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L’ACCORDO RCEP, OVVERO L’INUTILITA’ DELL’UNIONE EUROPEA RIVELATA.

 

Domenica, con la firma del più grande accordo di libero scambio tra quindici nazioni dell’Asia del Pacifico, è stata realizzata niente meno che una pietra miliare nella storia economica globale e un’enorme vittoria per la Cina sulla ricerca di una egemonia regionale degli Stati Uniti, ma soprattutto delle velleità di Bruxelles di imporre i propri standard su tutto il mondo.

L’accordo, denominato Regional Comprehensive Economic Partnership, o RCEP, è stato firmato virtualmente durante il vertice annuale della 10-nation Association of Southeast Asian Nations (ASEAN), e stabilisce effettivamente il più grande blocco commerciale del mondo che dovrebbe comprendere quasi un terzo di tutta l’attività economica globale, senza gli Stati Uniti e senza l’Unione Europea. Oltre 2 miliardi di abitanti, paesi in crescita tumultuosa ed altri fornitori di materie prime abbondanti in grado di creare un grande mercato libero ed in crescita.

L’accordo ridurrà le tariffe  tra i paesi membri ad un livello ancora inferiore, in modo graduale e non vuole presentarsi come un accodo in cui i singoli paesi si “Piegano” d un ordine superiore, ma come una vittoria del multilateralismo. Del resto fa i paesi che partecipano vi sono nazioni governate dal Partito Comunista, altri alleati della Cina, paesi filo-occidentali ed altri che sono “Battitori liberi”. tutto questo perchè è solo un accordo di libero scambio, non la pretesa di un “Accordo di unificazione”. Quindi, come la vecchia CEE, può funzionare.

Ci vorrà del tempo per valutare appieno i dettagli esatti dell’accordo che comprende i piani tariffari e le regole per tutti i 15 paesi coinvolti – il calendario delle tariffe solo per il Giappone è lungo 1.334 pagine.

Il risultato è evidente: l’Unione Europea pensa di imporre i propri standard ecologici  mezzo mondo basandosi sul proprio mercato, sempre più asfittico, di poche centinaia di milioni di abitanti. RCEP ha oltre 2 miliairdi di abitanti e copre oltre un terzo dell’economia mondiale, per cui sarà quest’area ad imporre i propri standard, oppure la semplice, banale, mancanza degli stessi. Il processo di crescita a cui l’Europea ha assistito dagli anni ’60 alla metà degli anni ’80 verrà ora transato nell’Estremo Oriente e nel Pacifico. Bruxelles che pensa di imporre , con i dazi, la propria demagogia ecologista a tutto il mondo diventerà un mercato chiuso, escluso dai grandi movimento commerciali e questo è piuttosto ironico per un’istituzione che è nata  per il libero commercio.


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