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LA PRODUZIONE INDUSTRIALE IN EUROPA DAL 1992 AL 2011 – L’EURO HA PERMESSO UN TRASFERIMENTO COLOSSALE DI PRODUZIONE (E BENESSERE) DALL’EUROPA PERIFERICA ALLA GERMANIA


Torniamo a parlare di EURO.

CAP. 1 – ANALISI DEGLI INDICATORI ECONOMICI NEGLI ANNI 2000: COS’HA COMPORTATO L’EURO IN EUROPA?
 Riporto l’articolo che feci sul tema, che vi invite a rileggere, indicatore per indicatore, USCIRE DALL’EURO? DATI PER RAGIONARCI SOPRA (prima comunque di farci ragionare… stamperanno!)  (clicca sul titolo per aprire)

Riporto qui le CONCLUSIONI dell’analisi:
La mancata attuazione di quanto sopra evidenziato (riforme, riduzione salari, controllo inflazione, taglio spese) non potra’ che prolungare la sottoperformance economica e delle finanze nei vari paesi europei (Germania esclusa).  Durante questo periodo di transizione in cui le nazioni incorreranno nella sgradevole medicina dell’austerità (dopo anni di vivere al di là delle loro possibilità) un supporto finanziario temporaneo sarà necessario.
La BCE continuerà a tassi sempre più bassi, proseguira’ con l’acquisto di obbligazioni sovrane delle nazioni della zona euro in difficoltà, ed a fornire liquidità alle istituzioni finanziarie per facilitare il loro deleveraging e di ricapitalizzazione. Essa può impegnarsi in un programma di quantitative easing. La  Germania (e le nazioni sopra-performanti) procederanno alla fin fine a sovvenzionare le nazioni più deboli.
In ultima analisi, la zona euro dovra’ muoversi concretamente verso un’unione fiscale che fornira’ un meccanismo alternativo di regolazione, con un maggiore coordinamento normativo.
Ci sono, tuttavia, i limiti alle risorse che le nazioni benestanti saranno disposte a trasferire alle nazioni in difficoltà, in particolare senza garanzia delle necessarie riforme economiche. In definitiva, la riforma da raggiungere è nelle mani delle singole nazioni. La mia impressione è maggior parte delle nazioni europee finiranno per compiere passi significativi che li muovono verso percorsi sostenibili, ma sarà una strada accidentata.

Inoltre, le varie nazioni, stanno perdendo tantissimo tempo, e cio’ aggrava terribilmente il problema ed i costi della soluzione.
 Ovviamente esiste un punto di non ritorno, oltre il quale, le future mosse che dovrebbero essere prese (in ordine: QE, Eurobond, Disciplica fiscal commune, unione politica europea reale), diventeranno inutili, perche’ il costo complessivo diventerebbe eccedente ai benefici dell’implementazione dell’azione (che quindi avra’ solo effetti temporanei).

CAP. 2 – LA PRODUZIONE INDUSTRIALE IN EUROPA DAL 1992 AL 2011 – L’EURO HA PERMESSO UN TRASFERIMENTO COLOSSALE DI PRODUZIONE (E BENESSERE) DALL’EUROPA PERIFERICA ALLA GERMANIA

Riprendo alcune analisi di Merijn Knibbe e le personalizzo per il lettori di Rischio Calcolato.

E ‘spesso affermato che la Germania e’ sovra-competitiva rispetto al resto d’Europa, per la produzione industriale (e quindi su tutto il resto: PIL, occupazione, conti pubblici, bilancia pagamenti, etc), che è uno dei motivi per cui la Germania sta facendo molto bene, mentre questi altri non lo sono. C’è qualche verità in questa storia? Guardiamo se produzione industriale tedesca ha fatto meglio di produzione in altri paesi dell’UE. Per fare questo, il primo grafico mostra produzione industriale tedesca dopo il 1992 (manifatturiero, minerario, energetico). Gli altri grafici mostrano la produzione industriale negli altri paesi della UE (con oltre 1 milione di abitanti) rispetto alla Germania, se possibile, a partire dal 1992. Tutti i dati: Eurostat.
I risultati principali:
1. Fino a circa 2003, tutti gli altri paesi ha fatto almeno altrettanto bene o (nella maggior parte dei casi), meglio di Germania. Dopo il 2003, un bel alcuni paesi ha fatto peggio. Dopo il 2009, quasi tutti i paesi ha fatto peggio o, nel caso di alcuni paesi a bassi salari come la Polonia e la Turchia, circa così come in Germania.
2. Il Regno Unito e la Francia hanno, a lungo andare, fatto peggio della Germania; la Grecia o in Italia mostrano un declino molto profondo. Il fatto che il Regno Unito e la Francia non hanno gli stessi problemi di Spagna, Grecia e l’Irlanda dimostra che la competitività è solo sul lato della storia.
3. Bolle immobiliari sembrano aver spiazzato la produzione industriale in un bel alcuni paesi (Danimarca, Paesi Bassi, Stati baltici, Irlanda, Spagna), prima deviando denaro e risorse per la costruzione e poi con la crisi dei debiti facendo sparire parte della produzione.

