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La pandemia da coronavirus e l’economia italiana

 

 

Non serve essere dei fini statistici o economisti per capire che il dilagare di un’epidemia porti necessariamente a un pesante impatto sull’economia di un Paese. Per altro, chiunque sappia guardarsi intorno, lo stiamo vedendo anche nel nostro Paese. Certo, alcune aziende hanno subito i fatti più di altre; in linea generale però gli indicatori dichiarano una diminuzione delle vendite e dei consumi, un elevato numero di aziende in piena crisi, possibilità di crescita ridotte al lumicino. Per tornare ai dati economici da pre pandemia occorreranno vari anni.

L’economia italiana durante la pandemia
Ce ne siamo accorti tutti, chi perché è stato colpito in prima persona, chi invece perché è più fortunato ma lo nota semplicemente spostandosi in città. La diffusione del virus Sars-Cov 2 sta causando già quella che si prefigura come un’importante crisi economica. Certo, il singolo soggetto si può affidare alle info migliori per guadagnare che trova in rete, ma in senso globale è necessario di certo che gli Stati, tutti insieme, cerchino delle soluzioni a breve termine, in modo almeno da tamponare la realtà che tutti possiamo notare. La problematica è correlata soprattutto alla sospensione di alcune attività, dovuta appunto al lockdown, o in italiano confinamento. Nei primi mesi della primavera l’Italia ha chiuso quasi tutte le proprie attività, oltre a impedire i voli aerei, le crociere. In un Paese in cui il turismo rappresenta una fetta importante del PIL nazionale è chiaro che non permettere ai turisti di viaggiare ha ovviamente causato forti problematiche.

Come sta l’Italia oggi
Il confinamento di primavera prima, il soft lock down di autunno poi, insieme alle misure simili che sono state attuate negli altri Stati europei, hanno di certo penalizzato numerose aziende. A partire, come abbiamo detto, dal turismo, per arrivare poi anche ad alcuni settori dell’industria, al commercio, alla ristorazione. Nei fatti una buona fetta dell’imprenditoria italiana ha sofferto un duro colpo, che non sarà facile da recuperare nei prossimi anni. Stiamo parlando di una perdita del PIL che potrebbe superare i 10 punti percentuali, nel corso del 2020. Fortunatamente alcuni settori sembrano tenere, come ad esempio l’ambito farmaceutico, così come l’edilizia, che sembra stia per ricevere un’importante boccata d’aria grazie al super bonus al 110%, che però ovviamente causerà ulteriori uscite allo Stato, senza godere, almeno nell’immediato, di un reale ritorno economico. Alcuni settori inoltre, come ad esempio l’intrattenimento, i trasporti aerei, il turismo e la ristorazione, hanno subito un duro colpo, che varie realtà che non riusciranno a rialzarsi. Si deve poi considerare anche il fatto che numerosi settori industriali sono dovuti ricorrere alla cassa integrazione per diversi mesi, oltre a doverlo ancora fare in questo periodo.

Cosa si può fare: il MES
Tra le varie opportunità messe in campo dalla Comunità Europea, il Mes light sembra quello a cui il Governo sia meno propenso. Si tratta di un trattato a livello europeo che permette agli Stati bisognosi di richiedere un vero e proprio prestito all’intera comunità, ovvero un fondo salva-stati in vigore in Europa dal 2012. Si tratta della possibilità di fruire di un prestito, creato attraverso versamenti da parte di ogni singolo Stato, con una cifra a disposizione pari a 500 miliardi di euro massimi. I fondi sono quindi ingenti e la possibilità di richiederli da parte dell’Italia è già stata ventilata. Nei fatti però sembra che il Governo non caldeggi in modo vivace questa soluzione per una motivazione ben precisa: le condizioni alla base del prestito, che sono considerate particolarmente severe. All’atto pratico tali condizioni andranno contrattate nel momento stesso in cui si richiede il prestito, possono quindi essere differenziate a seconda dello Stato che le pattuisce. Un vincolo particolarmente pesante è anche quello per cui il Paese che non è in grado di restituire quanto dovuto non potrà esercitare il proprio diritto di voto nel consiglio europeo.

Il Recovery Fund
La soluzione che il Governo italiano ha preferito al MES è chiamata Recovery Fund. Si tratta di una nuova soluzione, alternativa e aggiuntiva al MES, posta in atto dai Governi che fanno parte dell’Unione Europea, chiamato ufficialmente Next Generation EU. Questo tipo di fondo è stato pensato appositamente per andare ad aiutare gli Stati maggiormente colpiti dalla pandemia da coronavirus, come ad esempio Italia e Spagna. Ammonta in totale a 750 miliardi di euro, suddivisi in 390 miliardi ci contributi a fondo perduto e 360 miliardi di prestiti. Il fondo prevede comunque che i prestiti e i contributi concessi a uno Stato membro siano utilizzati secondo un preciso piano, che va valutato da parte della commissione Europea. In questo modo la Commissione ha il potere di evitare che il singolo Stato sprechi in modo controproducente quanto ottenuto, ma anche di favorire lo sviluppo a lungo termine di un Paese. Il Recovery fund si configura quindi come una misura volta a stabilizzare la situazione economica, non solo al momento, ma anche per gli anni a venire.


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