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La rottura della UE e l’espansione dell’Anglosfera nell’Europa Continentale

 

Sapete quale sarà la conseguenza della guerra in corso fra Parlamento Europeo, Commissione e Polonia – Ungheria? La rottura della UE e la creazione di una nuova alleanza politico-militare che farà riferimento diretto all’Anglosfera.

Primo Punto: la Brexit ha portato ad un riavvicinamento naturale dei paesi della cosiddetta Anglosfera. AUKUS e rafforzamento dei legami del Regno unito con molti paesi del Commonwealth non sono un caso, ma un effetto ovvio nel momento il mondo si avvia a essere multi centrico e si recuperano antichi legami. Questo avverrà chiunque sia alla presidenza USA, Trump o Biden, è indifferente.

Secondo Punto: la NATO sta perdendo sempre più la propria missione di contenimento della Russia prima, e del blocco orientale ora. La presenza della Turchia di Erdogan, palesemente doppiogiochista, di una Germania incapace di trovare una propria collocazione mondiale, il sonoro fallimento dell’ultima missione in Afganistan e i malumori francesi verso il nuovo blocco anglofono stanno portando a una divisione nel blocco occidentale;

Terzo Punto: la politica energetica tedesca, guidata dalla SPD fin dai tempi della Merkel, ha messo l’Europa occidentale in ginocchio davanti alle forniture energetiche russe. Schoeder, l’ex cancelliere socialdemocratico passato poi alla guida di Nord Stream 2, è il vero nemico della UE. Non è un caso che i socialdemocratici appoggino le politiche contro il carbone (ma non contro il gas naturale… si vede che la CO2 è diversa nelle due forme di carbonio) dei Verdi, sino a essere pronti a causare una crisi energetica europea.

Quarto Punto: lo spostamento filorusso della Germania scopre politicamente i paesi del blocco di Visegrad che, a questo punto, non si sentono più coperti né dalla NATO né dalla UE. Quindi si apre la strada a una nuova alleanza.

Nei giorni scorsi nei quotidiani inglesi è comparsa la notizia di contatti fra il Regno Unito e i paesi del blocco di Visegrad per creare un blocco comune nel contenimento del potere politico della Francia. Un’unione di interessi piuttosto ovvia. Macron ed i suoi accoliti sono i maggiori nemici politici dei governi conservatori dei paesi di Visegrad o dell’alleanza dei Tre Mari, mentre Londra cerca un appoggio per chiudere la partita della Brexit, soprattutto in Irlanda del Nord, ma anche sul settore dei diritti di sfruttamento della pesca.

Normalmente questa strategia fallirebbe: il Regno Unito non è più l’impero britannico, gli USA non ne azzeccano una neanche per sbaglio, Australia e Canada sono marginali e lontane. Però il più grande alleato di Boris Johnson risiede fra Bruxelles e Strasburgo: mentre la Merkel invita a trattare con Polonia e Ungheria sulla questione dello stato di diritto e dello scontro costituzionale, una soluzione di ragionevole Real Politik, a Straburgo si è umiliato il primo ministro polacco. Queste scelte non sono mai buone e portano a conseguenze di lungo periodo. Anche se cambiassero le maggioranze politiche a Varsavia e Budapest non cambierebbero i problemi di collocazione internazionale. Ci vorrebbe una conversione moderata del Parlamento e della Commissione, ma si sa che il massimalismo è una malattia infantile da cui non si guarisce neppure da anziani.


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