Grafico 1. Germania. Sembra che la Germania fosse la vittima dell’unificazione, che ha portato alla sfortunata decisione del cambiamento del ‘EINZ zu EINZ’ di soldi DDR in Marchi tedeschi, che era una rivalutazione di circa il 400% per un paese a brandelli che ha portato a decenni di svalutazione interna. Ricordiamo ai lettori che la ex-DDR ha a tutt’oggi dati macro-economici estremamente meno delici dell’Ovest.
Teniamo anche presente che un eventuale aumento della produzione deve essere stato causato dalle esportazioni, visto che la popolazione tedesca è diminuita un po ‘, mentre le vendite al dettaglio hanno avuto andamenti piatti tra il 1992 e il 2012.

 pro2 LA PRODUZIONE INDUSTRIALE IN EUROPA DAL 1992 AL 2011 – L’EURO HA PERMESSO UN TRASFERIMENTO COLOSSALE DI PRODUZIONE (E BENESSERE) DALL’EUROPA PERIFERICA ALLA GERMANIA

Grafico 2. “Periferia”. L’elefante nella stanza è il Regno Unito, che nell’Euro non e’. Come notate fanno tutti male (molto male) e vanno tutti nella stessa direzione. Questo grafico è relative alla produzione.
Si noti che dal 2003 al 2008 le vendite al dettaglio nel Regno Unito e in Francia sono aumentate, e cio’ indica che cio’ ha alimentato le produzioni tedesche a scapito delle nazionali.

pro1 LA PRODUZIONE INDUSTRIALE IN EUROPA DAL 1992 AL 2011 – L’EURO HA PERMESSO UN TRASFERIMENTO COLOSSALE DI PRODUZIONE (E BENESSERE) DALL’EUROPA PERIFERICA ALLA GERMANIA

Grafico 3. ‘Grande Germania’. La Germania ha perseguito una politica di negoziato a livello centrale di ‘moderazione salariale’, non solo composto da aumenti salariali bassi, ma anche di controllo degli affitti e simili. L’esempio Tedesco e’ stato seguito da alcuni paesi piu’ piccolo attigui. Nonostante ciò, e nonostante una svalutazione in Svezia, tutti perso terreno dopo il 2009, anche a dispetto di un successo evidente di alcune imprese ad alta tecnologia, come ASML nei Paesi Bassi. Unica eccezione il Belgio, apparentemente inspiegabile (mi verrebbe da pensare che l’assenza di un governo per 18 mesi o giù di lì faccia decisamente bene).

pro3 LA PRODUZIONE INDUSTRIALE IN EUROPA DAL 1992 AL 2011 – L’EURO HA PERMESSO UN TRASFERIMENTO COLOSSALE DI PRODUZIONE (E BENESSERE) DALL’EUROPA PERIFERICA ALLA GERMANIA

Grafico 4. Paesi neo-liberali. Sono nazioni fortemente flessibili e deregolamentate, cosa che ha attirato  capitali da tutti gli altri mercati, specie nell’immobiliare, causando distorsioni nei prezzi. Dopo il 2005, l’industria ha fatto circa così come in Germania ma peggio rispetto ai paesi che non hanno tali afflussi di capitale (il vantaggio iniziale, in sintesi s’e’ trasformato in un limite)

pro4 LA PRODUZIONE INDUSTRIALE IN EUROPA DAL 1992 AL 2011 – L’EURO HA PERMESSO UN TRASFERIMENTO COLOSSALE DI PRODUZIONE (E BENESSERE) DALL’EUROPA PERIFERICA ALLA GERMANIA

Grafico 5. Europa Emergente. Questi paesi dovrebbero avere regole e leggi nettamente meno efficienti rispetto a quelle precedenti, ma hanno moneta propria fluttuante.

 pro5 LA PRODUZIONE INDUSTRIALE IN EUROPA DAL 1992 AL 2011 – L’EURO HA PERMESSO UN TRASFERIMENTO COLOSSALE DI PRODUZIONE (E BENESSERE) DALL’EUROPA PERIFERICA ALLA GERMANIA

Conclusioni:

