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l’Euro oggi? Una creatura di Goebbels di Luigi Luccarini.

 

Quanto è successo ieri sui mercati potrebbe succedere anche oggi e proseguire ancora per un altro po’ di tempo, non facilmente definibile.

Che però, di questo sono sicuro, durerà fino a quando il realismo della ragione non avrà preso il posto dei banali ottimismi e delle dichiarazioni di facciata.

Diciamocelo allora chiaro e tondo: l’Europa non c’è più.

Soprattutto è sparito l’Euro, definitivamente sostituito dal Marco tedesco.

I rendimenti dei Bund ne sono la prova.

Quando il decennale avrà raggiunto lo zero (ieri ha toccato un minimo a 0,225%) vorrà dire che sarà solo la Germania a dettare i flussi della liquidità in tutti i paesi dell’area.

E questo stato delle cose ha ovviamente un solo responsabile, BCE, che però continua a fare finta di nulla, così da farci capire che la sua è una politica voluta e neppure troppo nascosta.

L’andamento del DAX tedesco inoltre è un segnale di cosa ha deciso Berlino per tutti noi.

Il DAX è l’unico mercato che insieme allo S&P 500 americano “gira” senza interruzioni ogni giorno, mediante i contratti future.

Il DAX quindi comanda su tutti i listini Europei (Londra esclusa) e ne decide i destini giornalieri, ma anche le tendenze di medio/lungo periodo.

Il DAX, come da programma che più volte ho evidenziato, si è portato verso quota 10.600, che è un primo “pivot” di resistenza, e neanche sembra così solido.

E comunque a quel livello già comporta il totale azzeramento dei guadagni degli ultimi 2 anni, quelli della “ripresa” economica mondiale.

I successivi “pivot”, posti a quota 9.600 e a 8.800 punti, ci riporterebbero ancora più indietro, precisamente alla fine di quella reazione positiva che il mercato ebbe dopo il 2011

In ogni caso già alle quotazioni di oggi possiamo considerare definitivamente archiviato il “whatever it takes” di Draghi.

Sostituiamolo quindi con un “it didn’t matter” e non ne parliamo più.

Visto soprattutto come è anche ridotto l’Euro, che invece si raccontava (meglio: favoleggiava) di voler salvare con gli “alleggerimenti monetari” di cui avrebbe dovuto beneficiare tuttal’Europa.

BCE al contrario in questi anni non ha fatto altro che consolidare il potere della Germania su tutta la massa monetaria che vi circola.

E che ora i tedeschi vogliono svalutare il più possibile, per imporre un valore ridotto a tutti gli asset, reali e finanziari, rappresentati con quella moneta.

E far così arrivare tutto il continente alla soluzione finale studiata da questo nuovo Reich.

Una deflazione “finale”, per l’esattezza. Che supporti la necessità della sua economia di cercare nuovi mercati da invadere, un po’ come faceva Hitler al tempo in cui espandeva il suo potere con i carri armati.

La Germania in effetti vive un momento complicato, dal momento che i suoi margini di produttività non sembrano più in grado, da soli, di sostenere l’export, che non è solo una strategia di politica economica, ma una vera e propria weltanschauung del suo establishment, che concepisce il modello “tedesco” come l’unico possibile per tutti, e l’asservimento ad esso – e quindi ai destini di quella nazione – come un dovere, l’unica cifra etica per valutare le altre popolazioni.

In fondo la stessa follia immigrazionista che per anni ha rappresentato il mantra principale di questa Europa è stata prima di tutto funzionale ai suoi interessi e nasce proprio da Berlino. Che dopo aver fatto immigrare milioni di tedeschi dell’est, ha proseguito nell’anschluss di popolazioni, riuscendo così a contenere le spinte inflattive interne (che, come noto, originano più che altro dalle dinamiche salariali).

Al resto, cioè al diffondersi di questa follia in tutta Europa, ci ha pensato la propaganda germanica, che negli ultimi decenni ha assunto una forma molto simile a quella che teorizzava Goebbels, secondo cui “deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta” (principio della volgarizzazione) “portando la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando così una falsa impressione di unanimità” (principio, per l’appunto, dell’unanimità).

L’africanismo veramente d’accatto che si è realizzato negli ultimi anni è diventata quindi una così risoluta mistificazione che quasi nessuno ha avuto il coraggio di far notare che l’importazione di schiavi tale rimane anche se piuttosto che nelle piantagioni di cotone, sbatti gli immigrati nelle catene di montaggio della Daimler. O promuovi alcuni di loro a “neri da cortile”, cercando di far finire il resto, la “ciurmaglia”, scaricata nelle nuove vere piantagioni di cotone, le campagne italiane.

Ad ogni buon conto questo è lo stato dell’arte, oggi.

L’Europa dei popoli che non esiste più e l’ulteriore (e abbastanza vergognosa) avversione contro i popoli, che non hanno poi rialzato la testa granché, ma chiedono solo di essere considerati, almeno un minimo, nella loro specificità.

Parli tedesco tu? Io no.

E allora perchè dovrei accettare un dominio di questo genere?

Perchè di dominio si tratta, a tutti i livelli.

Soprattutto per ciò che riguarda la moneta, che non è unica, ma è solo tedesca e le conseguenze che io, te, tutti soffriamo dalla situazione di dover competere contro chi, in assenza di barriere doganali, pone comunque un “dazio” sul suo mercato.

Perchè i rendimenti dei titoli di stato servono esattamente a questo: misurare le differenze tra le economie dell’area e stabilirne perciò i termini della reciproca dipendenza.

I nostri tassi sono largamente superiori alla media perchè la nostra industria è per la massima parte filiera di quella tedesca.

Ma in fondo lo sono diventate tutte le economie, chi più, chi meno, visto che uno “spread” esiste con tutte e in un mercato unico in cui le transazioni avvengono con una moneta unica, generata da un’unica Banca Centrale, nessuno di questi “spread” avrebbe ragione d’essere. Se non per stabilire chi comanda e chi è suddito e i termini del signoraggio e del vassallaggio.

Anche se poi non riesci a capire il motivo per cui sono diventati così condizionanti per le economie dei singoli paesi.

Perchè alla fine chissenefrega se esiste uno “spread”, visto che noi, come qualsiasi altro Stato, quando facciamo provvista di denaro non entriamo certo in concorrenza con la Germania.

Ma ormai, psicologicamente, da qualche anno, dal 2011 per l’esattezza, ci hanno convinti che è così.

Seppure nessun modello econometrico citi lo “spread con il Bund” come un elemento su cui fondare analisi e previsioni di politica economica.

Si tratta semplicemente un’applicazione di uno dei principi della dottrina Goebbels: portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando così una falsa impressione di unanimità” (rieccolo, il principio dell’unanimità).

Ed ecco perchè alla fine, da qualche tempo e chissà per quanto tempo ancora, noi seguiamo e seguiremo “quello che fa il DAX”.

Che in questi anni è riuscito a prendere il posto, nella psicologia degli investitori, persino degli andamenti di Wall Street. Per non parlare di quelli delle Borse orientali, sempre più importanti, ma sempre neglette qui da noi.

In questa Europa che non c’è più.

E, diciamocelo chiaro e tondo, che neppure conta così tanto.

Perché è diventata l’Europa della “volgarizzazione” e della “unanimità”.

Proprio come la voleva Goebbels.

LUIGI LUCCARINI

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