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La trasparenza trasparente al tempo della democrazia inesistente

Giovedi pomeriggio, appena passato, è terminata la gita dei parlamentari europei nel tempio della democrazia, anzi nel “tempo” della democrazia. In effetti, il tempio della democrazia sarebbe poi il Parlamento in cui essi operano, che però è tale solo per finta. Infatti, è l’unico Parlamento del mondo che non è dotato di iniziativa legislativa (cioè del potere di proporre-promuovere una legge) che è come dire l’unico elefante del mondo senza proboscide. Con la differenza che il secondo è un animale che non esiste, il primo esiste davvero ma nessuno ci fa caso.

Ma torniamo a bomba e cioè al viaggio dei parlamentari europei nel “tempo” della democrazia. Un tempo assai ridotto per una gita ricreativa brevissima: da martedì a giovedi scorso. In questa due giorni entusiasmante, i parlamentari europei hanno avuto il permesso di vedere e studiare da vicino il quinto accodo per l’acquisto di vaccini anti-Covid stipulato dalla Commissione europea: quello con l’azienda Curevac.

Voi direte: che c’è di strano? Ci mancherebbe altro che un documento così importante non sia visionabile dai rappresentati del popolo europeo. Giusta osservazione, in “tempi” democratici. Ma noi viviamo, si sa, in tempi eccezionali (democratici al cubo, per così dire). Dove il parlamento UE non fa il Parlamento, ma solo la carta da parati coreografica della presunta democrazia europea. E, soprattutto, dove la “trasparenza” è un optional fruibile, e festeggiabile, una o due volte all’anno, proprio come il Natale e Ferragosto.

E così, da martedì 12 gennaio a giovedì 14 gennaio gli scolaretti dell’europarlamento hanno potuto, rigorosamente su prenotazione, accedere a una saletta riservata dove poter guardare (e non toccare, presumiamo) il sacro testo dell’accordo. Però con delle regole precise. Potevano non esserci regole, nel tempo delle regole? E dunque: vietato prendere appunti, vietato chiedere copie, vietato fare fotografie, vietato usare smartphone, tablet e persino assistenti. Forse gli è stato concesso di portarsi un cestello col panino e la Fanta, ma va verificato. Ai bambini in mascherina delle scuole italiane è data più libertà, diciamo.

Invece – ai parlamentari in gita nel tempo della non democrazia – è stato concesso solo di leggere centinaia di pagine senza poter prendere appunti. Vabbè, ma avranno memorizzato e ora ci relazioneranno, dirà il candido di turno. None. Perché prima hanno dovuto firmare una dichiarazione di riservatezza. Ergo, ai rappresentanti eletti dal popolo è vietato persino riferire al popolo quali siano le clausole di “salvaguardia”  degli interessi di chi, col vaccino, fa business.

Questo è lo stato dell’arte della democrazia all’europea. Una casa di vetro opacizzato in cui gli eletti possono entrare una volta all’anno e gli elettori mai. Tuttavia, vi racconteranno, c’è pur sempre la Commissione a vigilare sulla Curevac, sui vaccini, sui contratti, sui danni, sui “ristori” e – va da sé – su di noi. Ah giusto, quel Consesso di ventisette “nominati” su cui garantisce l’articolo 17 del Trattato di Maastricht: scelti in base alla loro “competenza” generale e al loro impegno “europeo” e tra personalità che offrono tutte le garanzie di “indipendenza”. Per le esigenze di democrazia e trasparenza ripassare tra un anno. Alla prossima gita.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com


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