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La Russia “perde” un pezzo in mare, la Libia lo recupera: il salvataggio della Arctic Metagaz

La Libia interviene sulla Arctic Metagaz, la metaniera russa alla deriva nel Mediterraneo dopo un attacco ucraino. Operazione congiunta con Eni per evitare il disastro ambientale e recuperare il carico.

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C’è chi scrive lettere e chi, alla fine, chiama il carro attrezzi. Mentre a Bruxelles si consumavano le tastiere per avvertire del “pericolo imminente”, la Libia – con una concretezza che spesso manca alle diplomazie europee – ha deciso di passare ai fatti. La Arctic Metagaz, la metaniera russa rimasta orfana di equipaggio e alla deriva nel Mediterraneo, ha finalmente una destinazione e, soprattutto, qualcuno che la vada a prendere.

Il contesto: una nave fantasma tra l’Artico e il Canale di Sicilia

La vicenda ha i contorni di un romanzo di spionaggio, ma con risvolti ambientali tutt’altro che narrativi. Colpita, secondo il Ministero dei Trasporti russo, da droni navali ucraini all’inizio di marzo, la nave ha iniziato un lento e inquietante pellegrinaggio nel cuore del Mare Nostrum. Carica di GNL (Gas Naturale Liquefatto) proveniente da Murmansk, la metaniera si trovava a galleggiare pericolosamente tra Malta, Lampedusa e le coste libiche, spinta esclusivamente dai venti e dalle correnti.

I rischi legati alla nave erano duplici: da un lato il rischio che fosse riversato il carburante a bordo, ma soprattutto che esplodessero i depositi di GNL, conservato a bassissime temperature, con il rischio di una vera e propria esplosione fredda.

L’intervento della NOC e il ruolo dell’Italia

Mentre nove paesi dell’UE (tra cui Italia, Francia e Spagna) esprimevano via lettera alla Commissione Europea la propria “profonda preoccupazione” per un potenziale disastro ecologico, la National Oil Corporation (NOC) libica ha tagliato corto. In collaborazione con Mellitah Oil and Gas e, non a caso, con il supporto tecnico dell’italiana Eni, è stata contrattata una società specializzata per il rimorchio e la messa in sicurezza del relitto.

L’operazione non è solo una questione di ecologia, ma di pragmatismo energetico. Ecco cosa sappiamo sul carico e sui rischi:

SostanzaQuantità StimataStato / Rischio
GNL (Gas Naturale Liquefatto)IncertaParziale rigassificazione e dispersione
Olio Combustibile Pesante450 tonnellateRischio inquinamento costiero se non gestito
Diesel (Carburante)250 tonnellateRischio medio

Un paradosso geopolitico

È curioso notare come una nave russa, messa fuori gioco dal conflitto ucraino, finisca per essere “salvata” (e probabilmente recuperata nei suoi contenuti) dalla Libia in collaborazione con il principale player energetico italiano. La NOC ha rassicurato tutti: le infrastrutture petrolifere del Paese non sono a rischio e la situazione è sotto controllo. Questo gas andrà a completare le dotazioni nazionali e  sarà presto esportato.

In un momento di crisi energetica dove ogni metro cubo di gas conta, recuperare una metaniera – seppur danneggiata – è meglio che lasciarla affondare o attendere che la burocrazia europea decida quale protocollo applicare. Insomma, meno carta bollata e più rimorchiatori: un approccio che, una volta tanto, risolve un problema immediato portando (forse) un po’ di gas in più su un mercato assetato.

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