione debitoria dovuta soprattutto ai contributi minimali fissi Inps.
  • Fino a quale esercizio fiscale sarà possibile sanare la propria posizione? E’ opportuno valutare bene la situazione perché se si tiene conto solamente dei debiti “datati” si rischia di far diventare l’intervento poco incisivo.
  • In quanto tempo ed in quante rate posso essere chiuse le proprie posizioni debitorie? E’ importante mettere chi è in condizioni economiche difficili, che fatica ad arrivare a fine mese, nelle condizioni di aderire ad un piano rate che effettivamente riesca a sostenere sulla base della propria situazione attuale.

Ma come vede la collettività la pace fiscale?

  • Troviamo per la maggior parte sostenitori che ritengono che la pace fiscale possa far ripartire coloro che sono bloccati da carichi di debiti ormai insostenibili;
  • Dall’altra parte altri sostengono che la misura possa essere un deterrente dal versare le imposte soprattutto in modo puntuale.

E’ innegabile che veniamo da un periodo di grande crisi, che ha portato moltissime imprese (specialmente quelle medio piccole che non esportano e che sono di più legate al mercato interno) alla chiusura o alla sopravvivenza legata però a grosse difficoltà economiche ed all’incapacità di onorare i debiti, quindi non è da sottovalutare il grosso aiuto che un intervento del genere può dare sia a livello di impatto sociale sia per favorire la ripresa economica; bisogna però trovare il giusto equilibrio per non eccedere in una misura premiante per chi volutamente non paga o non è puntuale nei pagamenti.

Realizzare la pace fiscale consentirebbe a molte persone e famiglie di sistemare la loro posizione debitoria ricominciando a vivere una nuova vita lavorativa con più entusiasmo, con nuovi progetti e magari nuovi investimenti.


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