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L’EURO: UN ARTEFATTO A CUI LE ECONOMIE O SI ADATTANO O SALTANO. Due articoli paralleli di FT e Le Figarò pongono in luce l’irrazionalità di una moneta imposta

 

Appare curioso come talvolta, nello stesso momento, si creino delle convergenze parallele, come avrebbero detto i democristiani dei tempi d’oro. Sono comparsi due articoli su Le Figarò e sul Financial Times che pongono il luce le incongruenze della moneta unica.

Entrambi gli articoli  pongono in evidenza come il meccanismo non funzioni, o meglio funzioni non nelle modalità previste dai creatori. Ci permettiamo di estrarne alcune frasi. Inizamo dal Le Figarò (sull’euro e sulla sua inttroduzione)

Appare evidente che certi modelli economici modelli economici nazionali sono stati più o meno compatibili con questa struttura. L’euro è da questo punto di vista emblematico. Tutti gli studi concordano: la stessa moneta può avere degli effetti opposti a seconda del funzionamento delle rispettive economie. In effetti una moneta unica implica una baca centrale unica, ed un tasso di rifinanziamento bancario unico. Oppure  se i tassi di inflazione sono diversi da un paese all’altro avremo che il tasso proposto dalla BCE saà troppo debole per i paesi ad inflazione più forte, e questo faciliterà la crreazione di bolle finanziarie, o troppo elevati per i paesi ad  inflazione più debole dove si rischia di danneggiare gli investimenti. Nello stesso momento, gli stessi tassi non possono essere adatti a sistemi economici eterogenei.

Il Financial Times si muove oltre, arrivando alle conseguenze di questa “Infrangibile, insostenibile eurozona“. Dopo aver elencato l’insufficienza del MES / ESM e di una “Mezza unione bancaria”, ed aver lodato l’attività di Draghi pone in evidenza come l’operazione di salvataggio  del Governatore non potrà ripetersi per tre semplici motivi:

  • Draghi terminerà il suo mandato a novembre
  • Comunque questo operazioni avvengono all’interno di un mandato che impedisce l’acquisto sul mercato primario ed il finanziamento diretto della spesa pubblica;
  • Non c’è più spazio per un eventuale ulteriore intervento sui tassi.

Quindi l’Eurozona si troverà scoperta di fronte alla prossima crisi, magari proveniente dal debito sovrano italiano. e qui diciamo una grande , grandissima verità: nessun governo italiano  degli ultimi 20 anni è stato in grado di trovare un equilibrio fra la politica economica, la crescita ed il debito ed un’altra elezione non risolverà il problema.

Potremmo incrociare queste considerazioni con quelle precedenti e trarne le conclusioni: se la soluzione italiana non è risolvibile, indipendentemente dal governo, è evidente che è un problema strutturale, cioè è legato all’incompatibilità di questa moneta unica con la  struttura economica italiana.

Quindi quali sarebbero le soluzioni per il “Problema italiano”?

L’ovvia soluzione alla mancanza di sostenibilità dell’Italia nella zona euro sarebbe una ristrutturazione del debito, ma i governi dell’eurozona, il suo sistema bancario ed i sistemi legali non sono preparati a questo. Più probabilmente, invece, monete parallele, sistemi non convenzionali di cartolarizzazione del debito o pure le valute virtuali offriranno opportunità per un’informale area grigia di uscita.  Alla fine si potrà essere all’interno ed all’esterno dell’eurozona nello stesso tempo. L’infrangibile e l’insostenibile troveranno una via di coesistenza. 

Il caso ha voluto che, nello stesso giorno, io abbia scritto la mia proposta, puramente personale, di monetizzazione del debito tramite una sua tokenizzazione. Una convergenza parallela curiosa, ma che mi ha dato la soddisfazione di vedere come questo problema sia evidente a tutti: l’euro non è sostenibile per l’Italia e probabilmente non lo è per la Francia. Si tratta solo di trovare una via d”uscita il meno dolorosa possibile.

 

 

 

 

 

 


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