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La sinistra del fiscal compact e la farsa del primo maggio (di Giuseppe PALMA)

Tutta la finta sinistra, da quella fucsia e radical chic a quella sindacale e “piueuropeista”, festeggia oggi la ricorrenza della festa dei lavoratori.
Ma ancor peggio paventa un inesistente pericolo fascista che potrebbe incidere negativamente – dicono – sulla tutela dei diritti fondamentali.
Il problema, a dire il vero, è rappresentato proprio da quella sinistra che oggi manifesta a difesa dei diritti dei lavoratori, perché è proprio quella sinistra ad averli smantellati del tutto, facendo della Costituzione carta straccia.
Ecco alcuni esempi:
a) nel 2012 il Partito democratico espresse in Parlamento voto favorevole alla ratifica del fiscal compact, cioè di quel Trattato intergovernativo che impone austerità e rigore: zero spesa a deficit e riduzione a ritmi serrati (un ventesimo ogni anno) del rapporto debito pubblico/Pil. Questo vuol dire che lo Stato, imponendo a se stesso di fare pareggio di bilancio, spende per la collettività in misura pressoché equivalente a quello che incassa dalla stessa, lasciando ZERO ricchezza a cittadini e imprese;
b) sempre nel 2012, e sempre il Partito democratico, espresse in Parlamento voto favorevole – in seconda deliberazione (art. 138 Cost.) – all’inserimento in Costituzione del vincolo del pareggio di bilancio (Legge costituzionale n. 1/2012). Un vincolo capestro capace di distruggere i diritti fondamentali sanciti nella Costituzione primigenia.

Questi solo due esempi, ma ve ne sarebbero tanti altri, come quello di aver legato i diritti fondamentali al sistema dei cambi fissi (moneta unica), condannando le imprese a scaricare il peso della competitività sul lavoro, cioè su salari e diritti sociali.

In tutto questo hanno giocato un ruolo fondamentale anche i sindacati, giubilanti in questo giorno di festa, ma che non mossero un dito né al cospetto del fiscal compact né quando fu costituzionalizzato il vincolo del pareggio di bilancio.

Ora festeggiate pure, cari amici della sinistra e dei sindacati. Che a patire e a morire ci restano i lavoratori.

Giuseppe PALMA

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Neoliberismo” (una mia poesia da leggere ed ascoltare): https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2046589565641649&id=100008718763330

 


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