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LE RAGIONI DEL PESSIMISMO

Se uno ti accusa di qualcosa, può darsi che si sbagli. Se invece della stessa cosa ti accusano tutti, è più probabile che ti sbagli tu. E nel caso improbabile che tu abbia indiscutibilmente ragione, rimane lo stesso da capire il perché delle accuse di tutti. È la mia situazione. L’accusa è quella di pessimismo e, coerentemente con quanto detto prima, mi difenderò non per ottenere l’assoluzione – se ci sperassi sarei ottimista – ma in omaggio a una sorta di mentalità d’avvocato: il cliente va difeso al meglio, anche quando le speranze sono scarse.
Riguardo a ciò che è incerto, il pessimismo è ingiustificato quanto l’ottimismo. Molti reputano che il “pensare positivo” aiuti a far andare meglio le cose ma oggettivamente è una sciocchezza. Solo soggettivamente in questa idea ci può essere del vero, perché chi prevede il meglio almeno non si fa cattivo sangue prima che sia inevitabile.
Al di sopra del pensiero magico – positivo o negativo che sia – c’è l’atteggiamento scientifico. Prescindendo dalle emozioni, esistono soltanto la certezza del futuro negativo, la certezza del futuro positivo e la percentuale di probabilità dell’uno o dell’altro. E qui si nota una stranezza: la maggior parte delle persone reputa una percentuale positiva del 90% una certezza che tutto andrà bene, e non è, mentre di fronte ad una percentuale negativa del 90% l’atteggiamento di molti rimane, se non positivo, certo quasi speranzoso: c’è ancora qualche possibilità. E anche questo è irragionevole. La percentuale è in tutti i casi di nove su dieci.
Per quanto riguarda il pessimismo economico, oggi non raro, non si può dire che sia soltanto il frutto di una naturale tendenza a vedere nero. Non soltanto abbiamo sotto gli occhi una crisi profonda e interminabile, ma questa crisi è inarrestabilmente progressiva. La concorrenza di alcuni Paesi anche extraeuropei sta mettendo in difficoltà il nostro livello produttivo, forse non sufficientemente concorrenziale. La massa monetaria che incombe sul mondo intero aumenta costantemente. Il debito pubblico smisurato, che prima era il triste fardello di alcune nazioni scervellate, è divenuto una caratteristica comune. Persino antichi e gloriosi Paesi come la Francia si avviano ad averne uno vicino al cento per cento del prodotto interno lordo. Ed è proprio questo il punto: una situazione può indefinitamente peggiorare senza giungere ad un punto di rottura? Una goccia d’acqua è una quantità di liquido insignificante, ma nessuno si sentirebbe di dire che sia incapace di far traboccare il vaso, se continua a cadere senza fermarsi mai.
Ecco dove si radica il pessimismo. Accumulando costantemente le ragioni di un collasso, il collasso si verificherà, è solo questione di tempo: qualunque ingegnere ve lo confermerà. Molti invece fondano il loro ottimismo sull’idea che, quando la previsione è troppo negativa, semplicemente non si verificherà. E questa è una sciocchezza. A lungo molti ebrei non hanno creduto che veramente i nazisti volessero sterminarli in massa. Magari li deportavano, ma come si sarebbe potuto credere che il programma fosse veramente l’Olocausto? E non parliamo dei civili tedeschi. Molti di loro, anche a guerra conclusa, negavano che lo sterminio fosse veramente avvenuto. Tanto che gli alleati, per esempio a Dachau, vicino Monaco, hanno organizzato delle visite guidate al campo di sterminio, perché i locali vedessero con i loro occhi ciò che si era perpetrato a pochi metri da casa loro. E in qualche caso essi vomitarono o si sentirono male, per il dolore e il disgusto. Era qualcosa di più di una sorpresa.
Il detto “troppo brutto per essere vero” è una stupidaggine, una volta che si è saputo che muoiono di cancro anche i bambini. La bellezza non è necessariamente una qualità della verità. E non è neppure vero che “una soluzione si troverà”. Infatti, sull’aereo ai cui comandi c’era quel tale Lubitz, una soluzione non s’è trovata. E se un meteorite lungo un chilometro o due cadesse sulla Terra forse l’umanità si estinguerebbe nel giro di qualche giorno. Troppo brutto per essere vero? E chi sarebbe capace di fermare l’assassino venuto dallo spazio?
Il pessimismo non deve essere un vezzo, ma per negare una ragionevole previsione bisogna addurre ragioni concrete, non proverbi come “il diavolo non è poi brutto come lo si dipinge” o “finché c’è vita c’è speranza”. Anche perché la tragedia del malato terminale di cancro è proprio questa: che c’è la vita, ma non la speranza.
Gianni Pardo,
29 marzo 2015

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