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L’accordo OPEC+ terminerà ad agosto. Cosa succederà dopo?

 

Ad agosto terminerà l’accordo OPEC+, quello che lega i paesi del cartello alla Russia sulla definizione delle quote di produzione. Che cosa succederà dopo? Di questo hanno discusso i delegati proprio in questi giorni, secondo Bloomberg, e cerchiamo di comprendere i risultati.

Ovviamente il patto si trova ad affrontare numerose incertezze e situazioni difficili, non ultima la relazione con uno dei membri principali del gruppo, la Russia.

L’Arabia Saudita ha sottolineato che la Russia è parte integrante dell’OPEC+ nonostante l’aggressione della Russia in Ucraina, sottolineando che l’OPEC+ non è un’alleanza nata dalla politica, ma dalla gestione del mercato. Ora si tratta, per i paesi fondatori del Cartello, di comprendere se è il caso di mantenere la Russia nell’accordo, anche a costo di irritare Europa e USA.

C’è poi un enorme problema legato alla capacità di riserva dell’OPEC, cioè alla sua reale possibilità di far fronte alla domanda aggiuntiva , cioè di poter produrre di più. Proprio il fatto che la capacità di produzione di riserva sia così bassa, quindi non in grado di controllare veramente i prezzi, rende l’accordo a rischio. A cosa serve avere dentro la Russia se poi questa non ha un’offerta che possa calmierare i prezzi se ritenuti eccessivi??

Le domande sull’effettiva capacità di riserva dell’OPEC non fanno che offuscare il futuro dell’OPEC. La produzione dell’OPEC è diminuita – non aumentata – a maggio, nonostante l’aumento delle quote per i suoi membri. Mentre il mercato prevedeva che l’OPEC non avrebbe raggiunto gli obiettivi di produzione nel mese di maggio come gruppo, il calo della è staat una sorpresa che ha fatto impazzire i prezzi. L’Arabia Saudita è riuscita ad aumentare la sua produzione di 60.000 bpd quel mese, ma questo aumento è stato più che compensato dalle perdite in Libia, Nigeria, Gabon e altri paesi. A cosa serve un cartello che non può regolare l’offerta?

Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti dispongono di altri 2,2 milioni di barili al giorno che possono incrementare in aggiunta a ciò che è rimasto nel ritiro delle loro quote. A questo punto dovrebbero però ricalibrare l’offerta a scapito degli altri paesi, ma questo danneggerebbe OPEC+.


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