Appare evidente che in larga parte dell’Europa e’ in atto una formidabile de-industrializzazione a favore della Germania.
Appare altrettanto evidente che la chiave principale di cio’ sta nel fatto che la Germania ha “ingabbiato” i concorrenti piu’ temibili e prossimi in un sistema a moneta unica (o cambi praticamente fissi), fagocitando fette enormi della loro industria, grazie ad un sistema intrinseco che favorisce la moderazione salariale e la competitivita’ del costo del lavoro. 
La Germania, per favorire il processo ha anche utilizzato una debolezza (la Germania Est) trasformandola in una forza, per sostenere il processo. Larga parte dei paesi periferici hanno sistemi piu’ inflazionistici (anche per motivazioni storiche, nonche’ per le strutture intrinseche delle loro economie) e non dispongono di una politica salariale e di contenimento del costo del lavoro efficace come quella tedesca, che tra l’altro, sono fattori che non s’inventano dall’oggi al domani. La Germania inoltre, dispone di un sistema Stato decisamente piu’ efficiente (servizi, infrastrutture, etc) ed ha anche perseguito politiche favorevoli al mondo delle imprese e del lavoro (politiche che non hanno effetti in tempi stretti, ma nel corso di lustri). La Germania ha anche sfruttato le “debolezze” intrinseche delle varie nazioni “ingabbiate”, e da queste ne ha tratto immense vantaggi in termini di maggiori esportazioni e quindi produzione: parliamo delle bolle immobiliari (in parecchi paesi, Spagna in primis, ma non solo), parliamo delle politiche espansive e di sostemimento dei consumi (in particolare nelle nazioni orientate ai servizi, come Francia e UK).
Guardando al Confronto Italia-Germania, fatta 100 la Produzione Industriale Tedesca, si nota una progressione formidabile di quella Italiana tra il 1992 ed il 1995 (passando da 105 a quasi 120), che poi sono gli anni della svalutazione. In quegli anni, la produzione industriale tedesca ne risenti’, e la cosa e’ evidente dai grafici 1 e 2. A partire dal 1995, la Lira fu ingabbiata in un sistema di cambi fissi, ad un valore di 990 lire per Marco, inferiore ai circa 1100 raggiunti poco dopo l’inizio della svalutazione. Da questo momento inizio’ un progressive declino industriale Italiano (percepibile non solo dal grafico 2 sulla produzione industriale, ma anche da ogni altro indicatore economico, quale bilancia dei pagamenti e commerciale, nonche’ PIL ed occupazione). La perdita di peso e competitivita’ e’ stato progressivo e crescente, e nel 2005 l’Italia arrivo’ a 100 (in sintesi ad inizio 2000, gli effetti della svalutazione dei primi anni 90 erano svaniti), e poi e’ sprofondata ad 80 nel 2011 (accompagnata da tutta l’Europa periferica). In sintesi, dal 1995 al 2011 l’Italia e’ passata da 120 ad 80, perdendo in termini relativi, nel confronto con la Germania, oltre il 30% di produzione industriale. Non lo chiamerei declino industriale, lo chiamerei “sterminio” industriale.
Il fenomeno si autoalimenta, perche’ nel tempo crescono e si autoalimentano tutti I fattori che favoriscono questo processo.
Appare evidente anche ad un cieco, guardano il grafico 2, che la tendenza prevedibile ed inerziale, per l’Italia e tutta l’Europa periferica, per I prossimi anni, e’ un’ulteriore perdita di industria verso la Germania ed il completamento della trasformazione di larga parte dell’Europa in mercati di consumo periferici dell’industria tedesca. Ovviamente non ne faccio una colpa ai Tedeschi (che fanno i fatti loro), ma a noi stessi, che per accedere ad uno STATUS, l’EURO, ci stiamo suicidando, e siamo a buon punto.
L’EURO e’ per l’Italia una formidabile macchina di depressione ed impoverimento del Paese. Le aree Italiane che hanno perso maggiormente nei confronti della Germania, sono proprio le aree piu’ efficienti del paese, quelle del Centro-Nord Italia.
E’ Giusto? E’ Sbagliato? Potevamo in questi 15 anni ristrutturarci? Potevamo in questi 15 anni fare meglio? Tutte domande interessanti, ma alla fine poco importanti, visto che siamo arrivati a questo punto e che il processo, come abbiamo visto, e’ continentale. L’uscita dall’Euro direi che dal mio punto di vista non e’ il male minore, ma e’ mera questione di sopravvivenza, di mantenimento di un’industria nazionale (gia’ fortemente ridimensionata) e quindi di mantenimento di un minimo di dignita’ e speranza per il futuro, al pari delle riforme e delle misure per ridurre sprechi e lussi ed agevolare le classi produttive e lavoratrici, di cui abbiamo scritto ampiamente.

GPG Imperatrice
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