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L’Homo Economicus

 

L’economia è il gioco di società in cui tutti siamo immersi, un gioco fatto di regole, divieti, permessi e restrizioni.

Questo gioco vede come protagonista assoluto il denaro, che condiziona anzi modella le nostre vite, in tutti i loro aspetti, sia pubblici che privati.

Il denaro, per esempio, ci permette – o ci costringe – a lavorare otto ore o anche di più trascurando i nostri affetti, le nostre amicizie, i nostri amori, la nostra famiglia, perfino noi stessi.  Tutto per un tetto sopra la testa, una macchina e del cibo.

Dato che questo denaro ci viene prestato dalle banche centrali e locali, il bancocentrismo è una diretta conseguenza di questo gioco.

Il denaro – anzi la sua gestione improntata a criteri di scarsità – ci mette uno contro l’altro per ottenere – per esempio – un posto di lavoro o di reddito, cosa che si traduce in egoismo, cinismo e cattiveria, dato che per uno che vince ce n’è un altro che perde.

I bisogni indotti dai mass media (che ricavano pubblicità dalle multinazionali completamente dipendenti dal settore finanziario) giustificano l’essenza di questo gioco, e ci inducono ancora una volta a mettere al primo posto i beni materiali anziché le persone, dato che, secondo questa o quella pubblicità, se avremo quel bene saremo finalmente felici.

L’attenzione verso il denaro o meglio verso il sistema-gioco per il suo accumulo è così importante che tutto viene monetizzato, insomma niente è gratis, e se lo è sicuramente non vale poi molto, dato che alla fine conta solo “ciò che vale”.

Se è vero com’ è vero che è l’educazione anzi l’evoluzione fa l’individuo, è altrettanto vero che il denaro influisce su entrambe queste condizioni, visto che sia l’educazione che l’evoluzione di massa si basano proprio sul denaro, cosa che non può che renderci insicuri e frustrati.

Oggi abbiamo una scuola che insegna tutto fuorché l’indispensabile, vale a dire ciò che conta sul serio nella vita. Essa, per esempio, non ci insegna come sviluppare fiducia in noi stessi, come imparare ad amarci ed essere amati, come tenere a bada l’ego, come sviluppare l’etica nella nostra vita, insomma come costruire una vita pregna di senso e di vera soddisfazione.

Al contrario, la logica del denaro e in generale aziendalistica è entrata prepotentemente nei programmi scolastici, e sta convincendo i ragazzi che è vero quello che dice la televisione, che è vero quello che pensano già i loro genitori: nella vita, in buona sostanza, se vuoi essere felice, contano solo i soldi.

Nella “logica” della società, dunque, come conseguenza, tutto il resto non conta poiché finisce e porta sofferenza: gli amori finiscono, le amicizie finiscono, i soldi invece… non finiscono mai.

La globalizzazione ha peggiorato questa mentalità, dato che ha accentuato la competizione tra le nazioni del mondo e gli individui, anziché creare nuova cooperazione.

E’ dunque in questo humus arido e marcio che si sviluppa quello che oggi potremmo definire sic et simpliciter l’Homo Economicus, vale a dire un uomo solo, avido, senza affetti, auto interessato, aggressivo e calcolante. Un modello sociale privato di affetti, amore e di umanità, che deve essere solo competitivo e flessibile.

Un modello di uomo – se ci riflettiamo – semplicemente stupido, visto che il denaro dona comodità ma non certo felicità ed equilibrio.

Non è un caso se oggi imperano narcisismo, depressione e dipendenze di ogni tipo: sono tutte reazioni a un sistema in cui ciascuno di noi è costretto a vivere come fosse strappato dalla propria anima, come fossimo dei robot.

La cosa più incredibile è il bug di questo sistema, vale a dire un errore nel codice sorgente del programma, che fa crollare tutto il resto proprio come fosse un castello di sabbia: è dal 1971, infatti,che il denaro nasce dal nulla, o meglio non è più ancorato all’oro e dunque non ha in sé alcun valore. Insomma parliamo di carta straccia che potrebbe essere prodotta ovunque insieme a mere cifre virtuali create e addebitate a noi dal sistema finanziario.

La domanda sorge spontanea: chi glielo spiega all’HomoEconomicus che sta inseguendo, anzi sta vivendo letteralmente in funzione di denaro creato dal nulla?

Chi glielo dice che sta rinunciando a tutto il resto per questo? Cosa è più reale, il denaro o gli affetti, l’amore, la vita stessa?

I modelli che il sistema sta mettendo in piedi sono un fallimento totale sia dal punto di vista cognitivo che umano.

Se l’uomo è più importante del denaro – e lo è, almeno finché manteniamo un po’ di logica –è da qui che dobbiamo ripartire.

Gabriele Sannino


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