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Le balle sul sovranismo

A parte l’evidente volontà dell’articolista di dare addosso a Salvini, esso contiene diversi errori di fondo. Il più evidente é datare le tesi sovraniste di Salvini al 2013 e di farle risalire ai Russi. Le tesi sovraniste sono successive e risalgono a Borghi del quale Salvini fu anche ospite. Lo dico con una certa cognizione di causa perché ero in diretto contatto con ambienti vicini a lui e fu un esponente leghista ad indirizzarmi poi a lavorare con SE all’inizio del 2015. In pratica le scelte di Salvini maturano per altre vie ed ovviamente coincisero e coincidono con quelle  dei russi.( e in buona parte con quelle di Trump)

Quanto agli aiuti russi alla Lega,  se ce ne sono stati e ce ne saranno, non sono certo superiori a quelli ricevuti dai tedeschi al PD con cui gli interessi coincidono. D’altra parte i russi non hanno mai fatto nulla per rompere l’euro, anzi quando Varoufakis valutava di far uscire la Grecia, i russi non si dissero disponibili ad un prestito ponte. E ciò è logico: avevano in ballo la via del Nord per l’energia coi tedeschi e non volevano farla saltare per la Grecia, irritando la Merkel. In altre parole i Russi fanno prima di tutto l’interesse dei Russi, come tutti, tranne l’Italia.

Si tratta di una serie di ipotesi superficiali, che non considerano che il sovraniscmo della Lega ha anche una data precisa di nascita: un convegno a cui parteciparono, oltre a Salvini, Bagnai, Borghi e Rinaldi, e che è ben documentato. Da quel momento vi è stata la conversione, parziale, della Lega verso una strada diversa. Tutto il resto sono, meramente, delle falsificazioni comode solo in campagna elettorale. Tra l’altro dove sarebbe nato il sovranismo di Fratelli d’Italia? Forse anche la Meloni è volata in Russia? No vi assicuro di no…

 

eccovi per completezza una parte delle famigerate accuse basate, letteralmente, sul nulla.

 

La Russia ha usato la Lega per iniettare il virus del neo-fascismo antiliberale e antieuropeista nella politica italiana

Di Lorenzo Tosa

Pubblicato il 22 Ott. 2019 alle 15:30Aggiornato il 22 Ott. 2019 alle 16:08

Immagine di copertina

La Russia ha usato la Lega per iniettare il virus del neo-fascismo antiliberale e antieuropeista nella politica italiana

C’è un passaggio, nella straordinaria inchiesta di Report sulla Lega andata in onda ieri sera, in cui Gigi Moncalvo, ex direttore della “Padania“, racconta di quando, nell’inverno 2003, voleva licenziare il suo allora giovane redattore Matteo Salvini per assenteismo e falso. “Aveva falsificato una nota di presenza e quattro note spese – ha dichiarato Moncalvo – Allora per due volte l’ho convocato e gli ho comunicato l’intenzione di volerlo licenziare”.

La risposta di Salvini? A muso duro: “Tu passi, io resto. E, credimi, diventerò sempre più potente“. Sembra un particolare marginale, ma in realtà si tratta di un momento chiave all’interno di un reportage che mette a nudo i rapporti della Lega con alcuni dei più potenti e spregiudicati esponenti dell’internazionale sovranista che ha in Mosca la sua capitale e in Salvini la testa di ponte in Italia e in Europa. Cosa sa Salvini in quel momento? Chi conosce? Chi frequenta? È solo la sbruffonata di un giovane giornalista con molta ambizione e poca voglia di lavorare? Oppure quelle parole nascono da un preciso, inconfessabile, piano politico? In quegli anni Salvini non è l’unica personalità controversa che frequenta i corridoi della “Padania”.

In una stanza appartata della redazione, tappezzata di simboli e foto naziste e immagini di Hitler, sta facendo carriera un altro giovane giornalista quasi omonimo di Matteo. Uno che non toglie mai la giacca scura, millanta improbabili rapporti e amicizie internazionali e ha l’abitudine di salutare chiunque sbattendo il tacco per terra e al grido di “camerata”. Quel fosco personaggio di nome fa Gianluca e di cognome Savoini e – sempre secondo Moncalvo – all’epoca era una specie di “compagno di merende” per Salvini. Che si ricorderà di lui, dieci anni dopo, quando diventerà segretario federale della Lega, chiamandolo come suo portavoce.

È lui, Savoini – quello che il leader del Carroccio ha dichiarato più volte di non conoscere – l’uomo chiave della trasformazione della Lega da partito del nord federalista e secessionista a primo partito in Europa e punto di riferimento del sovranismo in Europa. Ed è sempre Savoini – secondo la ricostruzione di Report – ad avere introdotto l’ex comunista padano nelle alte sfere dei movimenti neo-nazisti e nazionalisti. Lui ad aver fatto da mediatore nella ormai famosa trattativa segreta tra i russi e la Lega all’hotel Metropol di Mosca, a cui avrebbe partecipato anche un uomo di fiducia di Aleksandr Gel’evič Dugin, politologo e filosofo tradizionalista russo considerato l’ideologo numero uno di Putin.

 


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