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L’Australia pensa a una tassa sugli extraprofitti per gas e carbone: sollievo per i cittadini o autogol energetico?
L’Australia valuta l’introduzione di una tassa sugli extraprofitti per i giganti del gas e del carbone. Un intervento per aiutare le famiglie in crisi, ma che rischia di affossare gli investimenti, seguendo il disastroso precedente del Regno Unito nel 2022.

Il governo australiano sta accarezzando un’idea che fa sempre discutere: l’introduzione di una tassa sui profitti straordinari per il settore energetico, con un focus su gas naturale liquefatto (GNL) e carbone. Alla luce della recente impennata dei prezzi internazionali, l’Australia, orgogliosamente terzo esportatore mondiale di GNL, si interroga su come gestire questa improvvisa abbondanza finanziaria.
A far trapelare la notizia è stata l‘emittente ABC, la quale ha rivelato come il Dipartimento del Primo Ministro abbia redatto un documento per studiare nuove opzioni di prelievo. La logica di base, in un’ottica pragmatica e keynesiana, è chiara: i grandi produttori di energia non dovrebbero massimizzare i profitti sfruttando le turbolenze internazionali, ma piuttosto contribuire al benessere dei consumatori nazionali. Una prospettiva confermata a mezza bocca anche dal ministro dell’Energia, Chris Bowen.
Per dare una dimensione dimensionale al fenomeno, riassumiamo i dati forniti dall’ente Australian Energy Producers e da Bloomberg:
| Indicatore (Settore GNL australiano) | Valore / Volume |
| Gettito fiscale versato (ultimo anno) | 22 miliardi AUD |
| Valore dell’export (stima al giugno 2025) | 65 miliardi AUD |
| Volumi esportati (verso l’Asia) | ~80 milioni di tonnellate |
Sul fronte politico e sociale, sindacati ed economisti sostengono fermamente la misura. L’idea è che il gettito aggiuntivo possa alleviare le difficoltà finanziarie delle famiglie in un periodo di forte pressione sul costo della vita. Un intervento statale redistributivo ha perfettamente senso in tempo di crisi, ma l’industria energetica non è affatto d’accordo. Potrebbero far anche fronte alle grosse difficoltà che il mercato australiano affronterà per rifornirsi di prodotti petroliferi finiti.
I produttori avvertono infatti che una simile tassa finirebbe per lasciare il Paese estremamente vulnerabile ai futuri shock energetici. Le aziende fanno notare come, a dispetto dei listini globali alle stelle, i prezzi domestici australiani siano rimasti contenuti e il mercato interno risulti ben rifornito.
A far riflettere i legislatori dovrebbe essere il recente caso del Regno Unito. Nel 2022 Londra ha imposto una gabella del 25% sugli extraprofitti, ma l’esito è stato esattamente quello previsto dai tecnici: crollo degli investimenti nel settore, riduzione della produzione e, in ultima analisi, un netto calo delle stesse entrate fiscali a lungo termine. L’esecutivo australiano è stato ampiamente avvisato, ma il fascino politico di fare cassa rapidamente potrebbe, come spesso accade, prendere il sopravvento sulla prudenza.







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