Seguici su

Energia

La Romania scommette sul futuro (e sull’atomo): via libera ai mini-reattori SMR di NuScale. L’Est Europa ci insegna il realismo energetico?

Pubblicato

il

Mentre nel “cuore” della vecchia Europa si discute ancora animatamente di tassonomie green e di come bilanciare reti elettriche sempre più instabili, a Est si passa ai fatti. Nuclearelectrica, il colosso energetico statale rumeno, ha annunciato giovedì la decisione finale di investimento per la costruzione di una centrale basata sui piccoli reattori modulari (SMR).

Il progetto, che sorgerà a Doicesti (nella Romania centrale), potrebbe segnare un punto di svolta non solo per Bucarest, ma per l’intera strategia energetica continentale. Si tratta, infatti, del potenziale primo impianto in Europa a utilizzare la tecnologia statunitense della NuScale Power, l’unica finora ad aver ricevuto il “timbro” di approvazione dalla severissima Nuclear Regulatory Commission (NRC) americana.

Il progetto: modulare, flessibile e “Made in USA”

L’approccio rumeno è pragmatico e, oseremmo dire, squisitamente keynesiano: lo Stato investe in infrastrutture strategiche per garantire l’indipendenza energetica e sostenere l’industria. La joint venture, partecipata al 50% da Nuclearelectrica, prevede un impianto composto da sei reattori, per una capacità complessiva di 460 MW.

Modula ma sei rettori di Nuscale

Attenzione però ai dettagli, perché la prudenza non è mai troppa quando si parla di tecnologie innovative. La decisione di investimento finale riguarda, per ora, soltanto il primo reattore. L’installazione dei restanti cinque moduli sarà condizionata al successo operativo del capofila. Anche le tempistiche sono state riviste con un bagno di realismo: la scadenza per il completamento del primo modulo è stata posticipata a dopo il 2030, rispetto all’iniziale previsione del 2029.

La tecnologia sotto il cofano

Per i non addetti ai lavori, gli SMR (Small Modular Reactors) rappresentano un cambio di paradigma rispetto alle “cattedrali” nucleari del passato. Non si costruiscono interamente in loco con cantieri decennali, ma si assemblano in fabbrica e si trasportano. È l’industrializzazione dell’atomo.

Ecco i dati salienti della tecnologia NuScale Power Module™ (NPM) che verrà impiegata:

CaratteristicaDettaglio Tecnico
Potenza77 MW per singolo modulo (l’impianto rumeno ne avrà 6)
DimensioniCilindri di circa 23 x 4,5 metri (trasportabili via camion/treno)
PesoCirca 700 tonnellate per modulo
CombustibileUranio standard per reattori ad acqua leggera (LWR)
Ciclo di ricaricaFino a 21 mesi
Costruzione36 mesi previsti (grazie ai componenti prefabbricati)

Modulo NMP singolo reattore modulare di Nuscale

Il design si basa sulla collaudata tecnologia ad acqua pressurizzata, ma la vera novità sta nella versatilità: questi moduli non servono solo a tenere accese le luci, ma sono progettati per il teleriscaldamento urbano, la dissalazione e la produzione di idrogeno su scala commerciale.

Geopolitica e strategia: addio al carbone, lontani da Mosca

La mossa di Bucarest non è casuale. La Romania, che deve rispettare gli impegni presi con l’UE per l’eliminazione graduale della lignite (il carbone marrone, tanto inquinante quanto economico) in cambio dei fondi europei, ha bisogno di una base energetica solida.

L’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 ha reso la sicurezza energetica una priorità assoluta, non più un concetto astratto da convegno. Attualmente, Nuclearelectrica gestisce già due reattori da 706 MW con tecnologia canadese CANDU (di proprietà di AtkinsRealis), che coprono un quinto del fabbisogno nazionale.

Ma i piani sono ambiziosi: oltre agli SMR, nel 2024 è stato firmato un contratto da 3,2 miliardi di euro con un consorzio guidato dall’americana Fluor Corp per costruire altri due reattori tradizionali da 700 MW entro il 2032.

Se il progetto SMR e i nuovi reattori tradizionali andranno in porto, la Romania raddoppierà la sua capacità nucleare. Mentre altri Paesi europei chiudono centrali o si perdono in dibattiti ideologici, Bucarest sceglie la strada della diversificazione tecnologica e dell’alleanza industriale con gli Stati Uniti. Resta l’incognita dei costi, non specificati nel comunicato, e delle tempistiche reali. Tuttavia, la strada è tracciata: meno ideologia, più megawatt.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento