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L’Arabia Saudita valuta i caccia cino-pakistani JF-17: una scelta strategica o un modo creativo per recuperare crediti inesigibili?

Arabia Saudita: caccia cinesi in cambio di debito? L’affare JF-17 che spiazza gli USA Riad valuta l’acquisto dei jet sino-pakistani per recuperare 4 miliardi di prestiti. Una mossa che sfida la logica militare ma premia quella finanziaria, rischiando però di far saltare il banco per gli F-35 americani.

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Nel complesso e spesso opaco mondo delle commesse militari internazionali, talvolta emergono notizie che fanno inarcare il sopracciglio sia agli analisti finanziari che agli esperti di difesa. L’ultima indiscrezione, che ha il sapore di un paradosso tecnico-economico, riguarda l’Arabia Saudita. Il Regno, noto per possedere una delle forze aeree più avanzate e costose del pianeta, starebbe valutando l’acquisto del caccia leggero JF-17 Thunder, un ibrido sino-pakistano.

Perché un’aeronautica che schiera i potenti F-15 americani e i sofisticati Eurofighter Typhoon europei dovrebbe interessarsi a un velivolo che, sulla carta, gioca in una lega decisamente inferiore? La risposta, come spesso accade su queste pagine, va cercata non solo nei manuali di ingegneria aeronautica, ma nei bilanci statali e nelle complesse dinamiche del debito sovrano.

JF-17 pakistan

Un affare nato dal debito, non dalla necessità operativa

Secondo quanto riportato da fonti autorevoli e ripreso da The War Zone, i colloqui tra Riad e Islamabad sono in corso. Non si tratta però di una semplice compravendita. L’operazione avrebbe il sapore di una compensazione finanziaria, un classico esempio di barter in salsa geopolitica.

L’Arabia Saudita ha prestato miliardi di dollari al Pakistan negli ultimi anni per sostenerne l’economia vacillante. Islamabad, stretta nella morsa del debito e sempre sull’orlo di una crisi della bilancia dei pagamenti, fatica a restituire quanto dovuto. Ecco quindi l’idea: convertire parte di questi prestiti in forniture militari.

I dettagli trapelati suggeriscono un accordo strutturato su due livelli:

  • Una tranche da 4 miliardi di dollari sotto forma di compensazione del debito esistente.
  • Una spesa aggiuntiva di circa 2 miliardi di dollari da parte saudita per completare il pacchetto.

Per il Pakistan, questa mossa sarebbe una boccata d’ossigeno vitale, permettendo di alleggerire il passivo senza intaccare le riserve valutarie, e dando al contempo un formidabile endorsement al proprio prodotto di punta dell’industria bellica. Il caccia non ha avuto ancora un grosso successo, venderlo all’Arabia Saudità sarebbe un’ottima vedtrina.

Il JF-17 Thunder: un “muletto” tra i purosangue?

Per comprendere l’ironia della situazione, bisogna guardare a cosa c’è oggi negli hangar della Royal Saudi Air Force (RSAF). I sauditi volano su macchine di lusso: gli F-15SA (la versione più avanzata dell’Eagle prima dell’arrivo dell’EX) e gli Eurofighter.

Il JF-17 Thunder, sviluppato congiuntamente dalla cinese Chengdu e dal Pakistan Aeronautical Complex (PAC), è un animale diverso. È un caccia leggero, monomotore, progettato per essere economico e robusto. Il suo cuore pulsante è il motore russo RD-93, un derivato affidabile ma non certo rivoluzionario del propulsore che equipaggiava i vecchi MiG-29.

F-15 SA

Tuttavia, non bisogna commettere l’errore di sottovalutarlo eccessivamente, specialmente nelle sue ultime incarnazioni. La produzione si è evoluta nel tempo:

  • Block 1 e 2: Versioni base, con capacità incrementali come il rifornimento in volo.
  • Block 3: La vera novità. Questa versione dispone di un radar AESA (scansione elettronica attiva), sistemi di puntamento integrati nel casco (HMD) e compatibilità con i temibili missili aria-aria cinesi PL-15.

In termini di prestazioni pure, il JF-17 si posiziona nella classe del Saab Gripen: circa 27.000 libbre di peso massimo al decollo e una velocità di Mach 1.6. Un ottimo aereo per la difesa di punto o per nazioni con budget limitati, ma decisamente “leggero” per gli standard sauditi.

Questo è il PL-15 E, il modello da esportazione

Il dilemma geopolitico: Washington, Pechino e l’ombra dell’F-35

Qui la questione si sposta dal piano tecnico a quello squisitamente politico. L’Arabia Saudita sta corteggiando da tempo gli Stati Uniti per ottenere il gioiello della corona: l’F-35 Lightning II. Con l’amministrazione Trump, le porte per questa fornitura sembrano essersi riaperte, segnando un cambio di passo rispetto alle esitazioni precedenti legate al mantenimento del vantaggio qualitativo militare di Israele (QME).

