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Lagarde e i compensi extra dalla BRI: una questione di doppia morale in BCE

Mentre ai dipendenti della BCE è severamente vietato ricevere compensi da terzi, la Presidente Christine Lagarde incassa 140.000 euro all’anno dalla Banca dei Regolamenti Internazionali. La giustificazione dell’Eurotower e la rivolta interna dello staff.

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Negli uffici di Francoforte c’è chi sussurra un antico proverbio: “Predicare l’acqua e bere il vino”. Al centro delle polemiche interne alla Banca Centrale Europea (BCE) c’è la Presidente Christine Lagarde, la quale percepisce circa 140.000 euro all’anno come membro del consiglio di amministrazione della Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS). Un compenso di tutto rispetto, , ma che stride fortemente con i rigidi regolamenti interni che vietano al personale della BCE di accettare pagamenti da terzi, come riporta il Financial Times di oggi.

La notizia, emersa attraverso le lamentele sui forum interni dei dipendenti della banca centrale e riportata dal Financial Times, solleva interrogativi non tanto sulla legalità dell’operazione, quanto sull’opportunità e sull’evidente disparità di trattamento tra i vertici e i dipendenti comuni.

I numeri del compenso

Lagarde è uno dei 18 banchieri centrali che siedono nel consiglio di amministrazione della BRI, l’istituzione fondata nel 1930 che funge da “banca delle banche centrali”. Sebbene la BRI non divulghi abitualmente i pagamenti individuali, in una recente risposta scritta ad alcuni eurodeputati, Lagarde ha rivelato per la prima volta i dettagli del suo emolumento.

Nel 2025, la Presidente riceverà 130.457 franchi svizzeri dalla BRI (circa 140.000 euro). Se sommiamo questa cifra al suo stipendio base BCE del 2024 (466.000 euro) e ai benefit accessori (135.000 euro), la remunerazione totale sfiora i 741.000 euro all’anno. Questo rende Lagarde la funzionaria pubblica più pagata dell’intera Unione Europea.

Il confronto internazionale: come si comportano gli altri?

La scelta di incassare il gettone di presenza della BRI non è una regola aurea per tutti i banchieri centrali,  anzi solitamente è l’opposto. Le varie banche centrali e istituzioni internazionali hanno regolamenti ben stringenti sulla percezione di compensi da enti esternmi, come, appunto, la Banca dei Regolamenti internazionali. Esiste infatti una marcata differenza di approccio a livello internazionale, come riassunto nella seguente tabella:

Banchiere CentraleIstituzioneCompenso BRIMotivazione
Christine LagardeBCEIncassato (~140.000 €)Responsabilità di governance (Codice di condotta vertici)
Jay PowellFederal Reserve (USA)RifiutatoLa legge USA vieta compensi da istituzioni straniere
Andrew BaileyBank of England (UK)RifiutatoScelta istituzionale interna
Governatore BdFBanque de FranceTrattiene il 50%Regolamento interno della banca centrale francese

Solitamente chi detiene cariche di alto livello in istituzioni finanziarie non può percepire compesi esterni, proprio per tutelare l’indipendenza così dichiarata. Pare che questo però non valga per la Lagarde.

Il malcontento dello staff: “Noi comuni mortali”

Il punto nevralgico della questione riguarda le regole per il personale. I regolamenti della BCE parlano chiaro: i dipendenti non devono accettare “alcun pagamento da terzi in relazione allo svolgimento delle loro mansioni professionali”. Se tali pagamenti vengono offerti, essi “devono essere versati alla BCE”.

Nei forum interni, un dipendente ha fatto notare come Lagarde riceva una retribuzione esterna per attività che, di fatto, sono parte integrante dei suoi doveri professionali come Presidente della BCE. “Noi comuni mortali non possiamo prendere l’indennità della BRI”, ha commentato amaramente un altro membro dello staff. A titolo di esempio, un dipendente che accompagna la Presidente alle riunioni della BRI a Basilea non può accettare alcun compenso dall’istituzione ospitante.

La difesa della BCE e i precedenti storici

La linea difensiva dell’Eurotower si basa su una netta distinzione giuridica e di responsabilità. La BCE ha precisato che la Presidente “non è un membro del personale”,  ma è soggetta a un codice di condotta specifico per gli alti funzionari. Il ruolo nel board della BRI comporterebbe responsabilità legali e di governance che giustificano la retribuzione aggiuntiva, rischi che i normali dipendenti non corrono.

Va detto, per amor di cronaca, che Lagarde non ha inventato nulla. Fonti vicine al dossier confermano che l’attuale Presidente sta semplicemente seguendo la prassi consolidata dai suoi predecessori, Mario Draghi e Jean-Claude Trichet, i quali incassavano regolarmente l’assegno di Basilea.

Tuttavia, questo episodio si inserisce in un clima sindacale già teso a Francoforte. Lo scorso ottobre, il sindacato che rappresenta il personale ha intentato una causa contro l’istituzione lamentando favoritismi, alto tasso di burnout e un ambiente lavorativo difficile, definendo i vertici della banca una “fortezza legale inavvicinabile”. Del resto è noto che gli alti dirigenti e il Consiglio direttivo della banca centrale godono di tutele legali incredibili in un paese democratico.

Un clima che, di fronte a certe cifre, non sembra destinato a rasserenarsi a breve.

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