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La Polonia congela l’ingresso nell’euro: “La nostra economia cresce e va meglio con lo zloty”
Il Ministro delle Finanze polacco Domański congela l’ingresso nell’Euro. Grazie allo zloty e a politiche di spesa, la Polonia stima una crescita del PIL al 3,4% (la più alta in UE). Ora Varsavia, su invito di Donald Trump, punta a entrare nel G20 come potenza globale.

La narrazione dell’euro come porto sicuro imprescindibile e punto di arrivo naturale per tutte le economie dell’Unione Europea subisce un’altra, severa, battuta d’arresto. E questa volta, la critica all’architettura di Francoforte non arriva da movimenti di protesta o da partiti euroscettici, ma direttamente dai piani alti del governo polacco, guidato dal premier ultra-europeista Donald Tusk. In una clamorosa inversione di tendenza rispetto ai dogmi di Bruxelles, il Ministro delle Finanze di Varsavia, Andrzej Domański, ha dichiarato al Financial Times che la performance economica della Polonia rende, allo stato attuale, controproducente l’adozione della moneta unica.
Il messaggio, pur veicolato con il consueto aplomb diplomatico, è dirompente: la sovranità monetaria è oggi il vero motore dello sviluppo polacco, e rinunciarvi significherebbe ingabbiare la crescita.
L’Europa a due velocità (ma al contrario)
Il paradosso, che non sfuggirà agli osservatori più attenti delle dinamiche macroeconomiche, è che la Polonia sta letteralmente superando la maggior parte dei membri storici dell’eurozona. La decisione di mantenere lo zloty, un tempo vista dai vertici UE come una pericolosa anomalia o un fattore di rischio sistemico, si sta rivelando la scelta più saggia e lungimirante fatta da Varsavia negli ultimi due decenni.
La sovranità monetaria sta infatti permettendo al paese di ammortizzare gli shock esterni con una flessibilità che la rigida architettura della Banca Centrale Europea (BCE), ossessionata quasi esclusivamente dal controllo dell’inflazione, non consente ai paesi membri.
“La nostra economia sta andando chiaramente meglio della maggior parte di quelle che hanno l’euro”, ha affermato Domański. Il Ministro ha voluto sottolineare come la decisione sia oggi dettata da un puro pragmatismo economico: “Abbiamo sempre più dati, ricerche e argomenti a favore del mantenimento dello zloty polacco. L’opinione pubblica è a favore della valuta nazionale, ma le ragioni principali per cui non stiamo lavorando all’adozione dell’euro in questo momento sono economiche, non legate alla politica”.
Il valore macroeconomico del tasso di cambio flessibile
Dal punto di vista della teoria economica, il successo polacco è un caso da manuale di efficacia degli stabilizzatori autonomi. Mantenendo la propria moneta, la banca centrale polacca (NBP) ha potuto adeguare i tassi di interesse alle reali esigenze del ciclo economico interno, senza subire passivamente le decisioni prese a Francoforte per le necessità dell’economia tedesca o francese.
Quando si verificano shock esterni, il tasso di cambio flessibile dello zloty funge da valvola di sfogo: un temporaneo deprezzamento sostiene la competitività dell’export polacco senza dover ricorrere alla famigerata “svalutazione interna” (taglio dei salari e austerità) a cui sono stati condannati i paesi dell’Europa del Sud durante la crisi dei debiti sovrani.
È una lezione che Tusk stesso sembra aver imparato. Durante il suo primo mandato nel 2008, l’attuale premier era un fervente sostenitore di un rapido ingresso nell’euro. Tuttavia, osservando il dramma della crisi del debito europeo e i successivi diktat di austerità, il piano è stato saggiamente accantonato. Anche i conservatori del partito Diritto e Giustizia (PiS), che hanno a lungo difeso lo zloty come simbolo di identità nazionale, si trovano oggi nei fatti allineati alle posizioni del governo liberale.
I numeri del miracolo polacco: addio austerità
Due anni fa, il timore dell’élite di Varsavia era quello di restare ai margini di un’Europa a due velocità, confinata nel gruppo dei paesi “minori”. Oggi, la Polonia si trova di fatto nella corsia di sorpasso.
Ecco i punti chiave del successo macroeconomico polacco:
Crescita Record e anticiclica: L’OCSE prevede per la Polonia una crescita del PIL del 3,4% per quest’anno, il tasso più rapido tra i paesi dell’UE, trainato dalla domanda interna e dagli investimenti pubblici (in netto contrasto con la stagnazione della vicina Germania).
Forza della valuta: Dall’ottobre 2023 lo zloty si è rafforzato contro l’euro, segno della fiducia dei mercati internazionali nella gestione dei conti pubblici polacchi.
Soglia psicologica: Il PIL polacco ha superato lo scorso anno il trilione di dollari (mille miliardi), posizionando il paese come la ventesima economia mondiale e allontanandolo definitivamente dallo status di economia emergente.
Confronto Macroeconomico: Polonia vs Eurozona (2024)
| Indicatore | Polonia (Zloty) | Eurozona (Euro) – Media |
| Crescita PIL (Stima OCSE) | +3,4% | +0,8% |
| Flessibilità Monetaria | Piena (Controllo tassi e base monetaria) | Vincolata (Parametri BCE) |
| Strategia di crescita | Sostegno alla domanda aggregata | Vincoli di bilancio / Export-led |
| Tendenza | In forte espansione | Stagnazione / Lenta ripresa |
Il miraggio del G20 e l’asse con gli USA
Secondo i trattati europei, la Polonia sarebbe tenuta, in linea di principio, ad adottare l’euro non appena soddisfatti i criteri di convergenza. Tuttavia, l’obbligo non ha scadenze temporali vincolanti e Varsavia sta sfruttando questa scappatoia legale per rinviare la decisione sine die.
Invece di concentrarsi sull’ingresso in un eurogruppo sempre più asfittico, Varsavia punta ora a un palcoscenico globale. Grazie al superamento del trilione di dollari di PIL, la Polonia rivendica un posto nel G20, il club delle maggiori potenze economiche del pianeta. Domański ha confermato che l’obiettivo è avere un ruolo maggiore sulla scena economica mondiale. Chissà quanti ricordano che l’Italia, con la Lira, puntava ad essere la quarta economia mondiale.
Un’ambizione assolutamente realistica, considerando che il presidente statunitense Donald Trump ha già invitato la Polonia a partecipare al prossimo vertice del G20 a Miami in qualità di osservatore. Questo invito non è solo un riconoscimento economico, ma suggella l’importanza geopolitica di Varsavia come nuovo baricentro militare ed economico del fianco est dell’Alleanza Atlantica.
La lezione che arriva da Varsavia è lampante: la crescita economica passa per la flessibilità, la gestione sovrana della moneta e il sostegno keynesiano agli investimenti, non per le gabbie valutarie e l’austerità dei trattati. E i cittadini polacchi sembrano averlo capito perfettamente: i sondaggi mostrano che una solida maggioranza resta fermamente contraria all’adozione della moneta unica. Una lezione che l’Italia ha voluto dimenticare, pagandone delle conseguenze durissime.








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