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L’Effetto Warsh gela i metalli preziosi: l’oro frena la corsa e l’argento vive un venerdì nero

L’effetto Kevin Warsh travolge i mercati: l’oro perde 200 dollari in una sessione e l’argento crolla del 12%. Ecco perché la nomina del nuovo capo della Fed ha messo fine al rally dei beni rifugio.

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Il mondo delle materie prime ha appena scoperto che anche i “beni rifugio” possono comportarsi come le più volatili delle meme coin. Dopo una scalata che sembrava non conoscere limiti, il rally mozzafiato di oro e argento ha subito una brusca e violenta frenata. La causa? Non una scoperta mineraria improvvisa, ma un nome che circola con insistenza nei corridoi di Washington: Kevin Warsh.

La nomina di Warsh come prossimo timoniere della Federal Reserve, voluta da Donald Trump, ha agito come un idrante gelato su un mercato surriscaldato. Gli investitori, che fino a ieri scommettevano contro il dollaro cercando riparo nei metalli, si trovano ora a ricalcolare le rotte.

Il crollo dei metalli: i numeri della correzione

La giornata di venerdì rimarrà impressa nei terminali di trading per la rapidità del movimento. L’oro, che solo giovedì aveva toccato il record storico di 5.318 dollari, ha perso in poche ore circa 200 dollari, scivolando verso area 5.150. Ma è l’argento ad aver offerto lo spettacolo più drammatico: dopo aver superato la soglia psicologica dei 120 dollari l’oncia, è crollato sotto i 100 dollari, con una flessione che ha sfiorato il 12% intraday.

Ecco un riepilogo delle variazioni principali registrate sui mercati Comex dove si è scesi per un brevissimo momento sotto i 5000 dollari all’oncia: 

L’argento è sceso brevemente sotto i 100 dollari all’oncia, per poi rimbalzare sopra i 100, ma con una caduta del 12% su base giornaliera:

Qutoazione argento – Comex

MetalloPrezzo Recente (ca.)Variazione %Nota Tecnica
Oro$5.154-3,6%Prima chiusura negativa dopo 9 sessioni
Argento$103-11,8%Ritorno sotto la soglia dei $100 (brevemente)
Platino$2.337-10,0%Forte sell-off tecnico
Palladio$1.850-8,3%Inversione di tendenza marcata

Perché Kevin Warsh fa paura (o speranza) ai mercati?

La figura di Kevin Warsh è vista come quella di un “falco” più strutturato rispetto ad altri candidati. Nonostante il Presidente Trump abbia dichiarato su Truth Social che Warsh sarà un “grande Presidente della Fed”, il mercato legge tra le righe. Warsh è percepito come un difensore della stabilità del dollaro, meno incline a tollerare la svalutazione competitiva o politiche monetarie eccessivamente espansive che alimentano il cosiddetto debasement trade. Ovviamente poi dovrà comunque andare d’accordo con il presidente, ma la posizione risulterà mediana. 

Se il dollaro torna a mostrare i muscoli, o quantomeno smette di essere la vittima sacrificale delle politiche fiscali USA, l’oro perde il suo principale motore di crescita. Per i keynesiani nostrani, questo è il classico paradosso: la ricerca di una “moneta forte” e di una guida della banca centrale più ortodossa raffredda immediatamente gli asset che fungono da alternativa alla cartamoneta.

Analisi tecnica: un mercato “troppo affollato”

Non dobbiamo però dare tutta la colpa (o il merito) alla politica. Analisti di primo piano, come Federico Manicardi di JPMorgan, hanno sottolineato come il trade sull’oro e sull’argento fosse diventato “estremamente affollato”. Quando tutti comprano, l’ultimo rimasto a dover comprare è spesso quello che innesca il crollo non appena decide di vendere.

  • Sentiment Retail: L’argento, in particolare, è stato spinto da un forte entusiasmo dei piccoli investitori, rendendolo vulnerabile a prese di beneficio violente. Il problema, per l’economia reale, è che non si può trattare una materia prima o un metallo prezioso come un meme stock.

  • Rotazione Settoriale: Molti capitali erano usciti dalle Big Tech americane (sotto pressione per i costi dell’IA) per rifugiarsi nei metalli. Ora che il quadro politico si stabilizza, quei capitali potrebbero tornare a cercare rendimento altrove.

Il futuro: correzione salutare o inversione di rotta?

Nonostante il tonfo, molti analisti, tra cui quelli di Commerzbank, invitano alla cautela. È difficile che Donald Trump accetti passivamente tassi troppo alti che potrebbero frenare la crescita economica. La pressione sulla Fed affinché tagli i tassi rimarrà elevata, e questo potrebbe fornire un “pavimento” sotto il quale i prezzi dell’oro difficilmente scenderanno.

In sintesi, abbiamo assistito a una classica “pulizia” del mercato. Chi pensava che i metalli preziosi fossero una scommessa a senso unico verso l’infinito ha ricevuto un brusco risveglio. La politica monetaria americana resta il vero ago della bilancia: se Warsh sarà davvero l’uomo della “stabilità”, l’oro dovrà trovarsi un altro motivo per brillare.

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