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La Polonia sfida le Big Tech: verso lo stop ai social per gli under 15. L’Europa segue l’Australia?
La Polonia prepara una legge per vietare i social media ai minori di 15 anni, con multe milionarie per le Big Tech. Dalla Francia alla Spagna, ecco la mappa dei Paesi europei pronti a seguire l’esempio dell’Australia.

A soli tre mesi di distanza dalla storica decisione dell’Australia, che ha interdetto l’accesso ai social media ai minori di 16 anni, la Polonia si prepara a varare una misura altrettanto drastica. Il Partito Civico, principale forza dell’attuale coalizione di governo a Varsavia, sta mettendo a punto un disegno di legge volto a vietare l’utilizzo delle piattaforme social ai minori di 15 anni.
L’onere della verifica, e qui risiede il vero nodo economico e tecnico della questione, ricadrà interamente sulle aziende tecnologiche. Venerdì scorso il ministro dell’Istruzione Barbara Nowacka ha presentato il piano governativo: le piattaforme saranno obbligate a certificare l’età degli utenti. Se i servizi rimarranno accessibili a chi non ha ancora compiuto 15 anni, i colossi del web rischieranno sanzioni draconiane, con multe che potranno raggiungere il 6% del loro fatturato globale. Un colpo non da poco per le casse di entità che hanno prosperato su un modello di espansione spesso deregolamentata.
“Dobbiamo limitare l’accesso ai social media ai minori di 15 anni. Allo stesso tempo dobbiamo lavorare sulla salute mentale e sensibilizzare i bambini, i genitori e l’intera società polacca sui pericoli dei social media”, ha dichiarato Nowacka. Se l’iter legislativo dovesse procedere in modo spedito la legge potrebbe entrare in vigore già nel 2027, ma la coalizione non ha ancora raggiunto un consenso unanime e, senza alcun dubbio, dovrà affrontare l’imponente opposizione legale delle multinazionali statunitensi.
Un trend globale in espansione
Il caso polacco non è isolato. Come evidenziato dal pioniere australiano, che il 10 dicembre scorso ha bloccato l’accesso a una dozzina di piattaforme per i giovanissimi a causa dei crescenti danni legati alla dipendenza da schermo, il vento sta cambiando a livello internazionale. Ecco la situazione attuale delle restrizioni:
Australia: Divieto per gli under 16 (in vigore).
Polonia: Divieto per gli under 15 (in preparazione).
Francia: Divieto per gli under 15 (in fase di approvazione parlamentare).
Spagna: Divieto per gli under 16 (in via di definizione).
Danimarca e Slovenia: Valutazioni in corso per un limite agli under 15.
Portogallo: Obbligo di consenso esplicito dei genitori per la fascia 13-16 anni.
Regno Unito: Proposta del premier Keir Starmer per un divieto agli under 16 (in consultazione pubblica).
Malesia: Divieto previsto per gli under 16 entro l’anno in corso.
Protezione o sorveglianza di massa?
L’offensiva normativa europea e britannica sta inevitabilmente alimentando forti tensioni con gli Stati Uniti, patria della “Big Tech”, sollevando delicati interrogativi legati all’eccesso di regolamentazione e alla libertà di espressione.
I sostenitori dei diritti civili, tra cui l’organizzazione britannica Open Rights Group, avvertono che un blocco generalizzato potrebbe rivelarsi una soluzione inefficace per arginare i danni online. L’imposizione di un “age-gating” obbligatorio costringerebbe infatti tutti gli utenti, adulti compresi, a dover dimostrare in modo inequivocabile la propria età. “Proteggere i bambini online non dovrebbe significare costruire un’infrastruttura di sorveglianza per tutti”, ha sottolineato James Baker, portavoce dell’associazione. Insomma, il rischio è quello di dover barattare la propria privacy e il controllo sui propri dati pur di accedere alla piazza pubblica digitale moderna. Un paradosso su cui il legislatore dovrà riflettere attentamente.







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