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L’ASTA DEL PETROLIO BRASILIANO VA MALISSIMO

 

 

Le privatizzazioni e le concessioni non tirano più come prima: il Brasile pensava di incassare 25 miliardi di dollari dalla concessione delle aree petrolifere di interesse già esplorate e verificate dalla società di stato Petrobras. L’idea era semplice: raccogliere del denaro fresco per compensare in parte del deficit dello stato ed anche introdurre un sistema più competitivo nelle concessioni petrolifere.

Purtroppo non è andato esattamente cosi: le concessioni non sono state completamente vendute ed il governo ha incassato solo 17 miliardi. Bisogna dire che alla cifra destinata alla Nazione brasiliana bisognava aggiungere 25  miliardi di dollari per il rimborso delle spese sostenute da Petrobras per le esplorazioni e questo ha reso, evidentemente, non conveniente alle società internazionali partecipare alla gara. Alla fine a vincere i principali contratti è stata… Petrobras, cioè la stessa società statale che aveva compiuto le esplorazioni. Ad esempio il grande campo petrolifero Buzios, forse il più interessante fra tutti i lotti in vendita, è stato acquisito da un consorzio fra Petrobras al 90% e due società cinesi, CNOOC e CNODC, con solo il 10% ma che porteranno le tecnologie necessarie per l’esplorazione offshore.

Questo risultato ha da un lato spinto al limite le risorse economiche della società statale da un lato, e dall’altro ha molto deluso i politici brasiliani. In realtà non c’è molto da stupirsi: le concessioni erano troppo costose. Dopo una fiammata quando c’è stato l’attacco agli impianti Aramco in Arabia Saudita il prezzo del ptrolio sembra stabilizzato sotto i 60 dollari al barile:

Addirittura il prezzo del petrolio è in attesa di calo a causa del rallentamento economico. A questo punto il prezzo richiesto dal governo brasiliano era, semplicemente, troppo caro.

 

 


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