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Le tensioni tra popolari e socialisti europei si accentuano sulle prossime elezioni in Slovenia

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I problemi che esistono all’interno della maggioranza al parlamento europeo, travalica i confini di Bruxelles ed arriva in Slovenia, in piena campagna elettorale.

Il capogruppo dei Popolari europei Manfred Weber ha infatti rifiutato questa mattina l’invito a colazione del primo ministro sloveno Robert Golob, che intendeva riunire le leadership dei tre partiti della maggioranza europeista a Bruxelles, spiegano fonti presenti all’incontro.  All’incontro hanno partecipato solo la capogruppo dei Socialisti, Iratxe García Pérez, e la presidente dei Liberali europei, Valérie Hayer. Weber si trova a Lubiana per una riunione dei popolari europei e ha declinato l’invito a cui invece hanno partecipato gli altri leader della maggioranza. Oltre a loro erano presenti anche il vicepresidente della Commissione Raffaele Fitto, la commissaria all’Allargamento Marta Kos e il commissario alla Difesa Andrius Kubilius.  Weber ha infatti scelto di restare a un evento elettorale del Ppe insieme al candidato Janez Jansa, ex premier sloveno e leader del partito Sds, affiliato ai Popolari, raggiunti poi anche anche dal vicepresidente Fitto e dal commissario Kubilius.

Dura la reazione del premier Golob, che in una nota diffusa dopo l’incontro ha sottolineato: “Nei prossimi due mesi si terranno due elezioni in Europa di grande interesse: in Slovenia e in Ungheria, sono collegate più di quanto pensiamo. Janez Jansa e Viktor Orban non sono uniti solo da ciò che sappiamo, ovvero il denaro ungherese nei media del partito SDS. Sono anche uniti da una visione molto simile dei valori europei, e questo preoccupa molti in Europa”.

“In quanto famiglia politica più forte d’Europa, il Partito Popolare Europeo si batte per un’economia europea forte, una retribuzione equa per un lavoro equo e un’innovazione che si prenda cura delle persone. Mettiamo i cittadini al primo posto, non l’ideologia. Lavoriamo per un’Europa che protegga i suoi confini esterni, costruisca una difesa europea comune in grado di difendere il nostro continente e abbia regioni vivaci. Sotto la guida del Presidente dell’SDS Janez Janša e del Presidente dell’NSi Jernej Vrtovec, e con delegazioni slovene determinate e influenti all’interno del PPE, la Slovenia ha una voce potente in Europa, plasmando le decisioni, producendo risultati e creando elevati standard di vita per gli europei”, ha affermato il Presidente del Gruppo PPE, l’eurodeputato Manfred Weber nel suo intervento all’assise dei popolari.

Evento a cui ha partecipato anche il vicepresidente esecutivo Fitto, dopo il suo incontro con il presidente sloveno, dove ha avuto modo di confrontarsi, applauditissimo ( ma si sa i popolari lo considerano un pò come uno di loro) di coesione e di bilancio europeo.

Il 22 marzo prossimo, infatti, gli sloveni saranno chiamati alle urne per scegliere a chi affidare il Paese per i prossimi quattro anni. Lo scontro sarà ancora una volta tra centrodestra e centrosinistra. I sondaggi indicano che il vincitore relativo della consultazione dovrebbe essere Janez Janša con il suo Partito Democratico. Quello che conta, però, è riuscire a racimolare i 46 voti necessari per eleggere il primo ministro e il governo.

Il premier Robert Golob, con il suo Movimento Libertà, probabilmente non riuscirà a eguagliare il risultato della scorsa consultazione, quando conquistò quasi da solo la maggioranza, portandosi a casa 41 deputati, mai nessuno prima ci era riuscito. Il suo partito è in calo, anche se i sondaggi lo danno saldamente al secondo posto.

A decidere chi governerà saranno i partiti minori, quelli che riusciranno a superare lo sbarramento del quattro per cento che consente l’ingresso in parlamento. Quattro anni fa ce la fecero solo in cinque. Insieme a Movimento Libertà e Partito Democratico entrarono alla Camera anche i post-comunisti Socialdemocratici, i radicali della Sinistra e i democristiani di Nuova Slovenia. Mai così in pochi da quando nel 1990 si è dissolto il regime comunista.

Il livello di scontro tra socialisti e popolari è dimostrato anche dalla clamorosa, per certi versi, presa di posizione dei socialisti europei che oggi poco meno di un mese e mezzo dalle elezioni, il gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, incalza il Partito Popolare Europeo, invitando ad espellere il partito dell’ex premier, e candidato per la prossima tornata elettorale, Janez Janša, accusato di essere “anti-europeo e contrario allo Stato di diritto”.
La richiesta arriva nella ‘Dichiarazione di Lubiana’, approvata dalla leadership socialista durante un ritiro nella capitale slovena. Nel documento, i socialdemocratici mettono in guardia “contro la normalizzazione dell’odio” e dell’estremismo e criticano i legami tra il Ppe e Jansa, paragonandoli al precedente rapporto con il partito di Viktor Orbán.
I socialisti ribadiscono infine il sostegno alla libertà dei media, ai diritti civili, all’uguaglianza, alla tutela delle minoranze e al diritto all’aborto, chiedendo un’Europa “unita, democratica e resiliente” di fronte alle sfide geopolitiche.

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