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Legge di Bilancio: torna la schiacciante austerità di Bruxelles. Recovery una burletta

C’è un alleato potentissimo per Italexit di Paragone o per le ali più sovraniste ed euroscettiche della  Lega e  se, si riveleranno, di FdI: risiede a Bruxelles e si chiama Commissione Europea. La prova pratica è nella Legge di Bilancio che, sconosciuta al Parlamento Italiano, invece viene posta sotto osservazione  e già “Contenuta” dalla Commissione. Soprattutto il Recovery Fund non esiste. Analizziamo i principali punti, così come abilmente presentati da Liturri. Il giudizio viene espresso sul Documento Programmatico di Bilancio (DPB), il compitino che il MEF manda a Bruxelles per vedere un giudizio PRIMA del Parlamento. Ecco i punti essenziali:

  • La Commissione afferma che SOLO IL COVID ci ha evitato una procedura per debito eccessivo. Un punizione demenziale, basata sui parametri di Maastricht del 1993 (molti di voi neanche erano nati) e che avrebbe cercato di “Migliorare” il deficit togliendoci  lo 0,6% del PIL in risorse. Un po’ come mettere a dieta uno che muore di fame;
  • il governo aveva messo lo 0,6% del PIL di contributo del recovery Fund nel 2021, la Commissione specifica che, essendo ormai l’approvazione slittata al 2021, l massimo ci sarà un apporto, come anticipo, pari a 7 miliardi. Già era poco, lo 0,6% del PIL, ora è nulla….
  • le misure “Temporanee” 2020, il 6,1% del PIL, che vengono in parte riportate nel 2021, fanno alzare il pelo alla commissione. Nel 2021 queste peseranno per solo 1,4% del PIL e già è una previsione irrealistiche scatenerà le tensioni sociali a partire dal marzo, quando si libereranno i licenziamenti. Però la Commissione, , bontà sua, ritiene che l’1,1% del PIL di queste riforme non sono spese temporanee, m permanenti. Si tratta di 21 miliardi che o dovranno essere compensati da nuove entrate. Il poco di disastro economico evitato nel 2020 viene concentrato nel 2021, anno in cui un’economi boccheggiante verrà definitivamente mess con la testa sottacqua ed affogata;
  • il “Fondo rotativo per il Next generation EU” resta un contenitori tragicamente vuoto che, se verrà finanziato, lo sarà solo con soldi del debito pubblico italiano.

Quindi Bruxelles, e soprattutto il duo Dombrovskis-Gentiloni, anticipa il ritorno del Fiscal Compact e dei limiti europei che non si applicheranno fino al 2022, ma che sono già, oggettivamente, in vigore. Alla fine l’unica minuscola carota, pagata comunque con le nostre tasse,, la vedremo con il Recovery, se mai ci sarà, dal 2022, ma tutto sarà sottoposto ai voleri di Bruxelles. Intanto i tagli obbligati si faranno sentire ed incrementeranno l’impopolarità di un governo Conte già in calo verticale nei sondaggi. Chi si affiancherò a questi governanti, anche nell’ottica del prossimo arrivo di vari vaccini, sarà destinato ad essere spazzato vi da un’ondata ostilità sociale a partire da febbraio. Abbiamo sbagliato di molto poco sul disastro autunnale, la rivoluzione primaverile è ancora più evidente. 


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