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L’Algeria guarda a Pechino: mentre l’Europa dorme, la Cina si prende lo spazio e prepara la Luna
L’Algeria lancia il satellite AlSat-3B con tecnologia cinese, snobbando l’Europa. Intanto Pechino accelera i test per il Lunga Marcia 10: la sfida lunare agli USA entra nel vivo. Ecco perché la strategia spaziale cinese sta conquistando il Mediterraneo.

Di fronte a una sponda sud del Mediterraneo sempre più dinamica e strategicamente orientata verso l’Asia, l’Europa continua a interrogarsi sul proprio ruolo, anche nella corsa per lo spazio. L’ultimo segnale, in ordine di tempo, arriva da Algeri: l’Algeria ha deciso che il suo futuro orbitale non passa per le agenzie europee, ma per la tecnologia di Pechino.
Venerdì scorso, dal centro spaziale di Jiuquan, nel deserto del Gobi, un vettore Lunga Marcia 2C ha portato in orbita il satellite AlSat-3B. Si tratta del secondo lancio in poche settimane, dopo quello del “gemello” AlSat-3A avvenuto a metà gennaio. Un’operazione chirurgica che sottolinea un dato politico ed economico inequivocabile: la Cina non è più solo la “fabbrica del mondo”, ma il partner tecnologico di riferimento per quelle nazioni che cercano sovranità strategica e capacità di monitoraggio ad alta risoluzione.
La fuga di Algeri verso l’Oriente
L’Algeria non sta solo lanciando satelliti; sta costruendo un’infrastruttura di intelligence geospaziale avanzata. I due satelliti AlSat-3, sviluppati dalla China Academy of Space Technology (CAST), offrono capacità di osservazione della Terra ad altissima definizione. A cosa servono? Monitoraggio del territorio, gestione delle risorse naturali, controllo delle frontiere e, non da ultimo, scopi militari, in un paese vastissimo, ma in gran parte desertico e disabitato.
Il dato interessante è la scelta del fornitore. Mentre l’Unione Europea si arrovella sui costi di Ariane 6 e sulle difficoltà dell’industria spaziale continentale, Pechino offre pacchetti “chiavi in mano” che includono sviluppo, lancio e formazione. Per l’Algeria, il messaggio è chiaro: la Cina garantisce affidabilità e tempi certi, elementi che oggi sembrano scarseggiare nel Vecchio Continente.
Non solo Algeria: la macchina da guerra spaziale di Pechino
Il lancio dell’AlSat-3B è solo una piccola tessera di un mosaico molto più vasto. Nel solo 2026, la Cina ha già effettuato otto lanci orbitali, con l’obiettivo dichiarato di superare la soglia dei 100 lanci annui. Per dare un’idea della progressione:
2025: 92 tentativi di lancio (di cui solo 2 falliti).
2026 (Target): Oltre 100 missioni.
Ma non tutto scorre liscio. Nelle ultime settimane si sono registrati ritardi per i vettori Lunga Marcia 7A e 8A. Il motivo? Un mix di prudenza tecnica (dopo un’anomalia al terzo stadio di un Lunga Marcia 3B) e, soprattutto, una concentrazione di risorse verso quello che sarà il vero salto di qualità della Cina: il volo umano verso la Luna.
La preparazione del Lunga Marcia 10: l’ombra cinese su Artemis
Mentre la NASA procede con il programma Artemis (non senza qualche brivido sui costi e sulle tempistiche di SpaceX e Blue Origin), la Cina sta accelerando i test per la serie Lunga Marcia 10. Si tratta di vettori progettati specificamente per portare l’uomo in orbita bassa e, successivamente, sul suolo lunare.
Voci e immagini provenienti dai social media cinesi mostrano attività frenetiche allo spazioporto di Wenchang. Si parla di un imminente test di interruzione del volo (flight abort test) per la navetta Mengzhou, la capsula che ospiterà i futuri taikonauti.
Ecco una sintesi della flotta che Pechino sta mettendo in campo per la sfida lunare:
| Vettore | Tipologia | Obiettivo Principale |
| Lunga Marcia 10A | Single-stick | Missioni verso la stazione spaziale Tiangong |
| Lunga Marcia 10B | Riutilizzabile | Carichi cargo e logistica lunare |
| Lunga Marcia 10 (Full) | Tri-core | Allunaggio con equipaggio umano |
Una questione di sovranità (e di portafoglio)
Da un punto di vista keynesiano, l’investimento cinese nello spazio è un manuale di politica industriale. Lo Stato finanzia la ricerca di base tramite la CASC (China Aerospace Science and Technology Corporation), ma lascia spazio a realtà “commerciali” come GalaxySpace per la produzione di megacostellazioni a banda larga (il progetto Guowang, la risposta cinese a Starlink).
L’Europa, al contrario, sembra soffrire di una cronica incapacità di fare sistema. Il risultato è che nazioni strategicamente vicine, come l’Algeria, trovano più conveniente e sicuro guardare a Pechino che a Parigi o Berlino. L’assenza di una politica spaziale europea coesa ed aggressiva sta creando un vuoto che la Cina è ben lieta di colmare, con buona pace della nostra autonomia strategica.
Un nuovo ordine spaziale
L’Algeria nello spazio con l’aiuto cinese è la prova plastica del multipolarismo tecnologico. Pechino non esporta solo merci, ma infrastrutture critiche che creano dipendenze di lungo periodo. Mentre gli Stati Uniti sono impegnati nel complicato passaggio di testimone tra pubblico e privato, e l’Europa cerca di capire quale sarà il prossimo budget per l’ESA, la Cina procede come un rullo compressore.
Il test del Lunga Marcia 10 previsto per metà febbraio sarà il prossimo segnale. Se la Cina riuscirà a stabilizzare i suoi vettori pesanti, la corsa alla Luna non sarà più una sfilata solitaria americana, ma un testa a testa in cui l’efficienza asiatica potrebbe giocare brutti scherzi ai sogni di gloria dell’Occidente. E l’Italia? Per ora osserva, sperando che le nostre eccellenze nella componentistica trovino ancora spazio in un mercato che parla sempre più mandarino.









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