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LETTERA APERTA ALL’A.D. ENI CLAUDIO DESCALZI (di Pietro De Sarlo)

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Egregio Dottor Descalzi,

come tanti italiani ho letto il suo messaggio a pagamento, ripreso dai quotidiani locali, su varie testate italiane relativo alle estrazioni ENI – Shell in Val D’Agri ed alle recenti inchieste della magistratura.

Lei parla di sviluppo e afferma che “siamo qui per restare a lungo e creare benessere e opportunità di crescita”.

Forse le sfugge che nei comuni della Val D’Agri, il loro l’elenco è visibile sul sito del Piano Operativo Val D’Agri, negli ultimi venti anni, proprio negli anni in cui il petrolio avrebbe dovuto portare ricchezza e sviluppo, la popolazione è diminuita di circa 12.000 unità: da 84.000 a 72.000 (fonte ISTAT), pari al 15% della popolazione. L’occupazione, solo negli ultimi cinque anni, è diminuita di più del 10%, sempre ISTAT, con punte, in alcuni comuni del 20 %. E’ come se l’Italia avesse perso nove milioni di abitanti negli ultimi venti anni e più di due milioni di occupati negli ultimi cinque. Conseguentemente i valori dei patrimoni, case e terreni, faticosamente comprati con sacrifici dai nostri padri, valgono ora quasi zero.

Gli occupati dell’ENI in Val D’Agri sono circa tremila seicento, di cui 409 alle dirette dipendenze dell’’ENI, il resto nell’indotto.  I lucani alle dirette dipendenze dell’ENI sono 208, mentre altri mille e settecento lucani circa lavorano nell’indotto.

Sono invece 1627 i dipendenti di ENI e indotto che provengono da fuori regione. Fonte local report ENI 2014.

Considerare i 1627 lavoratori che provengono da fuori regione parte integrante dello sviluppo lucano è come considerare i soldati di Hernàn Cortés come portatori di sviluppo e progresso nell’impero Azteco, che invece annientarono. I pochi lucani che ci lavorano sono invece l’equivalente degli indigeni americani che ridotti in schiavitù aiutarono i fucilieri di Cortes a portare via l’oro azteco. Spero le sia chiara la similitudine. Non a caso la ex ministra Guidi, che credo lei conosca bene, quando venne in Lucania parlò di risorse indigene.

Di quale sviluppo parla? Sia serio!!!

Non si illuda di giocare in Lucania il ricatto occupazionale come successe per l’Ilva di Taranto.

L’intera città di Taranto vive in gran parte dei salari dell’ILVA. La gente messa di fronte ad una morte certa di fame subito o probabile di tumore tra venti anni sceglie la seconda: si può sempre sperare in un miracolo o nella ricerca scientifica.

In Lucania non è così! Pochi occupati e certamente non ricchi come lei. Ma il sottosviluppo e i tumori sono per tutti.

Sempre in tema di occupazione, come lei sa in tutte le riunioni fatte con i sindaci, mai avete parlato di sviluppo, ma avete solo fatto un misero mercato delle vacche negoziando assunzioni comune per comune. E comunque poche, molto poche.

Riguardo all’indotto anche qui, come per i meccanismi di assunzione, la magistratura chiarirà molte cose specialmente con riguardo al sistema degli appalti. Molte sono le indagini della magistratura, spesso anticipate dalle inchieste giornalistiche di Basilicata24, al proposito. Le ricordo che Tecnoparco, parte dell’indotto, è da tempo all’attenzione della procura antimafia.

Lei dice: “non siamo avvelenatori: ambiente e salute sono le nostre priorità”. Su questo la magistratura chiarirà se la sua affermazione è vera. Io, pur avendo una vecchia laurea del 1980 in ingegneria mineraria ho sempre fatto altro, non sono un tecnico e non ho fatto indagini, ma mi sembra che alcune risposte date negli anni dall’ENI o dalle Istituzioni (ARPAB, Regione, ecc… ) siano poco convincenti.

In ordine sparso: Muoiono i pesci nel lago del Pertusillo. Risposta: la colpa è dei pescatori di frodo.

Ci sono idrocarburi nel lago del Pertusillo, che alimenta i rubinetti dei pugliesi? Risposta: “la colpa è di una sorgente naturale di petrolio affiorante nel territorio di Tramutola”. Se è così mi chiedo come mai prima delle estrazioni non c’erano tracce neanche minime di petrolio nel lago, visto che la sorgente petrolifera c’è da millenni, e ora si. Mi chiedo ancora perché se c’è una sorgente naturale di petrolio perforate a cinquemila metri qualche chilometro più in là.

SI scopre che una sorgente in Val D’Agri contiene inquinanti da idrocarburi e si risponde che la responsabilità è di una vecchia strada sterrata dove passano si e no tre auto al giorno.

Ci sono varie polle che emettono materiale chiaramente attribuibile alla reiniezione e lei dice che la rieniezione viene fatta a 4000 metri di profondità. E allora?

A Metaponto la sabbia è radioattiva e si dice che la radioattività è attribuibile a vulcani. Quali? L’Etna o il Vesuvio?

Sa com’è, egregio dottore, siamo lucani, è vero, ma fessi fessi no!!!

Lei dice che l’ENI in Basilicata è di casa. Purtroppo è vero!

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