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Le necessità economiche e l’eredità ideologica della Sinistra

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L’AMICO Mori si sta spendendo con generosità per trovare un intesa tra 5Stelle e Lega sulla questione euroexit…, intesa accettata da Borghi a nome della Lega ma al momento rifiutata dai 5 Stelle. Un collega mi ha chiesto qualche settimana fa come potesse svilupparsi un’alleanza operativa tra un partito sostenitore del federalismo come la Lega e le varie posizioni nazionaliste . Noto un riaccendersi della polemica a a Sinistra verso un PD sempre meno sensibile a alle esigenze dei “ceti proletari”.
Sono tre questioni diverse ma per me oggi legate da un Fil Rouge
Cominciamo dall’ultima: come è possibile che il “partito dei lavoratori “ sia oggi diventato il partito delle banche, della finanza internazionale, dell’ordoliberismo globalista e demografico. Le critiche a sinistra si accentrano sull’idea di un adeguamento alla necessità di un inevitabile andamento e l’affermazione delle nuove tendenze “liberali” erroneamente ritenuta inevitabile dai partiti ex comunisti e in genere dalla sinistra ufficiale europea. La tendenza è sostenere che un’altra scelta è possibile. E’ vero ma non centra totalmente il problema e non spiega la trasformazioni di partiti che pretendevano di rappresentare i lavoratori in partiti che di fatto sostengono i loro nemici, A mio avviso c’è un altro elemento ideologico che ha spinto questa trasformazione che non ha natura di una proiezione temporale ( è un futuro inevitabile ) ma piuttosto spaziale. Nella storia ideologica della sinistra l’universalismo internazionale ha avuto un grande ruolo: il sogno delle classi operaie unite da un unico destino e dagli stessi interessi ( la lotta all’’imperialismo internazionale) è stato per decenni il leiv motive di un sacco di propaganda. Venuto a meno il grande disegno generale esso stato sostituito da una visione un po’ schizofrenica che bilanciava l’accettazione di un modello individualistico edonista a livello individuale con il disegno di una società omogeneizzata in grande mercato in sviluppo interculturale, interrazziale e privo di ogni connotazione diversificante retaggio di un passato superstizioso ed oscuro. Curiosamente questa visIone è perfettamente coincidente con quella di molta parte delle elite finanziarie. In altri termini lasciata la lotta di classe l’idea che esistessero contrapposizioni culturali, economiche locali , religiose non solvibili dall’interesse economico sembrava un’anticaglia del passato, per trogloditi fasciteggianti o razzisti. Per questa idea portante la minaccia portata dalle politiche europee ai ceti lavoratori non è stata riconosciuta, ma anzi le stesse politiche sono state sono state sostenute o subite come inevitabili , seppur dolorose , e necessarie. Solo quando negli ultimi tempi quando sono diventate una minaccia diretta per le elite italiane si son levati voci di protesta (vera o fasulla) . In altre parole il considerare solo sovrastrutture le differenze di cultura ed interessi locali ha favorito la fagocitazione nel cosmopolitismo finanziario dei partiti della Sinistra tradizionale.
Veniamo alla seconda QUESTIONE  immaginarsi sulla stessa barricata un federalista alla Miglio e un sostenitore del Risorgimento Italiano francamente 20 anni fa sembrava un po’ fantascienza. E in parte lo era.

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Ricordo però discorsi di Miglio fatti a Fini In essi Miglio sosteneva che davanti alle questioni e agli interessi sostenuti dall’UE bisognasse trovare tra chi sosteneva interessi locali in nome del nazionalismo o in nome di identità regionali (sarebbe meglio dire cantonali) federate un punto di intesa . Fini ascoltava peraltro con l’aria distratta di chi sognava già di trovare il modo di soppiantare Berlusconi piuttosto che dedicarsi a questioni meno importanti di teoresi e prospettive economiche ed istituzionali.
Oggi la questione si è riposta in modo drammatico dopo che negli ultimi anni da quando l’Italia è stata commissariata col governo Monti e di fatto ha dovuto subire una politica economica a metà tra le tesi della Merkel della BCE e della Finanza internazionale spesso sintetizzate in un’unica ricetta. Di fatto è stato sempre più evidente che gli interessi locali divergevano profondamente da quelli dell’elite burocratica Finanziaria che con la Germania governa l’Europa creando per reazione un’alleanza all’inizio impossibile. Ciò che univa i due filoni era proprio la il concetto di priorità e il valore dato alle identità culturali, religiose ed economiche locali ed alla storia istituzionale, cosa quasi assente nella tradizione della Sinistra storica con un ‘eccezione: quando la causa nazionale coincideva con la lotta di un paese considerata proletario contro un paese considerato imperialista. ( come nel caso dei conflitti arabo-israeliani)
Veniamo all’appello dell’amico Marco: sotto molti aspetti logico, ma di difficile realizzazione. In altre parole si parte dall’assunto che l’attuale politica Europea è una minaccia sia per i diritti economici dei lavoratori, sia per le istituzioni  repubblicane, sia per le identità locali, sia per al stessa sopravvivenza dell’Italia come nazione industriale. L’asservimento del paese a poteri finanziari è denuncia comune dei 5Stelle della Lega e della Destra. Esiste però un problema di fondo mentre per la Lega e al Destra tutto ciò fa parte di un disegno globale di omogeneizzazione culturale che va rigettato. Non è così per buona parte degli attivisti dei 5S i quali pur rigettandone le conseguenze economiche non ritengono il fenomeno di omogeneizzazione in una nuova società con logiche nuove, ecologiche e modernizzanti, magari new age,(e spesso sostanzialmente anti industriali) un fenomeno sicuramente negativo. Non sto riferendomi solo alle radicali idee di Casaleggio, ma ad un sentire comune assai più diffuso e confuso.
Non so se è possibile un’intesa parziale sulla questione monetaria e finanziaria che riguarda al’Europa, ma so che è difficile perché provoca reazioni viscerali e irrazionali laddove tocca ideologie di fondo che hanno sempre una dimensione culturale ed esistenziale  profonda alla faccia di chi ritiene e ha ritenuto semplici sovrastrutture rispetto alla struttura portante dell’economia. Curioso notare che proprio la parte politica che ha sempre urlato che l’economia sia la parte importante sia oggi invece la più condizionata da queste sovrastrutture storiche al punto da sacrificarvi l’economia di un paese.

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