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La Schizofrenia Energetica Francese: troppa corrente rompe i reattori e fa saltare i conti
Allarme Nucleare in Francia: “Troppa elettricità rompe i reattori”. Il report segreto di EDF svela il disastro della modulazione forzata.

Come nota il quotidiano franclese Le Point, Venerdì scorso, sindacati dell’eolico, del solare e del nucleare si sono presentati col cappello in mano. Il motivo? Il governo sta per pubblicare la terza “Programmazione Pluriennale dell’Energia” (PPE 3), il documento che deciderà le sorti energetiche della Francia fino al 2035.
La sintesi brutale, sussurrata da un attore del settore, è semplice: «Tutti vogliono i loro 100 miliardi e la rendita di Stato». Ma c’è un problema di fondo, gigantesco e taciuto: la Francia ha troppa elettricità e non sa cosa farsene. E nel tentativo di gestire questa abbondanza, rischia di distruggere il suo asset più prezioso: il parco nucleare.
Il paradosso della sovrapproduzione
Partiamo dai dati: la Francia dispone oggi di una riserva di sovrapproduzione di circa 130 TWh annui. Per capirci: ne vende 95 all’estero (grazie ai vicini tedeschi che hanno spento i loro reattori), ma il resto viene semplicemente “cancellato”. Non prodotto.
Il consumo elettrico interno è stagnante, fermo ai livelli di vent’anni fa, per una crisi industriale permanente e il miglioramento dell’efficienza. Eppure, la politica spinge per installare ancora più capacità rinnovabile intermittente. È la classica offerta che non crea la propria domanda, ma crea solo costi.
L’esecutivo si trova in una morsa: da un lato la promessa di triplicare la potenza delle rinnovabili, dall’altro la realtà fisica di una rete satura. Ed è qui che entra in gioco un report riservato di EDF (Électricité de France), svelato dalla stampa francese, che lancia un allarme rosso sulle conseguenze tecniche di questa follia pianificatoria.
La “Modulazione”: come distruggere un reattore lentamente
Il cuore del problema tecnico si chiama “modulazione”. I reattori nucleari francesi sono, per design, flessibili. Possono ridurre la potenza dal 100% al 20% in trenta minuti per seguire la curva della domanda. È un vanto ingegneristico che sinora ha reso molto bene. Tuttavia, un conto è farlo occasionalmente, un conto è farlo più volte al giorno per lasciare spazio prioritario al sole o al vento quando decidono di esserci.
Il report di 80 pagine di EDF sul nucleare è impietoso. Nel 2024 la situazione è sfuggita di mano:
- Le capacità solari ed eoliche sono esplose (+45% di produzione dal 2019).
- La domanda è scesa del 6-8%.
- Risultato: i reattori nucleari devono fare da “fisarmonica” a ritmi insostenibili.
Essere “Baseload ” carico di base, , sta diventando uno stress intolleabile per le strutture nucleari francesi. Mentre lo stato incentiva fonti incostanti, si dimentica di quella che permette a Parigi di marciare.
Ecco i numeri del disastro tecnico in corso:
| Anno | TWh “persi” (Non prodotti per modulazione) | Note |
| Media 2000-2023 | 15 – 20 TWh | Modulazione standard |
| 2024 | 31 TWh | +2.942 modulazioni profonde |
| 2025 (stima) | 35 TWh | Trend in peggioramento |
| 2028 (stima) | 42,5 TWh | Scenario ottimistico |
Non si tratta più di adattarsi alla notte o al giorno. Si tratta di abbassare la potenza quando sorge il sole, rialzarla quando tramonta, riabbassarla di notte. I reattori non sono stati costruiti per questo.
Inoltre che senso ha questa operazione ? I reattori nucleari non emettono CO2, quindi perché devono essere spenti?
Usura meccanica e rischio Black-out
Far lavorare un reattore nucleare in questo modo è come guidare un’auto di Formula 1 nel traffico cittadino, facendo continue frenate e ripartenze.
Il report EDF evidenzia rischi concreti di fatica termica e meccanica. Componenti critici come turbine, alternatori, pompe e valvole subiscono stress per i quali non sono stati progettati su questa scala.
André Palu, ingegnere e sindacalista, spiega che sotto il 20% di potenza sorgono problemi “termo-idraulici”. Nel 2024, i reattori sono stati spenti completamente per far posto alle rinnovabili ben 74 volte.
Questi cicli termici continui (caldo-freddo-caldo) invecchiano precocemente l’acciaio. Il rischio non è solo economico, ma esistenziale per il parco: potremmo non essere in grado di prolungare la vita delle centrali esistenti, proprio quando ne avremo bisogno perché le nuove (gli EPR2) saranno ancora cantieri aperti.
C’è poi l’incubo della stabilità di rete. Un reattore spento non si riaccende come una lampadina. Nel 10% dei casi, la ripartenza subisce ritardi tra le 6 e le 24 ore.
Immaginate la scena: è inverno, ore 17:30, il sole tramonta (il solare va a zero). Bisogna rialzare il nucleare che era stato tenuto basso. Ma se tre o quattro reattori fanno i capricci e non ripartono subito?
La risposta è semplice: o importiamo energia (se i vicini ne hanno), o andiamo in black-out, o preghiamo le industrie di spegnere i macchinari. Una strategia energetica da paese del Terzo Mondo, non da potenza industriale. Eppure questo è ciò che accade in Francia, ora.
La spirale della morte economica
Tutto questo ha un costo, ovviamente. E chi paga?
- Costi di manutenzione: Aumentano a causa dell’usura accelerata dei reattori.
- Costi delle rinnovabili: Dobbiamo pagare i produttori eolici e solari anche quando la loro energia è inutile (o pagare il nucleare per non produrre).
- Costi di rete: RTE ed Enedis devono spendere miliardi per adattare la rete a flussi incostanti.
Si stima che il sostegno pubblico alle rinnovabili peserà per altri 5 miliardi l’anno, oltre ai 6,6 già previsti per il 2026. Questi costi finiranno in bolletta.
Il risultato è una spirale recessiva da manuale: l’elettricità costa di più -> le aziende de-industrializzano o chiudono -> il consumo elettrico scende ancora -> i costi fissi si ripartiscono su meno KWh -> l’elettricità costa ancora di più.
È l’esatto opposto dell’elettrificazione felice che ci viene venduta nei convegni sulla transizione green.
Vincerà il realismo?
Di fronte a questi dati, il governo francese sembra aver tirato il freno a mano, o almeno aver messo il piede sul pedale della frizione. La nuova PPE 3, attesa per metà febbraio, dovrebbe contenere una “clausola di revisione” al 2027.
In pratica, la politica promette obiettivi ambiziosi per non scontentare la base elettorale green e le lobby, ma si riserva il diritto di stracciare tutto tra due anni se la realtà (consumi bassi e problemi tecnici) dovesse presentare il conto.
È il trionfo del “navigare a vista”: si lanciano progetti per la sopravvivenza delle filiere, si spera in una ripresa dei consumi che non c’è, e si incrociano le dita affinché le valvole dei reattori reggano lo stress test di una pianificazione insensata. Purtroppo la demagogia ha avuto un peso devastante sulle strutture energetiche europee, anche di chi, come la Francia, aveva dei mix più equilibrati.








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