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La Riforma della Scuola all’epoca di Mussolini o Renzi? (di Valerio Franceschini)

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In riferimento a quanto sta accadendo nel mondo della scuola italiana, con il ddl Scuola da parte del GovernoRenzi, è doveroso fare un passo indietro di circa 95 anni, per cercare di capire quanto sta avvenendo ai giorni nostri che non è altro che un remake della Riforma Gentile del 1923 durante l’epoca fascista.

Infatti con l’avvento al potere del Fascismo, il filosofo neoidealista Giovanni Gentile, ministro della Pubblica Istruzione dall’ottobre del 1922 al luglio del 1924, mise a punto una riforma della scuola, secondo le linee pedagogiche e filosofiche da lui elaborate a partire dai primi anni del Novecento, che entrò in vigore il 6 maggio del 1923.

Gentile quindi, spinto dalla convinzione che l’educazione dovesse essere indirizzata agli uomini migliori, coloro che sarebbero andati a far parte della classe dirigente, realizzò una scuola rigidamente suddivisa a livello secondario in un ramo classico-umanistico per i dirigenti e in un ramo professionale per il popolo.

Questa idea di scuola si sposava bene con l’obbiettivo iniziale di Mussolini il quale aveva un urgente bisogno di un programma sistematico nei confronti della scuola per formare quei quadri dirigenti di cui il fascismo era sprovvisto.

Mussolini appoggiò una riforma, che lui definiva “la più fascista delle riforme”, la quale avrebbe attuato una scrupolosa selezione degli individui migliori destinati a occupare i posti più importanti nella gerarchia sociale e politica.

Dal punto di vista strutturale e amministrativo Gentile individuò l’organizzazione della scuola secondo un ordinamento gerarchico e centralistico, infatti con i regi decreti adottati nel 1923 per la riforma della scuola e dell’Università: «Vengono abolite le rappresentanze elettive; i presidi delle scuole secondarie, i rettori, i presidi di facoltà, i direttori d’Istituto, i componenti del Senato accademico sono tutti nominati dall’alto. I direttori d’Istituto e i presidi di facoltà vedono, d’altra parte, aumentare i loro poteri di controllo sul personale docente con un sensibile incremento dell’ordinamento gerarchico».

Oggi purtroppo ci troviamo di fronte alla attuazione, della Riforma di cui sopra, basti pensare a quanto approvato ieri in Parlmento sul potere di comando e discrezionalità dato ai dirigenti scolastici (già presidi) su mobilità, assunzioni e conferimento di incarichi triennali di docenza, e questo per parlare solo di un aspetto.

Tuttavia la scuola pubblica sta andando verso una vera e propria azienda privata gestita con mera disinvoltura, favoritismi e sistema clientelare, da Dirigenti scolastici privi di ogni valore etico o morale in barba a tutti quei sani principi di obiettività che dovrebbero essere insegnati ai nostri figli, i quali, come accadde nel ’23, in sostanza, si voleva fare della scuola un canale di trasmissione delle idee e dei principi del fascismo, oggi ridenominato come renzismo.

Per proseguire in questo scopo in modo totalitario, si arriverà, non solo, all’adozione del libro di testo unico di Stato finto catto-comunista, per le elementari, come accadde nel 1928 ma tutti i libri di testo delle altre scuole saranno adeguati secondo le direttive del governo,

sperando infine che non venga posto l’obbligo del giuramento di fedeltà al regime renziano dapprima ai maestri elementari, poi ai professori delle scuole medie per poi arrivare, come nel 1931, anche a quelli universitari, poiché l’obbiettivo del regime o attuale Governo era, ed è una continua e omogenea attività di formazione del consenso, da realizzarsi con particolare cura nei confronti di giovani ancora privi di capacità critiche e di educazioni alternative.

Valerio Franceschini

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