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La prescrizione è una misura di civiltà giuridica. Con la riforma grillina, Enzo Tortora sarebbe morto da colpevole (di P. Becchi e G. Palma su Libero)

Articolo a firma di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero del 6 dicembre 2019:

Dal 1° gennaio del prossimo anno, cioè tra una ventina di giorni, entrerà in vigore la riforma sulla prescrizione fortemente voluta dai 5Stelle. Stiamo parlando della Legge n. 3 del 9 gennaio 2019, la quale in buona sostanza prevede che i termini per la prescrizione dei reati vengano sospesi con la conclusione del processo penale di primo grado. Una cosa orrenda che contrasta tanto con la Costituzione quanto con il buon senso processuale.

Vediamo il perché. Dal punto di vista costituzionale, una riforma del genere è in palese contrasto con il secondo comma dell’art. 111 della Costituzione: «Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata». Se infatti si interrompono i termini di prescrizione dei reati alla conclusione del primo grado di giudizio, gioco forza – in caso di ricorso in appello – la data di udienza del secondo grado di giudizio verrà fissata dopo anni e anni, perché tanto i termini di prescrizione sono sospesi e allora la magistratura può prendersela con comodo. Il problema è solo dell’imputato, che vivrà il resto dei suoi giorni con la spada di Damocle sulla testa.

Oggi, dal deposito del ricorso di appello alla data di udienza trascorrono in media dai 10 ai 18 mesi nelle Corti d’Appello più efficienti, 3-4 anni circa in quelle più incasinate. Si pensi a cosa potrebbe accadere con la sospensione dei termini prescrizionali. L’imputato resterà sotto processo tutta la vita, e allora addio alla “ragionevole durata”!

Per non parlare del giudizio in Cassazione. Oggi l’udienza è fissata, in media, entro 7-10 mesi dal deposito del ricorso; con la riforma passeranno almeno 2-3 anni, se non di più. Sapendo che i reati non si prescrivono più, la magistratura se la prenderà con comodo. E poco importa se l’imputato, presunto innocente fino a sentenza passata in giudicato (così all’art. 27 della Costituzione), debba patire un processo per tutta la vita. Anche il peggiore dei delinquenti, pure quello più accanito e brutale, deve godere di tutti i diritti di difesa all’interno di un processo equo e giusto, oltre che in un contesto normativo che ne garantisca la ragionevole durata. Il resto, come nelle intenzioni dei 5Stelle, è frutto di un imbarbarimento della nostra civiltà giuridica. Con questa legge colpevoli e innocenti finiranno nel tritacarne della giustizia.

La Lega, quand’era al governo, diede il suo assenso – per la verità molto sofferto – a questa riforma voluta dal M5S, ma condizionandolo ad una disciplina normativa che regolasse la durata certa di tutti i gradi di giudizio. Poi è caduto il governo giallo-verde e di quella disciplina non c’è traccia. Per sterilizzare l’entrata in vigore della riforma sulla prescrizione occorrerebbe una nuova legge ordinaria oppure – visti i tempi ristretti – un decreto legge, ma nella nuova maggioranza giallo-rossa manca l’intesa. Il PD si oppose con forza a questa legge e ora lascia che entri in vigore, dando semplicemente la colpa al precedente governo? Andrà a finire probabilmente così.

Di Maio e Bonafede incasseranno una vittoria di cui hanno politicamente bisogno, mentre Zingaretti dimostrerà ancora una volta di non essere in grado di guidare un partito come il PD. Facile gridare contro le presunte responsabilità leghiste e poi accettare per evitare crisi di governo, e quindi per non perdere la poltrona, una norma che contrasta con la nostra secolare civiltà giuridica ed è palesemente anticostituzionale.

Un processo penale rappresenta già di per sé per l’imputato una anticipazione della pena: indagini, sequestri, misure cautelari e poi tutte le fasi del giudizio, dall’apertura del dibattimento alla sentenza, con udienze su udienze, testimoni, perizie, audizioni e rinvii su rinvii. Se le norme grilline sulla prescrizione fossero esistite già trent’anni fa, Enzo Tortora sarebbe morto da colpevole, senza neppure la soddisfazione morale di vedersi pronunciata l’assoluzione. La prescrizione è una misura di civiltà giuridica che pone la persona al centro dell’organizzazione dello Stato e non viceversa. La riforma Bonafede fa tornare il Paese indietro nel tempo, quando chi era accusato di un reato veniva considerato come presunto colpevole. Altro che “Nuovo Umanesimo”, come sosteneva Conte nel discorso di insediamento del suo secondo governo. Qui siamo al “Nuovo Medioevo”, con tutto il rispetto per il Medioevo. E il PD, oggi al governo, sarà corresponsabile di questa deriva.

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma

(Ladri di democrazia. La crisi di governo più pazza del mondo. L’ultimo libro di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, Giubilei Regnani editore, 2019: https://scenarieconomici.it/ladri-di-democrazia-la-crisi-di-governo-piu-pazza-del-mondo-lultimo-libro-di-p-becchi-e-g-palma-giubilei-regnani-editore/)

 

 

 


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