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Le indagini urlate su Saipem et al. sembrano fotocopie di quelle su G. Cagliari ed il Pignone, poi svenduto: esiste ancora una correlazione tra giustizia mediatica e svendite di Stato?

Casualmente ho riletto alcuni brani dell’irrinunciabile libro di Almerighi, “Suicidi”i, certamente un capolavoro per i riferimenti che si incrociano, per le fonti e per i dettagli ancora oggi molto attuali. Mi sono soffermato sulla sezione che spiega i retroscena che portarono all’incarcerazione di Gabriele Cagliari. Bene, tutto partì da una tangente, tangente ipoteticamente pagata da Nuovo Pignone (allora del gruppo ENI) ad ENEL, tangente molto simile a quella pagata da Siemens sempre a ENEL 10 anni dopo, con la differenza che nell’ultimo caso citato lato tedesco nessuno venne messo in galera nei termini della legge sulla custodia preventiva e dunque non venne scatenato il polverone stile Tangentopoliii (…).

Il ragionamento che voglio fare è questo: è un dato di fatto che le inchieste mediatiche dell’epoca di tangentopoli portarono in Italia alle più grandi privatizzazioni del mondo occidentale, nella maggior parte dei casi a prezzi di realizzo (ad es. Unicredit, Autostrade), per altro vendendo anche aziende che erano tutt’altro che a pezzi, anzi (appunto, Nuovo Pignone, un vero gioiello) [se consideriamo il ventennio 1979- 99, l’Italia si colloca al secondo posto (122 miliardi di dollari) per controvalore delle dismissioni dopo il Regno Unito (165 miliardi), prima della Francia (71 miliardi), della Germania (63 miliardi) e della Spagna (62 miliardi)*].

FireShot Screen Capture #101 - 'Le privatizzazioni in Italia e il ruolo dello Stato_ Un bilancio e qualche prospettiva' - www_italianieuropei_it_it_la-rivista_item_319-le-privatizzazioni-in-italia-e-il* Le privatizzazioni in Italia e il ruolo dello Stato. Un bilancio e qualche prospettiva –Di Emilio Barucci Giovedì 27 Marzo 2008

Da qui la sospetta correlazione tra indagini mediatiche e svendite di Stato: è certo che senza tangentopoli le svendite e le privatizzazioni di fine millennio, soprattutto nella misura che abbiamo visto – e coi prezzi bassi di realizzo aggiungo io -, non ci sarebbero state. La domanda a venti anni di distanza è se tali inchieste mediatiche con incarcerazioni sensazionali non furono casuali o invece furono parte di un piano preordinato, anche dall’estero (…). Molti dei giudici allora nel Pool di Mani Pulite sono oggi importanti pezzi della magistratura, su tutti il famoso pm F. Greco della procura di Milano, oggi al centro delle indagini più importanti.

Nuovo Pignone venne indagata per quanto sopra indicato e poi inopinatamente (s)venduta. Parimenti il Pignone ai tempi era azienda importante, importantissima: aveva costruito le stazioni di pompaggio delle pipelines di gas russe dalla Siberia all’Europa, aveva competenze anche militari in termini di turbine, si era all’alba della prossima rivoluzione delle turbine a gas per cogenerazione che avrebbe aperto un immenso mercato, era parte di ENI dove negli anni si succedettero al vertice amministratori molto legati ad aziende americane. Insomma era un gioiellino. E venne (s)venduto, oggi possiamo dire che non era necessario venderlo, attorno al Pignone si sarebbe potuto creare un polo italiano di livello internazionale del settore, come ha poi fatto GE. Soprattutto dobbiamo rilevare che tale azienda aveva una grande valenza geostrategica per gli ambiti in cui era attiva, soprattutto vis a vis con la Russia ed in relazione agli eventi che pochi anni dopo si concretizzarono (rivoluzione delle turbine a gas per la generazione elettrica ad esempio).

Oggi stiamo vedendo una piccola riedizione di quanto accaduto durante Tangentopoli, un processo giudiziario che venti anni fa si fermò solo per volere esterno grazie all’intervento risolutivo di R. Bertholomew, neo-ambasciatore USA a cui l’Italia dovrebbe essere molto grata, che spostò all’estero P. Semler del Consolato di Milano, ossia per intenderci sostituì chi teneva i “contatti” con la procura milanese, ad esempio venne fuori che egli sapeva ben un mese prima dell’inizio dell’inchiesta milanese sulle tangenti (alla fine del suo mandato diplomatico Bartholomew diventò responsabile per l’Italia di Merryl Lynch, ndr).

Detto questo, esistono enormi similitudini tra ieri ed oggi: anche allora vennero messe sotto inchiesta aziende poi privatizzate, il Pignone ad esempio (oggi sono sotto inchiesta Saipem e Finmeccanica). Come allora le aziende sotto inchiesta avevano grande valenza geostrategica, oggi Saipem può permettere alla Russia di fare la differenza nell’artico [infatti la russa Rosneft ha dichiarato in varie occasioni il suo interesse per l’azienda del gruppo ENI], Finmeccanica è la difesa militare del Belpaese per altro leader in settori strategici quali l’elicotteristica da guerra. E guarda caso – oggi come allora – abbiamo visto concentrarsi le indagini per corruzione internazionale proprio su tali due aziende negli scorsi mesi. La costante giudiziaria tra Tangentopoli prima maniera ed oggi è la procura di Milano.

Non me ne vogliano a Milano, nulla contro di loro, anzi bene che si facciano rispettare le leggi. Il problema è più di interesse Nazionale che politico o giudiziario, mi si passi il termine.

