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“Le parole sono pietre” di Raffaele SALOMONE MEGNA


I “Giannoniani”, associazione degli ex allievi del liceo classico “Pietro Giannone” di Benevento di cui faccio parte, hanno celebrato i settantanni della Costituzione italiana, organizzando presso la loro aula Magna “G. Palatucci” incontri sul tema: “Riflessioni a più voci sui primi dodici, articoli della carta costituzionale” .
Per problemi lavorativi ho avuto la possibilità di assistere solamente all’ultimo, che si è svolto il primo giugno e che aveva per oggetto gli articoli 11 e 12.
I relatori del giorno sono stati rispettivamente l’ex presidente del Tribunale di Avellino, dott. Massimo Amodio, ed il prof. Giovanni Cerchia, docente di Storia contemporanea e delle istituzioni europee dell’Università del Molise.
Erano anche presenti tutti gli allievi delle classi quinte del liceo classico.
E’ opportuno riportare il testo dei due articoli :
Art.11
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art.12
La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

Mentre venivano proiettati questi testi, si sono succeduti i discorsi degli ospiti, entrambi molto appassionati, soprattutto quello del dott. Cerchia.
Ho sentito argomentazioni finemente semantiche sui verbi “rinunciare” e “ripudiare” ed un breve quanto pregnante excursus sull’importanza storica dell’adozione di una bandiera, quale simbolo di di un popolo diventato sovrano e non più simbolo di sovrani.
La bandiera è la differenza tangibile tra la costituzione ottriata, elargita ai sudditi dalla volontà del monarca come atto unilaterale, poiché titolare del suo potere per grazia divina, quale era ad esempio lo Statuto Albertino, e l’attuale Costituzione, votata ed approvata da organi di rappresentanza della collettività dei cittadini.
Pur tuttavia, nel mezzo di questa disquisizione così accorta, ho colto qualcosa che non avrei mai voluto sentire: l’uso del sostantivo “cessione” come sinonimo di “limitazione”.
Per dirla con Carlo Levi, le “parole sono pietre” e da docente, benchè di un altro istituto di Benevento, ho avvertito l’obbligo morale, soprattutto nei confronti dei giovani presenti all’incontro, che si ristabilisse la verità, che comunque a era di assoluta evidenza poiché proiettata a grandi lettere sul fondo della sala.
Ho chiesto la parola e molto sommessamente ho ricordato ai presenti che la nostra Carta Costituzionale parla di “limitazione” e non di “cessione”, che l’Italia consente una limitazione di sovranità in alcuni ambiti, in condizioni di parità con gli altri stati, solamente in favore di istituzioni finalizzate ad assicurare la pace e la giustizia tra le nazioni.
E’ un fatto storicamente acquisito che i nostri “padri costituenti” avessero pensato l’art.11 per consentire all’Italia l’adesione alla neonata organizzazione delle Nazioni Unite e non certo per aprire un varco nel nostro ordinamento giuridico a modelli economici atti a stravolgere la costituzione stessa, anche se voluti da organismi internazionali.
In ogni, caso grande è stato il mio sgomento e la mia amarezza nel ricevere l’ennesima conferma di come la cultura, la lettera e lo spirito della nostra Costituzione vengano cancellate, giorno dopo giorno, dalla coscienza collettiva dei cittadini del nostro paese, soprattutto quelli più giovani, con una campagna martellante che va avanti oramai da alcuni decenni.
Il pensiero “mainstream”, quello tanto caro alle lobbies economiche ma palesemente errato se non mendace, è così pervicace da essere diffuso anche in una occasione celebrativa.
Sono assolutamente certo della buona fede dei relatori, ma la triste realtà è che si opera, si pensa, si scrive come se la Costituzione non fosse mai stata scritta, come se non esistesse.
Se questa interpretazione fosse vera, se cessione fosse sinonimo di limitazione, l’art. 11 si contrapporrebbe alll’art.1 creando un paradosso.

Infatti l’art.1 della Costituzione così riporta:

Art.1
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Orbene, se la sovranità fosse ceduta, il popolo non sarebbe più sovrano, per contro, se la sovranità appartiene al popolo, non può essere ceduta ad alcuno.

Questo è il motivo per il quale la sovranità può essere solamente limitata.

La cessione di sovranità comporta la consegna ad un terzo di un potere d’imperio proprio di uno Stato, che così finisce per perde la propria indipendenza e ciò in contrasto con l’art.1.

Concludo affermando con forza che la nostra Costituzione si difende anche pretendendo che siano usati i giusti termini, le “parole sono pietre”.

Raffaele SALOMONE MEGNA

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