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L’abolizione della memoria e l’abolizione dell’identità

Sono diversi anni che alla maturità con sorpresa di docenti e studenti compaiono autori contemporanei semisconosciuti e non più o non spesso i classici che sono stati le colonne portanti della Storia Letteraria Italiana. Con Classici non intendo solo gli autori del l’800, ma anche Montale. Ungaretti, Pirandello


C’è una esplicita volontà del ministero di “valorizzare”, non si sa bene con quale criterio, quello del ministro o del membro della commissione ministeriale di turno, questo o quell’autore non studiato dal 99.9 % delle classi come se la citazione alla maturità cambiasse la prospettiva storica e le graduatorie poetiche. Con in più un’aggravante, che l’idea si possa analizzare seriamente un testo a prescindere dalle conoscenze specifiche sulla poetica e il codice semantico dell’autore. Insomma siamo davanti alla stessa filosofia o delirio pseudo didattico che riciclava gli insegnanti di francese delle medie inferiori come insegnanti di inglese delle superiori con un corso di aggiornamento di 40 giorni perché “se sai insegnare una lingua le sai insegnare tutte”.
Per la verità questa riflessione sulla cultura italiana contemporanea ne innesta un’altra più generale: è un fatto, e un elemento che dovrebbe far riflettere, che i grandi autori artisti italiani sono tutte personalità formatesi prima della Seconda Guerra Mondiale mentre la Repubblica Italiana ha prodotto personalità al massimo di livello mediano. Volendo essere maliziosi si può osservare che anche in campo scientifico gli scienziati italiani per prendere i Nobel han dovuto recarsi all’estero. Si potrebbe fare un’obiezione in campo letterario sul caso di Dario Fo, grandissimo attore ed istrione, tuttavia non certo figura di assoluto rilievo letterario, ma si sa che i Nobel della Letteratura e della Pace dopo Marquez hanno un seguito un criterio politico e non di merito fino ad arrivare alla pagliacciata di un presidente americano insignito del Nobel per quello che avrebbe potuto fare in futuro e non per quello che ha fatto. E qui siamo arrivati al punto.
La Cultura ha le sue radici nel passato, nella storia dei popoli, del pensiero, dell’arte; basare la graduatorie culturali su i gusti e gli auspici è una violenza stessa all’idea di cultura e alle radici dei popoli..
Per questo personalmente ritengo che la tendenza manifestata negli ultimi anni dal MIUR di imporre alla maturità autori sconosciuti al 99,% degli studenti ed al 98% degli insegnanti non sia né casuale né innocua. L’idea di togliere spazio agli autori classici per far posto alle seconde file contemporanee è perfettamente consona all’andazzo attuale che prevede l’eliminazioni delle radici profonde culturali per dar posto all’attualità ed alla propaganda ideologica politica. D’altra parte cosa ci si può attendere da un Ministro che non ha studiato?


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