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L’azzardo artico di Trump da 54 miliardi: Seul frena sul gas dell’Alaska, un conto da incubo che rischia di saltare
Trump spinge Seul verso un investimento da 54 miliardi per il gas dell’Alaska, ma i costi doppi rispetto al Texas e i dubbi sulla sostenibilità rischiano di far saltare l’accordo.

Donald Trump ha messo sul tavolo una scommessa da brividi da 54 miliardi di dollari, chiedendo alla Corea del Sud di finanziare il colossale progetto Alaska LNG, ma da Seul è arrivata subito una doccia gelata: nessun assegno firmato prima di aver verificato se l’opera stia davvero in piedi. Il timore dei coreani è evidente: il gas liquefatto dell’estremo nord rischia di trasformarsi in una voragine finanziaria, con costi più che doppi rispetto a qualsiasi impianto concorrente.
La Casa Bianca ha annunciato l’intesa come parte di un maxi-pacchetto di investimenti sudcoreani da oltre 200 miliardi di dollari, con contiene anche l’investimento nucleare comune. A Seul, però, il ministero dell’Industria ha precisato che la decisione commerciale non è affatto presa. La domanda cruciale, come notano gli analisti di settore, è semplice quanto brutale: i compratori asiatici sono davvero disposti a pagare un salasso pur di garantirsi forniture sicure? Finora la risposta del mercato è stata un silenzio tombale.
I calcoli presentati dal consorzio Glenfarne mettono i brividi. Il costo stimato oscilla tra i 44,5 e i 54,5 miliardi di dollari per una capacità di 20 milioni di tonnellate all’anno (mtpa). Tradotto in numeri crudi: siamo tra i 2,2 e i 2,7 miliardi di dollari per milione di tonnellata di capacità, il record assoluto mai registrato per un impianto di esportazione sul suolo americano.
Per capire l’entità del divario basta guardare cosa succede nel Golfo del Messico, dove l’industria energetica americana ha costruito la propria fortuna negli ultimi anni:
| Progetto LNG | Regione | Costo stimato per mtpa |
| Corpus Christi (Stage 3) | Texas (Golfo del Messico) | ~ 760 milioni di dollari |
| Plaquemines LNG | Louisiana (Golfo del Messico) | ~ 1,05 miliardi di dollari |
| Rio Grande LNG | Texas (Golfo del Messico) | ~ 1,0 miliardo di dollari |
| Alaska LNG | Alaska (Artico / Nikiski) | 2,2 – 2,7 miliardi di dollari |
Nel Golfo del Messico i terminali sfruttano una rete fittissima già esistente, alimentata dallo shale gas di Texas, Louisiana e monti Appalachi. In Alaska, invece, bisogna costruire tutto da zero nel ghiaccio.
Il piano prevede un gasdotto mostruoso lungo 1.287 chilometri: deve attraversare l’intera tundra artica, partendo dal North Slope, scavalcando le montagne del Brooks Range per arrivare al porto di Nikiski. Solo questo tubo costerà tra i 13 e i 17 miliardi di dollari. Aggiungete un impianto di trattamento nel grande nord da 9 miliardi e il terminale di liquefazione da oltre 28 miliardi, e il conto finale è servito.
Gasdotto Trans Alaska
Il problema è strutturale: negli Stati Uniti i progetti in aree climaticamente proibitive richiedono investimenti fuori scala, zavorrati da standard rigidi, manodopera carissima e l’obbligo di materiali domestici. Per fare un confronto scomodo: persino la Russia, operando nelle condizioni artiche estreme della penisola di Yamal, ha saputo mostrare un’efficienza realizzativa e costi unitari notevolmente più contenuti.
L’unico vero vantaggio dell’Alaska è geografico. Le navi metaniere potrebbero raggiungere Giappone, Corea del Sud e Taiwan in tempi molto più brevi rispetto alle rotte atlantiche o a quelle che passano dal canale di Panama, risparmiando sul trasporto marittimo.
Ma il risparmio sulle navi basta a compensare un impianto che costa il doppio? No, se il mercato resta normale. Questo progetto assume un senso economico solo se il mondo scivola in una stagione di conflitti e tensioni geopolitiche permanenti, dove le rotte tradizionali diventano insicure e i governi asiatici sono costretti a pagare una sorta di “polizza assicurativa” a peso d’oro per non restare al buio. In caso contrario, l’ottimismo di Washington è destinato a scontrarsi con i calcoli della calcolatrice.







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