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La UE: Italia basta spese e bassa produttività. Quando la Commissione scrive a pregiudizio

Karten / Yanko Tsvetskov

 

Domani i commissari stileranno il proprio compitino di raccomandazioni paese e, da quanto pubblicato dai media mainstream, come ad esempio “La Stampa” a p. 8 dell’edizione odierna, ci raccomanderanno di tornare quanto prima “A politiche prudenti”, cioè all’austerità, e quindi lamenta “La scarsa produttività” ed il “Debito alto”, che possono creare dei pericolosi squilibri. Per i più curiosi eccovi il testo:

 

Chiaro che nella balorda etica nordica il Sud Europa è colpevole perché produttivo, praticamente fannullone. Naturalmente invece ignorare l’esistenza della seconda legge di Kaldor sulla crescita economica è segno di elevata produttività, tanto alta da non aver avuto il tempo di aprirsi un libro di economia. La seconda legge di Kaldor, provata empiricamente, afferma che la produttività cresce al crescere della produzione. Più volume di produzione si raggiunge, maggiore sarà la produttività del sistema, legata a fattori quali economia di scala, creazione dei distretti produttivi, affinarsi dei rapporti di fornitura, stabilizzazione delle pratiche produttive.  Basta compare l’output industriale fra Italia e Germania per comprendere come mai la produttività si muova diversamente nei due paesi.

Invece la richiesta di “Prudenza”, quindi di “Austerità”, va proprio nella direzine opposta, quella del ritorno di una politica restrittiva, che punisca ulteriormente produzione e domanda interna, quindi produzione manifatturiera. Tra l’altro si parla sempre di squilibri all’interno dell’economia italiana senza considerare che proprio l’Unione è la principale causa di questi squilibri, e ciò per due fatti evidenti:

  • prima di tutto l’euro, che ha cancellato il maggior strumento di riequilibrio nella competitività comparata di un sistema, cioè il riequilibrio dei  cambi;
  • quindi i piani settennali della Commissione, basati su obiettivi che astraggono dai singoli stati e che, concepiti con una rigidità simile ai sovietici piani quinquennali, vengono ad esacerbare, non a sciogliere, le incongruenze economiche negli stati e fra i singoli stati.

La Commissione periodicamente svolge il proprio pessimo lavoro  mandando raccomandazioni a questo o quel paese basate non su una conoscenza approfondita dei fatti, ma su pregiudizi etici, razziali o comunque su una profonda ignoranza della basi dell’econo0mia. Il bello è che lo fa senza neanche porsi per un secondo qualche dubbio sul cosa stia dicendo e sul perché lo stia facendo, rendendo viepiù evidente quanto siano intellettualmente grezzi coloro che producono certi documenti. Ma che lo stiamo a dire, tanto non cambierà nulla, sino alla minaccia oggettiva di una uscita “Brexit style”.


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