Inserire un aereo di concezione cinese (il JF-17) in una rete di difesa aerea che aspira a integrare l’F-35 è un incubo logistico e di sicurezza. I sistemi americani e quelli cinesi non si “parlano”, e se lo fanno, Washington teme che Pechino stia ascoltando. È difficile immaginare che il Pentagono dia il via libera alla vendita di F-35 se Riad decidesse di introdurre massicciamente tecnologia cinese nei propri sistemi di comando e controllo.

Allora perché farlo?

    1. Eurofighter Thyphoon saudita

    Messaggio politico: Riad segnala a Washington che ha delle alternative, diversificando i fornitori per non dipendere totalmente dai capricci del Congresso USA. In realtà il Regno utilizza già gli Eurofighter Thyphoon

  1. Patto di difesa: A settembre, Arabia Saudita e Pakistan hanno firmato un patto di difesa reciproca. L’acquisto dei jet potrebbe essere il prezzo politico da pagare per assicurarsi l’appoggio (e forse, implicitamente, l’ombrello nucleare) del Pakistan.

  2. Mix “High-Low”: Una teoria militare suggerisce di avere un mix di aerei costosi e performanti (“High”) e aerei economici per compiti di routine (“Low”). Usare un F-15 da 30.000 dollari l’ora di volo per bombardare ribelli nel deserto è antieconomico; un JF-17 potrebbe farlo a una frazione del costo.

Le alternative sul tavolo

Nonostante l’offerta pakistana, la RSAF ha l’imbarazzo della scelta.

  • Dassault Rafale: Ci sono stati colloqui per 54 jet francesi.
  • F-15EX Eagle II: Boeing ha confermato l’offerta per l’ultima versione dell’Eagle, considerata al livello, quasi, del F-35.
  • Eurofighter Typhoon: La Germania ha lungamente bloccato nuove vendite per questioni di diritti umani, ma le pressioni interne ed esterne potrebbero sbloccare la situazione. Tra l’altro questo caccia è già in servizio.

Il JF-17 è, senza dubbio, l’opzione meno capace tra queste, ma è l’unica che permette di “cancellare” un debito scomodo e consolidare un’alleanza con una potenza nucleare sunnita amica.

Conclusioni: economia vs strategia

L’eventuale acquisto dei JF-17 da parte dell’Arabia Saudita sarebbe un caso da manuale di come le ragioni economiche e le relazioni diplomatiche possano prevalere sulla pura logica militare. Riad non ha bisogno di questi aerei per vincere una guerra, ma potrebbe averne bisogno per salvare il bilancio di un alleato strategico e per bilanciare la sua dipendenza dagli Stati Uniti.

Tuttavia, il rischio di compromettere l’accesso alla tecnologia stealth americana è reale. Resta da vedere se il Principe Mohammed bin Salman considererà il “Tuono” pakistano un affare irrinunciabile o un rischio calcolato male. Nel frattempo, a Islamabad incrociano le dita: il Ministro della Difesa Khawaja Asif ha già dichiarato, con un ottimismo forse eccessivo, che grazie a questi ordini il Pakistan potrebbe non aver più bisogno del Fondo Monetario Internazionale. Un’affermazione audace, che meriterebbe un’analisi a parte sulla sostenibilità del debito pakistano, ma che ben illustra la posta in gioco.


Domande e risposte

Perché l’Arabia Saudita vorrebbe acquistare aerei meno potenti di quelli che già possiede?

La motivazione principale sembra essere economico-politica piuttosto che militare. Riad ha prestato ingenti somme al Pakistan e l’acquisto dei JF-17 permetterebbe di recuperare parte di questi crediti convertendoli in beni tangibili (compensazione del debito). Inoltre, l’operazione rafforzerebbe i legami con Islamabad, un alleato strategico sunnita dotato di armi nucleari, creando un mix di forze dove aerei meno costosi svolgono compiti di routine, risparmiando l’usura sulle flotte di punta come gli F-15.

L’acquisto dei JF-17 potrebbe bloccare la vendita degli F-35 americani all’Arabia Saudita?

Esiste un rischio concreto. Gli Stati Uniti sono estremamente cauti nel condividere la tecnologia dell’F-35 con nazioni che utilizzano equipaggiamento cinese avanzato, per timore di spionaggio o compromissione dei dati. Integrare i JF-17 (di origine cinese) nella rete di difesa aerea saudita potrebbe indurre Washington a riconsiderare o ritardare la vendita degli F-35, temendo che i sensori cinesi possano raccogliere dati sensibili sulle capacità stealth americane.

Il JF-17 è un aereo tecnicamente valido nel 2026?

Nella sua ultima versione, il Block 3, il JF-17 è un velivolo rispettabile per la sua fascia di prezzo. Dispone di tecnologie moderne come il radar AESA, un sistema di puntamento sul casco e missili a lungo raggio PL-15. Sebbene non possa competere alla pari con pesi massimi come l’F-15EX o l’Eurofighter in termini di carico bellico e autonomia, offre un rapporto costo-efficacia molto elevato per la difesa aerea e l’attacco al suolo leggero.

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