Il punto infatti è un altro: bisognerebbe capire se è un caso che prima delle privatizzazioni “avvenute” (vedasi il passato) o prossime venture (vedremo su Saipem e Finmeccanica che succederà) ci debba sempre essere il preventivo e puntualissimo intervento della magistratura a creare le necessarie “condizioni al contorno”: è un fatto voluto o solo un caso che si ripete?

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Certo è che a seguito delle recenti indagini su Saipem – contemporanee al golpe contro un primo ministro italiano democraticamente eletto, S. Berlusconi – grazie al tracollo del prezzo in borsa un fondo USA ha accumulato ben il 12% del gruppo industrial-petrolifero italiano leader nelle costruzioni specializzate (e ricordo, tale azienda in teoria potrebbe essere tanto utile a coloro che voglio perforare l’artico ed oggi non sanno come fare). Per Finmeccanica basti menzionare le ripetute avances di Siemens per le turbine a gas, di mezzo mondo per Ansaldo STS e la costante sponda francese per accaparrarsi i siluri e la missilisticaiii. D’altro canto è parimenti sicuro che gli appalti persi da Finmeccanica in India e Saipem in Algeria a seguito dell’azione dei magistrati italiani sono stati poi girati ad aziende concorrenti del gruppo italiano…. parlo di aziende appartenenti agli stessi paesi che oggi ci impongono l’austerity – mah, sarà anche qui un caso -. Possiamo dunque dire che anche oggi l’Italia sta vendendo le proprie partecipate, dati alla mano!

Mi vien da dire che forse la sola differenza tra oggi e la prima tangentopoli, a parte le misure delle privatizzazioni, sono solo i morti ammazzati che ancora mancano all’appello quanto meno seguendo il filo logico introdotto con il libro di Almerighi (…).

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Anche alla luce di quanto sopra, chi segue i miei interventi sa che sono strafavorevole alla abrogazione dell’obbligatorietà dell’azione penale così come qualche forma di resa responsabilità dei magistrati per il proprio operato, seguendo pedissequamente quanto auspicato da Giovanni Falcone prima di morire ammazzato. Ma un attimo, Falcone suggeriva questo? Impossibile direte…. E invece vi assicuro che è così, è proprio vero, vedasi la nota in calceiv. E aggiungo anche che tale visione solo apparentemente rivoluzionaria è stata addirittura avallata dal prof. Emerito G. Di Federico, già membro del CSM (stessa fonte). E cito anche il presidente della Cassazione, Santacroce, che addirittura ha auspicato la separazione delle carriere tra pm e giudici (idem sulla fonte). Sorge il dubbio che magari qualcosa non funzioni alla perfezione nella magistratura attuale… almeno ciò è quanto si conclude a leggere il libro di Rossetti sul caso Fastweb e le incarcerazioni diciamo forzate, inclusi i riferimenti e le conclusioni/postfazione, vedasi riferimenti in calce.

Si noti che gli interventi dei giudici sopra citati e quello di Falcone in particolare avevano un unico scopo: evitare che “…influenze informali e collegamenti occulti con centri di potere possano influenzare l’esercizio di tale attività.” [cito G. Falcone, vedasi riferimento in calce, nota iv]. Io ho solo aggiunto che tali centri di potere possano essere anche e soprattutto – a maggior ragione oggi – esteri. C’è da dire che Falcone ci aveva preso in pieno nella sua interpretazione del futuro che stava per arrivare, o almeno così mi vien da dire, forse oggi si capisce meglio cosa voleva dire per il Falcone Nazionale essere persona scomoda (…).

Quanto accaduto all’Italia con l’avvento di Mario Monti dovrebbe insegnarci qualcosa, se non altro dovremmo abituarci a ragionare sulla base di fatti concreti senza accettare le verità preconfezionate dai media: in Italia nulla capita per caso soprattutto per quanto riguarda le tempistiche…

La speranza per l’Italia sta in gente eroica e che ha un fortissimo senso dello Stato, come il generale Tricarico – ex Capo di Stato maggiore Italiano – che restituì la Legion d’Onore a fine 2011 per via del comportamento francese in Libya durante il golpe contro Berlusconi. E questo senza che né i media – tranne piccole eccezioni – né i primari politici di allora intenti ai tempi a fare cadere Berlusconi incluso il primo ministro in pectore di allora Mario Monti [lo sarebbe diventato a brevissimo] menzionassero dovutamente il fatto.

Fantomas per Mitt Dolcino

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i“Suicidi – Castellari Cagliari Gardini”, M. Almerighi, Casa Editrice Università La Sapiena, 2011

iiGiovedí 29 Aprile 2004, Siemens «paga» lo scandalo Enelpower, Il Sole 24 Aprile, http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&artId=402700&am.. : va notato che in Italia lato ENEL il duo Giuffrida /Caresta subì l’arresto con custodia preventiva, infatti in tale modo chi sapeva dovutamente parlò, mentre lato Siemens non venne incarcerato nessuno: la dura lege della custodia cautelare made in Italy è questa, Siemens successivamente nel 2007 venne condannata a Darmstadt (Germania) per i reati ascritti ma senza arrestare nessuno. Forse con questo esempio si capiscono meglio le parole del giudice della Corte Suprema USA J. An. Scalia quando diceva che la custodia cautelare in carcere italiana va contro i principi di democrazia USA:

iv“Io non avevo l’avvocato”, M. Rossetti, Mondadori, I. Ed., 2013, pag. 123-133

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