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Le regole di distanziamento sociale? Inutili. Nuovo studio lo dice chiaramente

 

Negli USA sono imposte, come i Europa, strette norme di distanziamento sociale che impongono di tenere 6 piedi, poco meno di due metri, fra una persona ed un’altra in tutte le condizioni, compreso al chiuso. Queste norme sono la causa della chiusura dei ristorarti , e ora del divieto di servizio all’interno, per fare un esempio. Ora uno studio del MIT compiuto dal professor  Martin Z. Bazant proprio con la finalità di creare modelli di prevenzione viene a mostrare come queste norme siano inutili e come vengano ignorati fattori ben più rilevanti.

Prendiamo un estratto del suo lavoro:

Dimostriamo come questo limite dipenda dai tassi di ventilazione e filtrazione dell’aria, dalle dimensioni della stanza, dalla frequenza respiratoria, dall’attività respiratoria e dall’uso della maschera facciale dei suoi occupanti e dall’infettività degli aerosol respiratori…..

Soprattutto, il nostro studio chiarisce l’inadeguatezza della regola dei sei piedi nel mitigare la trasmissione delle malattie per via aerea indoor e offre un’alternativa razionale e fisicamente informata per la gestione della vita al tempo del COVID-19.  Se implementata, la nostra linea guida sulla sicurezza imporrebbe un limite al CET negli ambienti interni, la cui violazione costituisce un’esposizione per tutti gli occupanti della stanza. Infine, sebbene il nostro studio abbia consentito una stima dell’infettività del COVID-19, indica anche come i nuovi dati che caratterizzano gli eventi di diffusione indoor possano portare a stime migliori degli stessi e quindi a perfezionamenti quantitativi delle nostre linee guida sulla sicurezza.

Lo studio rivela che le linee guida di distanziamento sociale impiegate in gran parte del mondo da oltre un anno non hanno fatto nulla per limitare la diffusione del COVID-19, suggerendo che l’adattamento delle linee guida non ha fermato la diffusione del virus originato dalla Cina.

In altre parole, l’uso diffuso di maschere può semplicemente cambiare i vettori fisici di trasmissione all’interno di una data stanza piuttosto che fermarla, rendendo di fatto inutili le regole di distanza di sei piedi. I fattori che dovrebbero essere tenuti in considerazione nella valutazione della rischiosità di un’area sono diversi, e vanno dal tipo di attività svolta, al tempo di permanenza, alla ventilazione dell’area stessa, al ricambio d’aria.

Nella linea guida, i ricercatori scrivono: “Per ridurre al minimo il rischio di infezione, si dovrebbe evitare di trascorrere lunghi periodi in aree altamente popolate. Vi è maggiore sicurezza nelle stanze di grande volume e alti tassi di ventilazione. Uno è maggiormente a rischio nelle stanze in cui le persone si stanno esercitando in modo tale da aumentare la frequenza respiratoria e la produzione di agenti patogeni, ad esempio facendo esercizio, cantando o gridando “. Insomma, Karaoke solo all’aperto, e meglio parlare sottovoce

Questo è un esempio della diversa rischiosità delle varie attività

 

Bazant ha anche detto alla NBC: “Quello che la nostra analisi continua a mostrare è che molti spazi che sono stati chiusi in realtà non dovevano esserlo. Spesso lo spazio è abbastanza grande, la ventilazione è abbastanza buona, la quantità di tempo che le persone trascorrono insieme è tale che quegli spazi possono essere gestiti in sicurezza anche a piena capacità e il supporto scientifico per la capacità ridotta in quegli spazi non è sufficiente. ” Ha aggiunto: “Penso che se gestisci i numeri, anche in questo momento per molti tipi di spazi scopriresti che non sono necessarie restrizioni di occupazione“. Tra l’altro la corretta applicazione delle indicazioni di Bazant permetterebbe di prevenire le epidemie di influenza stagionale.


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