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Le crisi necessarie, anche biologiche.

Abbiamo due possibilità.

Presidente Giuseppe ConteO l’intero #governo vive in un loop negazionista non ascoltando e rifiutando ciò che un’intera fetta del mondo scientifico e medico continua a dichiarare o la sordità dei suoi esponenti è un chiaro rifiuto necessario alla loro stessa sopravvivenza come governo che deve avere il tempo di completare un progetto.
Non solo singoli medici e scienziati continuano a dire che l’intera vicenda #covid19 deve essere riletta a fronte di dati che certificano errori (medici e politici), ma si formano associazioni fra questi stessi medici e scienziati che di fronte alla sordità del mondo politico in generale e del governo in particolare sono costretti ad adire le vie legali per far sentire la propria voce.
Questa sordità non può più essere considerata ottusa, è una sordità voluta e aggravata da decisioni che fanno riflettere sul livello di coercizione attuato in passato e progettato per il futuro.
Quando un ministro come speranza indica il carcere per coloro che, avendo capito l’abominio, si rifiutano di farne parte, significa che non esiste solo negligenza ma dolo e colpa.

Appare chiaro che in un paese dove la stessa #magistratura appare (è) lobbizzata e dove l’#informazione è tutto meno che plurale, la maggioranza della popolazione, è ovvio, fatica a prendere coscienza.

Dobbiamo renderci conto che siamo ormai alle ultime battute.

La lunga sequenza di eventi che trova un inizio nel 1981 è giunto quasi a conclusione. Non certo un inizio ideologico, che è ben antecedente, ma l’inizio dello smantellamento reale del paese Italia e del sistema di equilibrio dei paesi di stampo socialista si avvia alla conclusione.

L’art. 41 della Carta Costituzionale è pienamente sovvertito.

Ad opera di un gruppo di iperliberali che guardavano al liberismo, Carli, Andreatta, Ciampi e via dicendo, passando attraverso i D’Alema i Prodi, i Monti ci siamo arrivati, con le ultime azioni di questo governo Conte (PD+M5S); ci si avvia alla conclusione.

Con una nuova crisi biologica (come diceva Monti le crisi sono necessarie) di stampo prettamente mediatico stiamo per azzerare economicamente l’Italia. Per questo il mondo medico e scientifico che cerca di dire la sua viene tacitato dai media, questa pseudo crisi farlocca serve.

A breve molti professionisti e piccole aziende dovranno prendere una decisione che prima passerà attraverso i licenziamenti e poi probabilmente arriverà alla chiusura definitiva. Ogni persona, licenziata o costretta a chiudere dovrà, in questi anni a venire, per poter sopravvivere, aggredire il proprio risparmio personale fino ad esaurirlo.

Tutto si è svolto secondo piano, la privatizzazione delle aziende pubbliche italiane, la liquidazione e privatizzazione dei servizi fondamentali, la cessazione di una politica economica indipendente, la totale perdita di controllo politico del mercato, la disoccupazione fisiologica, la delocalizzazione o cessione delle industri private italiane, la prossima attivazione del MES, seguito dall’aggressione del risparmio privato.

Con noi è stata più dura che con la Grecia, noi eravamo un paese strutturalmente forte, una forza derivata dalle politiche economiche protettive del dopo guerra e valide fino agli anni ottanta. Ci sono voluti ben 40 anni per ridurci al baratro ed adesso stiamo per compiere l’ultimo passo.

Il vero problema è che chi ha coscienza di questo è una sparuta minoranza del paese, gli altri continuano a guardare senza capire e spesso aggrediscono proprio coloro che tentano di aprirgli gli occhi.

Se poco possiamo in termini politici, in termini legali, noi che abbiamo coscienza, abbiamo almeno il dovere civico di informare, di sopperire, ognuno nel suo piccolo, alla mancanza di informazione. Allo stesso tempo come singoli possiamo aiutare quelle “formazioni” che associandosi cercano di ristabilire gli equilibri. A volte basta associarsi, a volte basta una firma, a volte basta qualche euro.

L’unica cosa che non possiamo permetterci è l’immobilità in cui attualmente ci dibattiamo. Agitati ma fermi.
Che immensa tristezza!

Jacopo Cioni


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